La dinastia maledetta Saudita estromette gli iraniani dal pellegrinaggio a Mecca

48

kaaba-mecca-islam

Pellegrinaggio alla Mecca: i sauditi-wahabiti estromettono abusivamente gli iraniani e si rivelano per essere dei falsi-musulmani.

L’Arabia Saudita getta il velo e fa quello che mai si sarebbe creduto possibile: il prossimo pelegrinaggio a Mecca (Hajj) sarà interdetto ai fedeli musulmani iraniani. Le ragioni politico-religiose di questo gesto blasfemo sono evidenti. Infatti, il regno dei finto-musulmani di Riad, ed i loro alleati, non possono più tollerare la santa battaglia degli iraniani che, oltre a combattere in Libano, Yemen e Siria, si battono globalmente sul fronte della difesa del vero Islam da quello spurio e modernista dei wahabiti. Secca la risposta dell’Ayatollah Ali Khamenei, che ha definito i reali sauditi “dinastia maledetta dell’ingiustizia” e “piccoli poveri diavoli al servizio del grande Satana, l’America”. Senza dimenticare l’assoluta incapacità dell’Arabia Saudita di custodire e garantire questo luogo sacro, nel cui pellegrinaggio l’anno scorso perirono quasi 2.500 persone.

(www.repubblica.it) – L’hajj, il pellegrinaggio alla Mecca che rappresenta uno dei cinque pilastri dell’islam, dovrebbe unire tutti i musulmani del mondo. Ma il rito che inizierà sabato 10 settembre sta mettendo in risalto quest’anno la spaccatura profonda fra le confessioni sunnita e sciita, facendo esplodere la rivalità fra Arabia Saudita (il paese che ospita il pellegrinaggio) e Iran. Teheran e Riad sono impegnate in una serie di guerre per procura sui fronti della Siria, dell’Iraq e dello Yemen. Quest’anno, per la prima volta da circa 30 anni, ai pellegrini iraniani sarà impedita la partecipazione all’hajj.
 
Il presidente iraniano Hassan Rohani ha chiesto che a Riad sia tolta la competenza sull’hajj. “I paesi della regione devono coordinare le loro azioni per punire il governo saudita”. Riad sarebbe colpevole di “sostenere il terrorismo e versare il sangue dei musulmani in Iraq, Siria e Yemen”. Il leader religioso di Teheran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha usato toni ancor più coloriti, definendo i reali sauditi “dinastia maledetta dell’ingiustizia” e “piccoli poveri diavoli al servizio del grande Satana, l’America”.

“L’Iran sta disperatamente tentando di politicizzare l’hajj” ha replicato Abdel Latif Zayani, segretario del Consiglio di Cooperazione del Golfo, un’organizzazione di cui fanno parte il regno saudita e le altre monarchie del Golfo. Il gran muftì saudita (una sorta di papa locale) ha lanciato la sua scomunica: “Gli iraniani non sono musulmani. Sono seguaci dei magi” ha detto riferendosi alla religione zoroastriana cui i persiani credevano prima dell’islam, e di cui resta ancora qualche traccia nel paese. La replica di Mohammed Javad Zarid, ministro degli esteri iraniano, è arrivata via Twitter: “Nessuna somiglianza fra l’islam degli iraniani & l’estremismo bigotto dei chierici wahabiti & le prediche dei maestri del terrore sauditi.
 
L’anno scorso, il 24 settembre, durante un momento di ressa del pellegrinaggio, ci fu una strage e a morire fu una maggioranza di pellegrini iraniani (464 su un totale di 2.426). Nella guerra di parole di questi giorni, Khamenei, ha accusato i sauditi di “omicidio” e di “incompetenza”. Riad, temendo che i pellegrini iraniani vogliano sfruttare il rito per manifestare idee politiche e “scandire slogan capaci di perturbare la sicurezza”, come ha accusato l’erede al trono saudita Mohammed ben Nayef, ha negato loro i visti d’ingresso. Il principe si riferiva a un episodio risalente al 1987, quando un gruppo di pellegrini iraniani organizzò una manifestazione di protesta a due giorni dall’inizio dell’hajj. La polizia saudita aprì il fuoco e più di 400 persone, in maggioranza sciiti, vennero uccise. Dopo quell’episodio l’Iran boicottò il pellegrinaggio per tre anni.

A gennaio 2016 Riad aveva rotto le relazioni diplomatiche con Teheran dopo l’attacco della propria ambasciata nella capitale saudita. I manifestanti sciiti erano infuriati per l’esecuzione della condanna a morte, da parte dei giudici del Regno, del loro sceicco

Baqir al-Nimr, uno degli oppositori della dinastia degli al-Saud. Che al loro titolo di “Guardiani dei luoghi santi” – e di leader politici della regione – non vogliono di certo rinunciare.