Zichichi: “Caro Veronesi, ti spiego perché Dio esiste…”

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zichichi-fisicoQueste poche righe sono interessanti per le riflessioni che portano con sé, a prescindere da ogni confessionalismo, da cui si tirano fuori proprio grazie alle evidenze (e non prove, sarebbe forse assurdo provare un qualcosa di metafisico tramite elementi fisici ed anzi è sicuramente più corretto il contrario) che l’autore raccoglie dall’esperienza e dalla natura, la prima delle rivelazioni.
Il carattere ideologico di un scelta come l’ateismo, vero “atto di fede nel nulla”, come dice Zichichi, si presenta come una “religione” esso stesso (tra un miliardo di virgolette) e questo perché solo l’ottusità dei moderni uomini di “scienza” può non cogliere come l’Universo tutto sia dominato da quella legge dell’analogia, da quel“come in alto così in basso” che invece l’autore esprime in maniera semplice ed immediata. Sembra quasi che affondando nei particolari non si colga più l’universale.
Affermare, come fa Veronesi, che i tumori sono la prova dell’inesistenza di Dio, oltre a ribadire questo carattere “religioso” in capo all’ateismo, che cerca continuamente prove per dimostrare il nulla, evidenzia come questo punto di vista sia duale, in un senso veramente grossolano, ed edonista, ma sopratutto infantile ed irresponsabile. Nessun Dio ha mai promesso infatti all’uomo del Kali-Yuga pace e serenità, ma semmai continue occasioni per metterlo alla prova; solo una mente ottusa o infantile potrebbe poi continuare ad immaginare Dio come il “signore buono con la barba che ci osserva dalla nuvoletta” e ce la dà sempre vinta (proprio come fanno questi signori qua, a giudicare dalle loro affermazioni ricorrenti di fronte ad ogni evento spiacevole che purtroppo accade), arrabbiandosi con lui come fa un bambino con un papà quando il “giocattolino” si rompe o gli viene tolto. E’ assurdo contraddire in nome dell’ateismo un’idea di Dio che non è mai appartenuta a nessuna religione, ma solo a qualche sua lettura distorta e materialista, se non faziosa e strumentale.
Accettare i nostri limiti, lavorare su noi stessi per superarli, cercare di vivere in armonia con un qualcosa che evidentemente va ben oltre noi, con le sue leggi ed i suoi ritmi, non può che sembrarci, di fronte a certi capricci, la scelta più responsabile.
(www.liberoquotidiano.it) – “La scienza non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l’esistenza di Dio. L’ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla”.
Antonino Zichichi, il fisico più famoso d’Italia, risponde a Umberto Veronesi che nel suo ultimo libro ha scritto che il cancro è la prova che Dio non esiste. Zichichi, invece, scrive sul Giornale il contrario: il tumore è una questione di cellule, mentre l’universo è la prova che dio c’è.

L’evoluzione culturale – Ecco il ragionamento: “C’è un’altra forma di evoluzione che batte quella biologica: l’evoluzione culturale. L’evoluzione biologica della specie umana non avrebbe mai portato l’uomo a scoprire se esiste o no il supermondo, come facciamo al Cern. Né a viaggiare con velocità supersoniche. Né a vincere su tante forme di malattia che affliggevano i nostri antenati. La nostra vita media ha superato gli 80 anni e le previsioni vanno oltre i cento anni, grazie alla scoperta che il mondo in cui viviamo è retto da leggi universali e immutabili“.

Il caos e la logica – Gli uomini, continua Zichichi, sono gli unici viventi dotati “della straordinaria proprietà detta ragione“. E la scienza ci dice che “non è possibile derivare dal caos la logica che regge il mondo, dall’universo sub-nucleare all’universo fatto con stelle e galassie. Se c’è una logica deve esserci un Autore. L’ateismo, partendo dall’esistenza di tutti i drammi che affliggono l’umanità, sostiene che se Dio esistesse queste tragedie non potrebbero esistere. Cristo è il simbolo della difesa dei valori della vita e della dignità umana. Che sia figlio di Dio è un problema che riguarda la sfera trascendentale della nostra esistenza. Negare l’esistenza di Dio però equivale a dire che non esiste l’autore della logica rigorosa che regge il mondo. Tutto dovrebbe esaurirsi nella sfera dell’immanente la cui più grande conquista è la scienza”.