Visita alla Tomba dei Caduti di Rovetta al Cimitero del Verano di Roma [recensione]

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(www.rsilazio.blogspot.it) – Arriva Settembre portando i suoi crepuscoli, araldo dell’autunno incombente che riporta alla memoria storie, malinconie e rimpianti per intere generazioni; ma anche esempi ed il ricordo di slanci che, per quegli stessi cuori che sanno ascoltare, sentire e amare veramente possono scaldare e riempire gli animi come spesso sanno fare gli ultimi raggi del sole nel dì che muore.

Una di queste storie, come ogni anno, trova la “delegazione Lazio” del Raggruppamento Nazionale Combattenti e Reduci RSI schierata nel ricordo dei giovani, giovanissimi, Caduti di Rovetta, insieme con i combattenti e, anche se solamente sottoforma di lettera cartacea, con il nostro vice presidente Stelvio Dal Piaz, il quale anche se non presente materialmente (ma ne siamo certi, sicuramente in Spirito) ha raggiunto i presenti con la sua parola vergata.

Saluti, abbracci, pianti, risa, parole, celebrazioni, giovani, giovanissimi e chi giovane è stato e magari dentro lo rimane; ma se anche i sentieri si stanno coprendo di foglie morenti che ammantano sempre più le ombre del ricordo di strade, forse migliori rispetto ad oggi, noi non dobbiamo dimenticare il motivo della nostra presenza in questa occasione al Verano. La nostra non è, non vuole, non deve essere una commemorazione di morti, ma una celebrazione di come quei 43 ragazzi hanno vissuto e quindi del perché e per cosa sono morti. Fiori appena maturi, se non acerbi, di quell’Italia e di quei Italiani che hanno amato e che li hanno fucilati, 15 anni il più giovane 22 anni il più grande, hanno vissuto più di tutti noi.

Dalla Gotica al Mortirolo assieme ai loro camerati della “Tagliamento” hanno portato avanti qualcosa di più grande, qualcosa anche troppo grande per le loro giovani spalle, inconsapevoli e spensierati artefici del loro stesso sacrificio a se stessi. Eccoli i nostri esempi, li abbiamo davanti ai nostri occhi tutte le volte che vogliamo, basta solamente la volontà, non solo di ricordare ma di diventare nuovamente l’esempio stesso, noi e tutti quelli che percepiscono ancora vivo il calore di questa fiamma che è la continuità ideale con chi fino in fondo ha potuto gridare al cielo o strozzato in gola: “Non ho tradito!”.