Poesia | Il viaggio dell’anima umana

107

durer cavaliere morte diavolo

Il viaggio dell’anima umana

Essa discese su di te dalle regioni superiori,

quella celebrata, ineffabile, gloriosa, celeste colomba.

Era celata agli occhi di tutti coloro che volevano conoscerne la natura,

eppure non porta velo e sempre appare agli uomini.

Riluttante ti cercò e si unì a te; ma, benché si affligga,

è probabile che ancor di più resisterà a lasciare il tuo corpo.

Si oppose con tutte le forze e lottò e non volle essere vinta in fretta e furia;

eppure si unì a te, lentamente si abituò a questo deserto desolato,

finché dimenticò, come penso, i luoghi dell’infanzia e la sua promessa,

nei giardini e boschetti celesti, che era stata costretta a lasciare.

Finché, quando fu annotata la D della sua discesa verso il basso

e verso la terra, verso la C del suo centro, andò riluttante,

l’occhio dell’infermità la colpì, ed ecco essa fu scagliata

in mezzo alle stazioni di posta e alle case in rovina di questo deserto.

Piange quando pensa alla sua casa e alla pace di cui godeva,

e le lagrime le scendono dagli occhi senza requie né pausa,

e con dolente malinconia ripensa alle cose perdute

a quali tracce della sua casa i quattro venti avranno lasciato.

Spesse reti la trattengono, ed è forte la rabbia in cui

è tenuta prigioniera e impedita dal ricercare l’alto e spazioso cielo.

Finché, quando si avvicina l’ora del volo verso casa,

ed è per essa tempo di tornare alla sfera più ampia,

canta di gioia, poiché il velo è sollevato, ed essa vede

cose che non possono essere osservate da vigili occhi.

Su un’alta cima essa gorgheggia i suoi canti di lode

(poiché anche l’essere più umile può contribuire alla conoscenza).

E così torna, consapevole di tutte le cose occulte del mondo,

mentre nessuna macchia contamina i suoi ornamenti.

Ora, perché in tal modo fu in basso precipitata,

dall’alto nido all’oscuro abisso del più remoto nadir?

Fu Dio a inviarla per qualche scopo sapiente,

nascosta agli occhi inquisitori del cercatore più acuto?

Allora la sua discesa è una penitenza sapiente ma severa,

così che possa apprender le cose di cui non ha mai avuto notizia.

Così è lei che il Fato depreda, mentre la sua stella

tramonta infine in un luogo lontano dal suo sorgere,

simile a un bagliore di fulmine che lampeggiò sui prati,

e, come se non fosse mai esistito, dileguò in un attimo.

Avicenna

tratta dal sito www.heliodromos.it