Esistono il bene e il male?

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sole invictus(tratto da Il Borghese, maggio 2016)

di Michele Lo Foco

Crisippo per gli Stoici riteneva che i cosiddetti mali non siano veramente tali giacché sono necessari all’ordine dell’universo: senza il male non ci sarebbe il bene.

Il neo platonismo fa coincidere il male con il non essere e questa tesi diventa tradizionale nella filosofia cristiana tanto che S. Agostino dice: nessuna natura è male e questo nome non indica altro che la privazione del bene… il male non è sostanza perché, se lo fosse, sarebbe bene.

In assoluto le tesi sul bene e sul male sono di tipo oggettivo quando identificano i due elementi nella loro essenza, e di tipo soggettivo quando riportano la definizione a ciò che soddisfa o non soddisfa i desideri dell’uomo.

La domanda principale che i teologi di stampo cristiano hanno affrontato è come sia possibile che il creatore abbia permesso l’esistenza del male mentre i manichei, contro i quali si accanì S. Agostino, setta di origine persiana che univa influssi orientali e occidentali, ritenevano proprio che l’esistenza fosse una continua lotta tra le forze del bene e quelle del male riunite però nel corpo di un unico ente creatore.

La contrapposizione tra bene come elemento e bene come stato è ancora attuale.

Stare bene vuol dire essere in una condizione che soddisfa la maggior parte delle nostre esigenze, ma non v’ è dubbio che l’esistenza di una fonte d’acqua sia un bene in assoluto per la collettività. Il concetto di bene soggettivo è certamente la negazione dell’esistenza di elementi buoni o cattivi per sé: la morte di una persona è indubbiamente un male, ma diventa un bene per chi eredita i suoi averi, e ciò indipendentemente dal fatto che l’erede sia o non sia legato affettivamente al de cuius.

Un incidente stradale è un terribile male ma un bene per il carrozziere che dovrà riparare l’auto, un terremoto è una sciagura, ma abbiamo memoria della conversazione di alcuni imprenditori edili che ridevano soddisfatti pensando al guadagno della ricostruzione.

Lo Stato moderno ci porta in questa direzione, azioni meschine, addirittura oggettivamente orrende da qualunque posizione le si esamini, diventano tollerabili se non addirittura necessarie: torture, esecuzioni, prigionie, decapitazioni sono degne di lode se effettuate nell’ambito di una regola religiosa o di una guerra tribale, e non sembra che le persone si pongano il dubbio sull’esistenza o meno del bene e del male.

Farsi esplodere e causare la morte di cinquanta persone ti porta addirittura in paradiso, tra gli eletti, e questa è la tomba definitiva del concetto oggettivo a favore di una soggettività esasperata nella quale lo stupro di una bambina di nove anni è un inno ai testi sacri.

È così che negli anni, nonostante la civiltà, nonostante le ricerche scientifiche, nonostante la cultura, purtroppo apparente, il concetto di bene e di male come esclusiva soddisfazione dei propri istinti o delle proprie esigenze ha prevalso e continua a prevalere, in un continuo adeguamento che non conosce né limiti né regole.

Se un tempo, la schiavitù era una categoria sociale, oggi è una realtà sociale: eppure secoli di lotte ci dovrebbero aver svelato che gli uomini sono tutti uguali e che è un bene che lo siano. Evidentemente il termine parità sociale non è un bene oggettivo, ma soltanto alcuni di noi lo ritengono. Parità tra i sessi: sembra un bene oggettivo ma molti ritengono che le donne non debbano guidare, né farsi vedere, addirittura studiare o parlare tra di loro, senza però che queste imposizioni siano considerate un male.

Procediamo su questa realtà: se io nazione occidentale progredita decido che è ora di ripristinare il bene e far uscire le donne di casa e vado a bombardare i nemici della cultura commetto il male? Bombardare in quel caso è un’azione meritevole o biasimabile? Il bene per Kant non è tale se non per un rapporto con l’uomo cioè nei confronti di un interesse che ha l’uomo verso la sua esistenza; ma questo non lo rende soggettivo, non lo identifica col piacere perché a esso è connessa la valutazione della sua efficienza che lo rende «valore oggettivo». Bene pertanto come valore.

Torniamo alla nostra narrativa: bombardare rappresenta un valore? Eliminare il nemico rappresenta un valore, ripristinare l’ordine anche? Se da una parte ho chi bombarda e dall’altra chi vuole punire gli infedeli, il bene e il male dove stanno?

Oggi, diciamolo apertamente, il bene è prerogativa di chi vince, del più forte, di chi può imporre regole e cultura: in democrazia, laddove governi e parlamenti condizionano la vita sociale, concetti etici prendono il sopravvento su altri in dipendenza più di umori generali che di analisi profonda delle ragioni ontologiche. Princìpi come la nascita, il matrimonio, la stessa morte subiscono variazioni nella loro stessa essenza adattandosi alla media delle situazioni: così quello che era il bene non lo è più e quello che era il male non lo è più, sono entrambi un po’ meno e un po’ più di prima.

Ecco il concetto di valore di Kant: è bene quello che costituisce un valore oggettivo, e cosa lo costituisce di più se non quell’elemento che si inserisce nel contesto sociale con una funzione aggregante e di servizio? E cosa è il male se non quell’elemento che disturba il contesto sociale, che va contro corrente, che rende più difficile il conformarsi allo sviluppo sociale?

C’è poi la coscienza: quanto il valore oggettivo corrisponde effettivamente a quello che noi sentiamo profondamente come bene o male se ci mettiamo seriamente ad ascoltare il nostro cuore? Per ora ci limitiamo a ipotizzare che talvolta, spesso, il nostro intimo prende il valore oggettivo come scusa pur sentendo che il bene non abita lì. Abortire è lecito, regolamentato, ma è molto probabile che gran parte delle donne lo ritengano nel loro intimo una azione delittuosa.

Il male non esiste per nulla, scriveva Agostino, non soltanto per Te Signore ma per tutto il Tuo creato, fuori dal quale non esiste nulla che possa irrompere o corrompere l’ordine che vi hai imposto.