Ridateci il cine-panettone!

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Volgari, ripetitivi, piccolo-borghesi: ma sin troppo realistici. I cine-panettoni, aderenti a un’Italia trash e cafona, per carità, ma senz’altro più veri di “Non c’è più religione”, nuova commedia di Luca Miniero, porcata funzionale solo a fare il lavaggio del cervello agli italioti che ancora non credono che l’immigrazione a tutti i costi sia un’opportunità sempre e comunque. Questa spazzatura radical-chic è molto più trash e vomitevole di Boldi che si cerca l’amante di turno o De Sica che parla sguaiatamente in romanesco. Almeno loro non hanno mai avuto la pretesa di ri-educare gli italiano al buonismo catto-comunista del “volemose bene”…

(www.repubblica.it) – 07/12/12 – Il cartello iniziale del film mette in guardia. In questa sala avete 0,65 figli e 2,83 cellulari a testa. Non c’è più religione, la nuova commedia di Luca Miniero (Benvenuti al Sud, Benvenuti al Nord, Un boss in salotto) parte da questo dato: la natalità in Italia è assicurata dalla nascita dei figli degli immigrati. È così nella piccola isola di Porto Buio, nel mezzo del Mediterraneo, da anni non nascono più bambini, l’ultimo nato è diventato, oggi, un adolescente con i brufoli, i baffetti e decisamente sovrappeso. Il paese dovrà trovare al più presto un neonato da mettere nella mangiatoia per assicurare il presepe vivente con cui l’isola é diventata famosa.

Il neosindaco Cecco (Claudio Bisio), rientrato sull’isola pochi mesi prima dopo una disastrosa carriera politica al Nord, farà di tutto per convincere Suor Marta (Angela Finocchiaro) ad accettare l’offerta dalla comunità araba, che sta appena al di lá dal mare, di un loro bebè come novello Gesù Bambino. Nell’impresa sarà anche coinvolto Marietto (Alessandro Gassmann), ora Bilal convertito per amore di una bella ragazza musulmana (Nabiha Akkari), che metterà una serie di condizioni perché il prestito venga fatto. Dalla condivisione del Ramadan all’uso della Chiesa a giorni alterni, la via per la convivenza tra religioni in commedia è fatta di equivoci, pregiudizi e cliché che fanno sorridere ma forse anche un po’ riflettere.

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E le persone, i personaggi di questo film, raccontano una storia corale costruita sui tre amici di infanzia (Bisio, Finocchiaro e Gassmann) che si ritrovano dopo aver fatto percorsi diversi. “Cecco è un ottimista laico, per 40 anni ha vissuto al Nord e ora é tornato all’isola con uno slancio positivo che può essere visto come opportunistico, ma che in realtà nasconde anche un interesse, una curiosità reale per l’altro – dice Bisio – in un dialogo che poi abbiamo tagliato, Cecco prometteva agli arabi una Moschea ma questi gli rispondevano: ‘Sono le solite promesse dei politici: la Chiesa c’é, ci può ospitare tutti'”.

E così il film, scritto prima della domenica di condivisione tra cattolici e musulmani, è in qualche modo profetico e racconta un mondo non così lontano da quello reale. “Conosco un parroco in Veneto che ospita i musulmani – racconta Gassmann – il mio Marietto/Bilal é un personaggio buffo che si diverte a spaventare i luoghi comuni, io sono convinto che una risata ci salverà. Il paradosso, la commedia di situazione, non la semplice battuta di parola, è il tipo di ironia che può rendere utile un film”.