A Francesco Giuseppe Imperatore, nei 100 anni dalla morte

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di Emilio Del Bel Belluz

Sono passati cento anni dalla morte dell’ Imperatore Francesco Giuseppe, era il 21 novembre del 1916, un giorno che il mondo non avrebbe dimenticato. La Grande Guerra era al suo culmine, sui campi di battaglia si moriva ogni giorno, con una violenza che ritroviamo in tutte le guerre. Il  vecchio Imperatore che stava governando dal 1848, era ben conscio che le sorti della guerra non erano favorevoli all’Austria, lui quella guerra l’aveva affrontata da vecchio essendo nato a Schonbrunn il 18 agosto del 1830, dall’arciduca Francesco Carlo, secondogenito dell’imperatore Francesco II, e dell’arciduchessa Sofia, figlia del re Massimiliano di Baviera.

Era salito al trono nel 1848, appena diciottenne in seguito all’abdicazione dello zio, l’imperatore Ferdinando. L’Europa era un focolaio di rivolte e di tumulti. Anche Vienna fu teatro di una rivolta, che si sarebbe propagata a Cracovia fino a raggiungere in autunno i possedimenti estremi dell’impero, seminando morte e distruzione. Alcuni mesi dopo la sua incoronazione scoppiò la terribile insurrezione degli Ungheresi, che sarebbe durata 10 mesi e richiese l’intervento russo per essere placata. Il giovane Francesco Giuseppe era un imperatore-soldato che aveva combattuto in Italia seguendo le sue truppe per domare i focolai della rivolta.

Sposò nel 1850 Elisabetta, l’ultima figlia del Duca di Baviera Massimiliano di Wittelsbach ed ebbe da lei quattro figli: Sofia, Gisella, Rodolfo e Maria Valeria, dieci anni dopo. L’esistenza della sua famiglia fu turbata da lutti. L’amata moglie Elisabetta fu assassinata nel 1898 dall’anarchico italiano Luigi Lucheni. Rodolfo, l’arciduca ereditario, morì tragicamente suicida nel 1889. Il nipote ed erede al trono Francesco Ferdinando fu ucciso a Sarajevo nel 1914 dallo studente Princip. Il fratello Massimiliano, imperatore del Messico, era stato fucilato a Santiago de Querétero nel 1867 dagli oppositori repubblicani.

La Grande Guerra scoppiò  in seguito all’attentato effettuato dal serbo Princip che aveva ucciso l’arciduca Francesco Ferdinando e la principessa Sofia. L’erede designato quale successore al trono si trovava in Bosnia da poco annessa all’Impero per assistere alle manovre militari. Questo lutto fu un ulteriore dolore che Francesco Giuseppe dovette affrontare. Il 20 novembre del 1916 le condizioni cliniche dell’imperatore Francesco Giuseppe peggiorarono, l’infiammazione bronchiale che lo aveva interessato negli ultimi tempi era degenerata in polmonite. Nonostante questo, l’imperatore era incollato allo scrittoio perché aveva delle pratiche importanti da sbrigare, tra cui la firma sull’atto di grazia per una infanticida. Ma le sue mani tremanti e deboli non riuscivano a reggere la penna, allora chiese all’Aiutante di passargli una matita e così riuscì a firmare la grazia.

La mattina del 21 novembre la febbre era salita, ma lui si mise allo scrittoio alle tre e mezza, ancora prima del solito, per compensare la lentezza del suo operato. Ricevette la Comunione e la visita dell’erede al trono con la moglie, ai quali disse che sperava di guarire presto perché non aveva tempo per le malattie. Alle sette di sera fu messo a letto e disse di essere svegliato, la mattina successiva alle tre e mezza, per continuare il suo lavoro. Ma nelle ore successive si spense lentamente come una candela. Tutti sapevano che con la sua morte la monarchia era destinata a finire. I due anni successivi dal 1916 al 1918 rappresentarono un declino storico, e nello stesso tempo si erano formati i nazionalismi. Con la fine della guerra l’impero Austro-ungarico si sgretolò. Appariva impossibile pensare che potesse esistere un’epoca senza l’imperatore, senza la sua figura così carismatica.

Negli anni che trascorsi come universitario a Trieste, ebbi modo di sentire che il ricordo di questo Imperatore esisteva ancora. Una volta conobbi una signora avanti con gli anni che mi mostrò la sua casa evidenziandomi due fotografie raffiguranti, una l’Imperatore Francesco Giuseppe e l’altra il suo successore l’imperatore Carlo D’Asburgo. Vi era inoltre una terza foto con dei fiori posti accanto. La signora mi spiegò che quel giovane ufficiale era il suo fidanzato che non era più tornato dalla guerra, ma che lei continuava ad amarlo. Un raro esempio di fedeltà che mi rimase dentro.

Alcuni anni fa, lessi una lettera che era stata inviata al Corriere della Sera, nella rubrica tenuta da Sergio Romano. Essa diceva: “Caro Romano, mio nonno raccontava che negli anni trenta in Istria, ancora molte persone conservavano un grande rispetto per l’Austria. Ricordava spesso che tra la popolazione di etnia italiana e croata si contavano diverse famiglie che, in una stanza della propria abitazione, accendevano un lume davanti alla fotografia di Francesco Giuseppe. A mio avviso, questo ricordo incancellato dell’imperatore affondava le radici nel riconoscere che l’amministrazione austriaca sapeva gestire la cosa pubblica in modo corretto e onesto…” (Carlo Radollovich).

La figura dell’imperatore viene tutt’ora ricordata in Italia nel giorno dell’anniversario della sua nascita, assieme a tutti i caduti delle guerre. Per i cento anni della sua morte sono state allestite delle mostre a Vienna per ricordare la figura di questo sovrano. C’è una poesia di Hugo von Hofmannstahl che riassume molto bene lo scorrere del tempo per il sovrano imperatore. “C’è una cosa che non si è compresa a fondo/ E assai più tremenda di quanto si possa lamentare:/ Che tutto scivola e scorre via.. / E poi che io esistevo anche un secolo fa/ e i miei antenati nel loro sudario/ sono parte di me, come i miei stessi capelli.”

L’autore Franz Herre nel libro – Francesco Giuseppe scriveva : “ Del giovane Francesco Giuseppe era stato detto che tutto gli scivolava addosso come sul marmo, ma il flusso del tempo, l’inesorabile scorrere degli anni, lo avevano logorato e ora cominciavano ad indebolirlo. Elisabetta aveva lasciato tutto questo, giaceva nella sua cassa di metallo nella Cripta dei Cappuccini e aspettava la resurrezione. In un angolo non troppo frequentato del Volksgarten le era stato eretto un monumento che la immortalava nella pace marmorea tra ninfee e pesci rossi: lo stile floreale indicava che mentre un secolo era alla fine, ne stava sbocciando un altro”.