Legionari Ion Moța e Vasile Marin: Presenti!

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13 Gennaio 1937 – 13 Gennaio 2017

di Fabrizio Pusceddu

Esattamente 80 anni e poche ore fa, la Ventunesima Compagnia della Legione Straniera Spagnola si trovava acquartierata a Majadahonda, a 15 km da Madrid. Le truppe repubblicane, supportate dalle brigate internazionali, ivi concentravano i carrarmati, l’artiglieria pesante e il grosso della fanteria, al fine di tentare una manovra di sfondamento delle linee dell’Esercito guidato dal Generalissimo Franco. Tra le fila della Veintiuna si trovavano Ion Moța, Gheorghe Clime, Nicolae Totu, Vasile Marin, il prete Ion Dumitrescu Borșa, Bănică Dobre e il Principe Alexandru Cantacuzino, sette comandanti Legionari – il viaggio costava e le autorità governative romene erano restie a schierarsi apertamente – chiamati a rappresentare l’odio e l’avversione di un intero Paese nei confronti del bolscevismo ma soprattutto a difendere i valori della Tradizione e il proprio Credo.

“Si sparava con il mitra nella faccia di Cristo. La cristianità mondiale tremava. Potevamo stare noi senza fare niente?”

j-moza-apostolo-della-rivoluzione-spirituale-romenaIl 24 novembre 1936 la delegazione era partita dalla Gara de Nord di Bucarest e, passando per Germania, Polonia, Francia e Portogallo, compiendo anche una traversata nell’ignoto Oceano, arrivava il 5 dicembre nei pressi di Salamanca. Arruolati nel Tercio de Extranjeros, i 7 rifiutavano i gradi di ufficiali che spettavano loro di diritto ed entravano subito nel vivo della guerra, fianco a fianco con i soldati semplici.

Conobbero la guerra, quella vera.

Sarà Cantacuzino a ricordare il sacrificio di Moța e Marin, colpiti a morte quel 13 gennaio 1937 nella loro trincea da un pesante proiettile d’artiglieria dopo una furiosa battaglia. Moța, che all’epoca era di fatto il vice-capitano della Legione, perì con il tricolore romeno sotto la giacca della divisa, bandiera che avrebbe voluto sventolare per le vie di Madrid liberata.

L’eco che ebbe nell’intero Paese la morte dei due eroi fu impressionante ed è riportato ovunque.

Dopo aver ricevuto gli onori militari in Germania, le due salme furono trasportate da un convoglio funebre per tutta la Romania. Centinaia di migliaia di persone resero loro omaggio.

Alla cerimonia funebre tenutasi l’11 febbraio nella chiesa di Sant’Ilie-Gorgani a Bucarest, e concelebrata da quasi un centinaio di sacerdoti guidati dal metropolita Nicola di Transilvania, parteciparono sedicimila legionari e poco più di un centinaio di migliaia di romeni accorsi da tutto il paese, oltre a delegazioni da Italia, Germania, Spagna, Portogallo e addirittura dal Giappone. Nae Ionescu, Mihail Manoilescu, Mircea Eliade celebrarono il sacrificio di quelli che anche Nicolae Iorga, strenuo avversario della Legione, appellò doi băieţi vitejidue ragazzi valorosi”.

Corneliu Zelea Codreanu l’8 gennaio 1938, pochi mesi prima del suo brutale assassinio, invitava così i suoi seguaci a ricordare il suo Camerata, col digiuno e la preghiera:

“Camerati

Si avvicina il giorno del grande sacrificio. In questa data un anno fa Ion Moța e il suo camerata Vasile Marin si preparavano alla morte. Cari camerati, legionari di tutta la nazione, avvicinatevi, con l’anima pura, al santo sacrificio per Cristo di Moța e Marin a Majadahonda. Dedicate questo giorno al digiuno e alla preghiera nelle chiese. Fate in questo giorno le preghiere per tutti i nostri defunti cosi come ha voluto Moța nel suo testamento: “Voglio essere sepolto insieme a tutti i miei compagni caduti nella lotta per la fede Legionaria”. Fate sì che questo giorno passi senza disturbi, senza rumori e senza turbamenti, così da poter vivere il profondo dolore e l’angoscia delle nostre anime. Non date adito agli eventi in tutto il mondo, ma allontanateli, sforzatevi affinché il mondo possa non vedervi. Viviamo in noi questo giorno, ricordate quello che ha lasciato Moța. Niente di quello che è al di fuori di noi dovrà interessarci.

Legionari, preparatevi e diffondete fino all’ultimo villaggio.”