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Esporre cadaveri in una mostra è OK. Farsi un selfie con loro, è immorale.

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real-bodies-cadaveri-morteDue pesi e due misure, o sarebbe meglio parlare di “una doppia morale”. Tre ragazze bolognesi sono state, infatti, allontanate dall’esposizione “Real Bodies” (mostra che espone cadaveri veri, sezionati e posizionati in pose “plastiche”) e costrette a cancellare gli scatti sotto accusa. In caso di diffusione sui social loro (e soltanto loro!) saranno chiamate a rispondere per atti osceni in luogo pubblico e vilipendio verso i cadaveri… Con buona pace dei curatori della mostra che invece non rischiano nulla, anzi, semmai avranno nuova audience. Soprattutto, in caso di pubblicazione delle foto, le tre ragazze rischiano l’accusa di violazione del copyright: perché non è un problema esporre cadaveri in pubblico e farne uno strumento commerciale, per il mondo moderno è immorale violare l’altrui proprietà intellettuale.

(www.repubblica.it) – 25/01/2017 – Milano, selfie a sfondo sessuale con i cadaveri di Real Bodies: tre ventenni rischiano la denuncia. 

Le amiche, tutte bolognesi, sono state allontanate dall’esposizione e costrette a cancellare gli scatti sotto accusa. In caso di diffusione sui social saranno chiamate a rispondere per atti osceni in luogo pubblico, vilipendio verso i cadaveri e violazione del copyright.

Un selfie ardito, una bravata senza pensare al contesto né alle conseguenze. Tre amiche bolognesi di circa vent’anni in visita alla mostra ‘Real Bodies’ in corso a Milano sono state allontanate dal percorso espositivo dopo esser state beccate mentre si fotografavano in pose provocatorie, mimando gesti erotici inequivocabili, anche toccando i genitali di uno dei corpi plastinati che fanno parte della mostra. Le tre però sono state sorprese da una delle guide che ha avvisato la security.
 

Inizialmente le tre ragazze l’hanno presa un po’ alla leggera: “Non abbiamo spostato nulla, solo qualche foto e una palpatina qua e là” hanno detto scoppiando a ridere. Poi i responsabili dell’esposizione hanno chiarito meglio il pericolo contro cui stavano andando: una denuncia per atti osceni in luogo pubblico, vilipendio verso i cadaveri e violazione del copyright che protegge dalla riproduzione le immagini dei corpi (sono 350 quelli in mostra, comprendendo anche gli organi).

“Siamo stati costretti a cacciarle dalla mostra seppure non avessero ancora terminato la visita” spiegano i vertici della società Venice Exhibition che ha allestito l’evento “fortunatamente hanno acconsentito a fornirci le generalità e a cancellare dai loro telefonini tutte le foto scattate di cui abbiamo copia, con la promessa che, se una soltanto di queste immagini, o altre di questo genere sfuggite al controllo, dovesse venir pubblicata nei social network o dovunque, ritraendo i plastinati all’interno della mostra, partirà una denuncia contro di loro che avrà conseguenze”.

Senza contare altri provvedimenti che la produzione della mostra sta comunque valutando a prescindere, anche solo in via di precauzione: tra cui una minuziosa analisi dei plastinati ritratti nelle “foto spinte” per verificare che non siano stati danneggiati. Ancora i responsabili spiegano che la segnalazione di quanto stava avvendendo è partito da alcuni visitatori che si si sono rivolti al personale di reception. A lamentarsi è stata, in particolare, “una visitatrice che fa l’insegnante in un liceo milanese, rimasta un po’ interdetta di fronte al comportamento troppo esuberante di quelle ragazze che al suo passaggio nella sezione dedicata agli sport erano più volte scoppiate a ridere facendo gesti strani e nascondendosi imbarazzate fra i corpi plastinati mentre accennavano a scattarsi foto col telefonino”.