Il ricordo dell’esodo e dei massacri in Istria e Dalmazia

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trieste foibe

di Emilio Del Bel Belluz 

Nel quotidiano Il Secolo–La Sera – del 19 gennaio 1944 viene riportato un articolo dal titolo: ”I massacri in Istria e Dalmazia perpetrati dagli slavi comunisti” che richiama gli avvenimenti incominciati già nel 1943. L’assenza delle istituzioni a Basovizza ha rattristato e infastidito i familiari delle migliaia di vittime e di quelli che dovettero fuggire dalle terre che avevano abitato per una vita sotto le minacce dei comunisti titini. La storia di questo grande dramma non è ancora materia di insegnamento nelle scuole. La volontà di chi ci governa non è stata usata per promuovere delle iniziative nazionali, come invece è avvenuto per ricordare la  Shoah. Lo stesso vale per gli attori, i presentatori che presenziano ogni giorno il mondo della radio e delle televisione, ma non hanno volutamente trovato il modo di ricordare quella tragedia. A scrivere la storia saranno sempre quelli che hanno vinto. Anche lo scorso anno la giornata del ricordo fu molto dimenticata, anche dai quotidiani nazionali, con qualche eccezione e oggi la storia si ripete. Quello che dispiace è che i morti non abbiano pari dignità  e si cerchi di far perdere le tracce di questo periodo. Spesso mi chiedo perché  questo silenzio, perché si faccia dell’oscurantismo su questa drammatica vicenda, eccetto qualche giornale conservatore che ha ricordato questa immane tragedia. 

Trascrivo  l’articolo:

“I massacri in Istria e Dalmazia perpetrati dagli slavi comunisti” – Le 471 vittime saranno solennemente ricordate.  “ Il segretario del Partito  Fascista Repubblicano comunica: Per disposizione del Duce il trenta gennaio le  Federazioni  fasciste repubblicane promuoveranno la celebrazione dei nostri Caduti in Istria e Dalmazia, fronte al comunismo partigiano. Messe solenni di suffragio e rievocazioni celebrative affidate a combattenti consacreranno il perenne ricordo dei  Martiri vindice spirito di riscossa delle nostre schiere e di tutto il popolo. Giovane è il fascismo repubblicano ma già lungo è il suo martirologio. In esso la pagina Istriana e Dalmata rifugge di tragica luce, ed occorre che gli italiani ne abbiano intera la riconoscenza. all’indomani dell’otto settembre 1943, mentre la capitolazione regia tentava di inabissare per sempre nel disonore la patria e il fascismo rinasceva nella persona dei suoi fedeli insorgenti nella marea del tradimento, da Cattaro al Goriziano si scatenava la furia delle bande slavo- comuniste contro le camicie nere, contro gli italiani in genere. Due volte traditori, gli ufficiali  badogliani gettarono le armi in balia della plebaglia straniera e nemica, e abbandonarono alle sevizie e all’assassinio centinaia di famiglie della nostra razza. Non ancora le foibe hanno finito di rilevare la entità del massacro bolscevico sulla sponda adriatica. Non ancora si sono potuti raccogliere i dati relativi ad alcune zone infestate dal brigantaggio, l’elenco di 471 nomi, tra i quali 349 di istriani, non è pertanto completo ed anzi non può purtroppo considerarsi se non come un primo elenco. Gli italiani lo leggano e lo meditino: vedano come l’odio comunista non risparmi alcuno. Operai, contadini, professionisti, intellettuali, proprietari sono stati  egualmente e spietatamente perseguitati. I fascisti sono i primi e i più numerosi nell’olocausto. Ma la barbarie bolscevica oltrepassa ogni distinzione politica e identifica quale obbiettivo di tortura e di distruzione fisica tutto ciò che è italiano. Da questi elenchi come da quelle foibe sorge perciò un imperioso monito: alle armi a fianco dei difensori germanici della civiltà europea contro i comunisti moscoviti e contro gli alleati che tentano di aprire le porte del continente. 

L’elenco dei nomi di queste centinaia e centinaia di connazionali e camerati è un terribile atto di accusa,  senza la minima possibilità di attenuanti, contro la nera barbarie delle bande slavo comuniste è un monito purtroppo raccapricciante ma eloquentissimo  per tutti coloro che oggi credono di poter esimersi da tener fede alla propria italianità. Contadini, insegnanti, operai, medici, manovali, autisti, vigili urbani, ingegneri, negozianti, portalettere, impiegati, panettieri, levatrici, donne di casa, fattorini, agricoltori, muratori, commercianti, carbonai, barcaioli, avvocati, sarti, braccianti, scalpellini, tutta gente inerme, pacifica, laboriosa, ecco le vittime dell’odio slavo-comunista cui il tradimento badogliano aprì improvvisamente le porte delle nostre città e borgate della Dalmazia e dell’Istria. Padri e madri di famiglia aggrediti nelle loro case insieme con la loro figliolanza, trucidati, denudati, martoriati, seviziati e gettati alla rinfusa nelle tragiche foibe. Di che cosa erano colpevoli? di essere, non diciamo fascisti, Ma puramente e semplicemente italiani. A questi martiri  che non vollero neppure di fronte alla selvaggia minaccia rinnegare la loro italianità e il loro credo fascista, a questi caduti che affrontarono con coraggiosa fierezza  il martirio e la morte, quali scolte della fede e sentinelle di italianità il  Partito renderà solenni onoranze e ne consacrerà la memoria insieme con quella di tutti gli altri caduti della Rivoluzione e della guerra. Di questa guerra nella quale dobbiamo continuare a combattere perché sia assicurata l’indipendenza e la grandezza della nostra Patria.” Articolo non firmato.