Foibe: quando non c’è mai fine alla vergogna

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trieste foibe(a cura della Redazione di AT)

Dopo aver sottolineato qualche giorno fa l’indecoroso comportamento delle massime cariche dell’italietta repubblicana, Mattarella e Grasso, che non hanno ritenuto necessario onorare con la loro presenza fisica i martiri delle foibe e gli esuli istriani, dalmati e fiumani, vi mostriamo oggi in quale modo il Tg3, che non merita di certo presentazioni circa il ruolo ideologico che svolge  da decenni sulla televisione pubblica, ha ritenuto di presentare il Giorno del Ricordo nell’edizione delle ore 14,20 del 10 febbraio scorso.

Nel video che vi presentiamo, al minuto 16:23 circa, inizia il servizio giornalistico in materia, posizionato ovviamente nella seconda parte del notiziario, come avviene peraltro ogni anno, per non dargli un risalto eccessivo. Dopo l’incipit iniziale, in cui c’è spazio pure per un estratto dello sciapo, retorico predicozzo della Boldrini alla Camera, si sentono pronunciare le seguenti parole:

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d5521905-14f8-44c1-83c1-35dfc22a18c1.html

Tra ‘43 e i ‘47 la Yugoslavia di Tito SI VENDICA degli Italiani di Istria e Dalmazia ASSIMILANDOLI AI FASCISTI, BOLLANDOLI TUTTI, SENZA DISTINZIONI, COME NEMICI DEL POPOLO. Saranno oltre 10.000 i caduti, uomini e donne giustiziati e gettati nelle cavità presenti sul Carso, formazioni naturali trasformate in fosse comuni dalla catena di esecuzioni di massa. Figli di TERRITORI CONTESI, VITTIME DELLE RAPPRESAGLIE DELLA STORIA prima, ed esuli poi (…)”.

Insomma, niente di nuovo a sinistra: la tragedia delle foibe fu una ritorsione, una vendetta, una rappresaglia per le violenze ed i soprusi subiti ad opera dei soliti “nazifascisti” … i poveri partigiani di Tito, notoriamente degli angioletti, accecati da tanta sofferenza hanno “assimilato” gli italiani ai “fascisti nemici del popolo”! Eh sì, quel fantomatico “popolo” che sotto i regimi di socialismo reale è sempre stato il grande protagonista! Beh, si sa: quando la violenza è provenuta o proviene da sinistra, è sempre giustificata da qualcosa di sano e di superiore!

Elena-Cace-copertina-libro-Foibe-ed-EsodoRicordiamo allora le paroline dell’ex braccio destro di Tito e poi dissidente Milovan Gilas, che quantificò in circa 30.000 persone il numero delle vittime delle foibe (ovviamente il Tg3, nel dubbio, si tiene un po’ bassino… a sinistra peraltro c’è spazio per riduzionisti o negazionisti ben peggiori) aggiungendo poi: “Li ammazzammo, non perché fossero fascisti, ma perché erano italiani”.

Capito? Qualcosa non torna? E’ stato d’altronde provato che l’intenzione principale degli sgherri di Tito era quella di attuare anche una pulizia etnica in favore dei popoli slavi che avanzavano verso Occidente, che avrebbe dovuto comportare il massacro dei tedeschi ad Est dell’Oder e degli Italiani sulla sponda orientale del Mar Adriatico. Ma come, la sinistra che si riempie sempre la bocca di strali contro razzisti, xenofobi, ecc. ecc. ora non parla di pulizia etnica, ma fa riferimento ad una sorta di “pulizia ideologica”, che sembra quasi approvare? Come dire, i partigiani titini scambiarono tutti per fascisti, sbagliando; ma sembra quasi di intendere che laddove si fosse trattato di veri fascisti, la “rappresaglia” tutto sommato era lecita? Ah, già, la sinistra… quella del famoso “uccidere un fascista non è reato”… tutto torna. 

Poi, tanto per gradire, ricordiamo anche, a chi si riempie la bocca oggi a sproposito di parole come “profughi”, “accoglienza”, “integrazione”, e via dicendo, cosa scriveva L’Unità, il giornalino dei compagni intellettuali sempre primi della classe, nell’edizione del 30 novembre 1946, a proposito degli esuli cacciati da Istria, Dalmazia, Fiume:

Ancora si parla di ‘profughi’: altre le persone, altri i termini del dramma. Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi“.

Capito cosa scrivevano i compagni? D’altronde, cosa aspettarsi da chi salutò la morte di Stalin scrivendo sul suddetto giornalino: “Gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e il progresso dell’umanità”?

E ricordiamo ancora, sempre a tema, come la sinistra dei lavoratori, dei poveri, del “popolo”, e via dicendo accolse i 350.000 profughi. A Trieste, si gridavano a gran voce slogan del tipo: “Fuori i fascisti da Trieste!”, “Viva il comunismo e la libertà!”, in un tripudio di bandiere rosse e striscioni che inneggiavano a Stalin, Tito e Togliatti. Nei porti di Bari, Venezia, Ancona, i comunisti locali accolsero i disperati con insulti, fischi e sputi, e peraltro a tutti vennero prese le impronte digitali.

A La Spezia, dove fu allestito un campo profughi, un dirigente della Camera del Lavoro genovese durante la campagna elettorale dell’aprile 1948 disse candidamente: “In Sicilia hanno il bandito Giuliano, noi qui abbiamo i banditi giuliani”.

Nella stazione ferroviaria della rossa Bologna, invece, i ferrovieri, aizzati dall’immancabile sindacato locale, per impedire che un treno carico di profughi proveniente da Ancona potesse sostare in stazione, minacciarono lo sciopero. Il treno, ovviamente, non fu fatto fermare ed ai poveretti che vi viaggiavano fu impedito di ristorarsi presso la Pontificia Opera di Assistenza locale, nonché di ritirare il latte che era stato raccolto per le donne e i bambini affamati.

Questa è un’altra bella pagina della sinistra nostrana, quella eticamente superiore, quella che sale sui pulpiti per giudicare gli altri dall’alto al basso, quella che sotto sotto strizza l’occhiolino ai partigianelli titini, che, poverini, si ERANO VENDICATI …

Ancora una volta gridiamo a gran voce: Vergogna! Vergogna! Vergogna!