Ue multa in maniera ridicola Facebook in cambio della privacy dei suoi iscritti, per aver collegato account Whatsapp

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Facebook ha mentito alla UE, per due volte, dichiarando che mai avrebbe collegato gli account del celebre social network a quelli della neo-acquisita Whatsapp. Dopo averlo fatto, dunque, Facebook è stata oggi multata dalla UE: ma si tratta veramente di una ammenda punitiva? No. Sembrerebbe, piuttosto, una compravendita tra due parti e non la sanzione di un ente (la UE) preposto alla tutela dei diritti dei suoi cittadini.
Infatti, si osservi che in primo luogo la sanzione non ha alcun effetto retroattivo sull’autorizzazione all’acquisizione concessa nell’ottobre del 2014: quindi Facebook ha potuto comprare Whatsapp promettendo di non assimilare gli account e, dopo averlo fatto, paga una semplice sanzione. Secondo, l’ammontare (ridicolo) della sanzione. Infatti, la Commissione UE avrebbe potuto comminare una sanzione in grado di raggiungere l’1 per cento del fatturato complessivo della società che ha violato le norme: nel caso specifico, prendendo il bilancio del 2016 di FB, si sarebbero potuti superare i 250 milioni di multa. La UE, invece, ha pensato bene di mitigare la sanzione (!!?) a 110 milioni di Euro, e cioè la metà di quanto sarebbe stato dovuto, visto l’atteggiamento collaborativo di Facebook durante il procedimento.
Non è dunque di una multa, ma di una “compravendita” in piena regola che bisogna parlare, o sarebbe forse meglio parlare di una “svendita” visto il magro bottino! Zuckerberg, intanto, ringrazia.

(www.repubblica.it) – 19/05/2017 – L’Antitrust Ue ha deciso di infliggere una maxi-multa da 110 milioni di euro a Facebook per aver fornito informazioni fuorvianti nel momento dell’acquisto di Whatsapp, l’applicazione di messaggistica per smartphone, avvenuto nel febbraio del 2014 per la bellezza di 19 miliardi di dollari.

Proprio in quei giorni, il social network creato da Mark Zuckerberg aveva assicurato alla Commissione Ue di non poter collegare gli account Facebook con quelli di Whatsapp. L’informazione – lamenta Bruxelles – è stata messa nero su bianco due volte: sia nella notifica dell’operazione, che in una risposta a una richiesta di informazioni specifica della Commissione. Invece nell’agosto del 2016, aggiornando i termini del servizio, ha proprio disposto il collegamento tra i numeri di telefono della chat e i profili del social network. Nel dicembre successivo Bruxelles ha chiesto spiegazioni su questa novità e ha indagato, scoprendo che già nel 2014, quando venne chiuso il deal, ai tecnici del social era ben presente la possibilità di realizzare questo incrocio di dati. Pur avendo sostenuto l’esatto contraro.

Ecco perché è stata staccata la sanzione, che comunque non ha alcun effetto retroattivo sull’autorizzazione all’acquisizione concessa nell’ottobre del 2014. Si tratta di “un chiaro segnale alle società che devono rispettare le regole Ue, incluso l’obbligo di fornire informazioni corrette”, ha dichiarato la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager.