Questo italiano non va riscattato?

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Arriva il secondo video di Zanotti, imprenditore italiano rapito in Turchia e ora in mano ai ribelli ‘moderati’ siriani (quelli tanto amati dagli occidentali, nemici di Assad, compari di Daesh e finanziati – per dirne alcuni – da USA e Turchia).
VI ricordate quelle viziate ragazzine, Greta e Vanessa, che – credendo di aiutare un fantomatico popolo siriano in rivolta contro regime – finirono sequestrate e maltrattate da ribelli siriani che le liberarono solo quando il governo italiano sganciò milioni su milioni?
Ma Zanotti non merita di essere riscattato? No, lui non voleva far cadere Assad, era in Turchia per lavoro. E sopratutto non ha il visetto carino per finire in prima pagina. Allora, secondo il nostro governo Zanotti vale forse qualche centinaio di euro?
(www.repubblica.it) – 26/05/2017 – Dodici secondi. È la durata di un nuovo video, diffuso nelle ultime ore, in cui riappare Sergio Zanotti, il 57enne imprenditore bresciano scomparso ad aprile del 2016 e da più parti indicato come rapito in Siria da gruppi legati ad al Qaeda. Zanotti, con la barba lunga e una t-shirt azzurra, appare in ginocchio in una stanza spoglia: “Oggi è il primo maggio. Mi chiamo Zanotti Sergio. Questo è il secondo richiamo che mi lasciano fare”, afferma. Alle sue spalle due uomini a volto coperto, vestiti di nero e con in braccio un fucile.

Il filmato, che stando alle parole pronunciate da Zanotti è stato girato quasi un mese fa, è apparso nelle ultime ore sul canale Youtube Abu Jihad. È l’unico video presente sul canale. Sul rapimento dell’italiano la Procura di Roma negli scorsi mesi aveva aperto un fascicolo per il reato di sequestro di persona a scopo di terrorismo. Il video è stato acquisito e si trova adesso al vaglio dei carabinieri del Ros.

Zanotti era apparso per la prima volta in video a novembre scorso. Il link del filmato era stato pubblicato inizialmente dal sito ucraino filo-russo News-Front. Anche in quel caso si era trattato di un video di brevissima durata: 16 secondi. Zanotti appariva in ginocchio in un campo di ulivi con alle spalle un uomo incappucciato e armato di fucile. In quell’occasione l’imprenditore originario di Marone affermava di essere prigioniero in Siria “da sette mesi” e chiedeva l’intervento del governo italiano per evitare una sua “eventuale esecuzione”.

Non è tuttavia la prima volta che il nome “Abu Jihad” si lega alla vicenda di Sergio Zanotti. A marzo scorso su Messenger era stato pubblicato un messaggio firmato con lo stesso nome. Una foto di Zanotti e del suo passaporto, e una minaccia: “Se il Governo italiano non risponde alle nostre richieste lo uccidiamo entro tre giorni”.

Secondo l’ex moglie dell’imprenditore, ad aprile 2016 l’uomo era partito per recarsi in Turchia, in una zona a ridosso col confine siriano. Da lì si erano perse le sue tracce, al punto da costringere i familiari a denunciarne la scomparsa.