Il mio assurdo colloquio di lavoro con Ryanair

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La divisa e il corso di formazione sono a carico del futuro assistente di volo che viene pagato in base a quanto vende e solo quando l’aereo si stacca da terra. Questo il tragicomico racconto di un colloquio di lavoro come steward per Ryanair… ma c’è poco da ridere: è questo il rovescio della medaglia del libero mercato e della tanto osannata e tutelata concorrenza!

Invitato da un algoritmo

(www.tpi.it) – Il primo dubbio Sandro lo esprime quando si rende conto che la risposta alla sua richiesta arriva a “pochi millesimi di secondo dopo l’invio della mia iscrizione”. Impossibile si tratti di un’interazione umana ma piuttosto di “un algoritmo, un dispositivo automatico di risposta alle mail”. Così arriva “l’invito a comparire in un hotel nella zona di Tor Vergata” a Roma, e il fatto esclude “una seppur minima selezione del curriculum, che avrebbe potuto equivalere a qualche decimale in più nella stima probabilistica di un’assunzione”.

La selezione

Convocato a un colloquio di lavoro da un algoritmo, il nostro eroe si reca sul posto nonostante l’impiego non sia “proprio quello dei miei sogni, ma provavo a vederci delle sfumature positive: la possibilità di viaggiare, avere un contratto decente, ricevere uno stipendio non troppo basso. Ovviamente, mi sbagliavo”.
Ovviamente, dati i numeri di giovani in cerca di lavoro, arriva all’appuntamento in buona compagnia: “Nell’atrio dell’hotel di lusso, nella periferia sud-est di Roma, una quarantina di ragazzi e ragazze tirati a lucido, con la barba fatta, il vestito e la cravatta siedono in silenzio. Eliminata la prima decina di candidati con un test di inglese da seconda media, la selezione entra nel vivo. O meglio, nel video. Proiettano una presentazione del lavoro, divisa per sezioni: informazioni tecniche sulle diverse mansioni; procedure di inizio; questioni retributive e contrattuali; possibilità di carriera; premi: caratteristiche dell’azienda che offre il lavoro e dell’agenzia di recruitment che assume (due cose diverse: una è Ryan; l’altra una fusione tra Crewlink e Workforce International… sì, si chiama proprio così!). In questa seconda fase, si rivolgono a noi come fossimo già assunti. Il responsabile del reclutamento allude più volte a quanto staremmo bene con indosso le nuove divise da hostess e steward”. Si ma quanto costa indossare quella bella divisa?

Le caratteristiche richieste

Fra le caratteristiche richieste al candidato sono importanti “essere disponibili alla relocation immediata; parlare inglese; essere flessibili-e-sorridenti (insieme)”. Le immagini di quello che pare un video promozionale “mostrano giovani di tutti i colori, che sembrano felici. In particolare, insistono su quanto sia utile e divertente il corso di formazione per diventare personale di bordo”.

Il salario

Finalmente si arriva a parlare di compensi: “La retribuzione è organizzata secondo una serie di premi e possibili punizioni, un incrocio tra un videogioco e una raccolta punti del supermercato. «Your performance is continually monitored and assessed». Monitorare e valutare. Punire solo come ultima ratio. Soprattutto premiare: per far rispettare le regole, per aumentare la produttività, per migliorare le prestazioni. I like dei clienti danno diritto a delle ricompense: monetarie, ma soprattutto relazionali. Ad esempio, la penna nel taschino è indice di un certo numero di apprezzamenti. Costituisce dunque, tra i colleghi e nell’azienda, l’indicatore di uno status particolare”.

Pagati un po’ a cottimo un po’ no

La busta paga è a sorpresa: “Si viene pagati un po’ in base all’orario e un po’ a cottimo. Nel senso: un fisso non esiste; sono retribuite solo le ore di volo; si percepisce il 10% su ogni prodotto venduto. Il contratto è registrato in Irlanda o UK. Si hanno delle agevolazioni sui viaggi in aereo. Il salario mensile dovrebbe oscillare tra 900 e 1.400 euro lordi, in base al luogo di ricollocamento”.

Si inizia lavorando gratis

Ma finalmente “viene fatto cenno a un periodo iniziale in cui non si lavora e non si ricevono soldi: da uno a tre mesi. Ma il selezionatore ci assicura che questa pausa non supera (quasi) mai i 30 giorni. Non si parla di tredicesima e/o quattordicesima, ma di bonus, che si ricevono solo il primo anno. 300 euro il primo mese di lavoro, altrettanti il secondo, il doppio il sesto. Chi va via prima della conclusione dei primi 12 mesi, però, deve restituire questi bonus.

La divisa la paga chi la indossa

E se le stranezze non fossero abbastanza, a un certo punto si scopre che “la divisa costituisce un costo esternalizzato al lavoratore: il primo anno sono 30 euro al mese scalati direttamente dalla busta paga; successivamente pare si ricevano dei soldi, ma non si capisce bene per cosa, se per lavarla o non perderla. Per ultimo, il famoso corso di formazione per diventare hostess o steward si rivela un’enorme spesa. Se all’inizio era stato comunicato che, in via eccezionale, le registration fees del corso erano dimezzate a 250 euro, è alla fine che viene fuori il vero prezzo da pagare. Ci sono due modalità differenti: 2.649 euro se paghi prima dell’inizio e tutto in un colpo; 3.249 se decidi di farti scalare il costo dallo stipendio del primo anno (299 euro dal secondo al decimo mese, 250 gli ultimi due).”

Pagate solo le ore di volo

I candidati cominciano a sentire puzza di fregatura e danno il via alle domande: “Ci avete parlato di un massimo di ore di volo a settimana, ma mai delle ore totali di lavoro. Quante sono?», chiedo. «Voi siete pagati in base alle block hours, cioè le ore calcolate dalla chiusura delle porte prima del decollo, all’apertura dopo l’atterraggio. I tempi di preparazione dell’aereo, prima e dopo il volo, possono variare». Varieranno pure, ma di sicuro non vengono pagati, nonostante siano tempi di lavoro”.

Si può vivere così?

Dopi i primi dubbi ci si fa forza: “Scusi la domanda, ma ho bisogno di fare dei conti. Diciamo che uno stipendio per una destinazione non troppo cara è di 1.000 euro. Ve ne devo restituire 330 al mese tra corso e divisa. Ne rimangono 670. Dovrò prendere una stanza in affitto, diciamo almeno 300 euro. Ne rimangono 370. In più avrò bisogno di pagare un abbonamento ai mezzi per raggiungere l’aeroporto e coprire almeno le spese della casa anche nella pausa annuale in cui non si lavora. Diciamo che, se va bene, rimangono 300 euro. E non ho scalato le tasse, perché non so come si calcolano in Irlanda o UK. Secondo lei, con questi soldi si può vivere?». E qui casca l’asino, pure quello volante con Ryanair.

La testimonianza di una hostess

Quindi riepilogando: il corso di formazione che ti deve insegnare il mestiere per cui verrai pagato a cottimo (ore di volo) e a prodotti venduti (se li vendi) te lo devi pagare tu. Così come la divisa che ti serve per presentarti al lavoro. La morale della favola è che, in un contesto di disoccupazione, anche il candidato a un lavoro può diventare una risorsa per qualcuno. Tpi.it nei gironi successivi a questa testimonianza ne ha però pubblicata un’altra di diverso tenore. Nell’articolo intitolato “Lavorare in Ryanair non è così terribile come vi raccontano”, Letizia, esprime un’opinione “tutt’altro che negativa sul lavorare nella compagnia low cost. A 21 anni grazie a Ryanair riesco a vivere in una delle città più belle d’Europa, ad avere una casa tutta mia e soprattutto riesco a viaggiare grazie ai giorni di riposo a disposizione”.

I conti sono presto fatti

Ma a parte l’entusiasmo espresso, Letizia conferma sostanzialmente quanto raccontato da Sandro Gianni: la divisa a pagamento, così come il corso di formazione: “La quota d’iscrizione è pari a 500 euro più 300 euro al mese”. E lo stipendio? “Si aggira intorno ai mille euro afferma Letizia – ma solo perché sto pagando il corso mensilmente. Posso garantire che non muoio di fame. Ovviamente, finito di pagare il corso, lo stipendio aumenterà”. Ma come? “Molto dello stipendio dipende anche in quale aeroporto base si lavora e da quanto: più si lavora, più si viene pagati, dalle 80 ore alle 40 settimanali, dipende dal flusso. Questo cambia a seconda delle esigenze, ma io non ho mai fatto meno di 50 ore settimanali”. Se vi sembran poche.