Gay è “moda”? Forse sì, ma non (più) tanto remunerativa

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Da un po’ di anni a questa parte si parla di “Gay economy” ovvero, l’esistenza di un business legato alla compra-vendita di beni e servizi “gay-friendly”, cioè pensati e presentati per essere appetibili al mondo omosessuale. Un giro d’affari notevole, che viene affrontato dagli operatori del mercato come una nuova frontiera del profitto, visto il potenziale di nuovi consumatori orientati verso determinati prodotti e specifiche necessità.
Ovviamente, nella logica della sovversione che della causa omosessualista ha fatto una sua pedina, il piano economico è subordinato a quello propagandistico, e non si contano ormai i campi della cultura e della vita sociale in cui tale operazione è in corso. Uno di questi è il cinema. Come nel caso di “120 battiti al minuto”, l’ultimo film che in ordine di tempo ha sponsorizzato la causa omosessualista. Campione d’incassi nel mondo, in aria addirittura di premio Oscar, in Italia è stato un vero e proprio flop, e arriviamo così al cortocircuito. La società distributrice (Teodora, già impegnata nella distribuzione di film sul tema…) attacca la comunità LGBT italia, rea di non aver supportato il film disertando le sale.
Apriti cielo. Il distributore di un film pro-gay che insulta il mondo LGBT per mancati incassi? Gay contro lesbiche, a loro volta criticati da transgender… insomma parafrasando Mao verrebbe da dire “Grande è la confusione…” sotto l’arcobaleno! Ma vuoi vedere che più che il sostegno alla causa gay, l’obiettivo era fare soldi con la gay economy?

(www.hufingtonpost.it) – 13/10/2017 – “120 battiti al minuto” fa flop nelle sale italiane. L’azienda di distribuzione attacca la comunità Lgbt: “Vi meritate Adinolfi”

La comunità LGBT: “Distribuzione scarsa. Direste ‘ve lo meritate Hitler’ per un film sulla Shoah?”

Un flop i primi giorni di proiezione nelle sale di “120 battiti al minuto”, il film sui primi attivisti parigini che si battevano contro l’Aids e l’indifferenza di un mondo che voltava gli occhi altrove. A comunicarlo Teodora, l’azienda che ne ha curato la distribuzione. Con un tweet, il distributore ha accusato la comunità Lgbt di disertare il film e ha scatenato un vespaio con quella frase, che non è andata giù al popolo arcobaleno: “Ve lo meritate Adinolfi”.

Un messaggio amaro a cui gli utenti di Twitter hanno risposto in vari modi. “Ok ma lo avreste mai scritto “ve lo meritate Hitler” per un film sulla Shoah? L’amarezza non giustifica un insulto” scrive un utente

Il film uscito lo scorso weekend in Italia è stato premiato a Cannes e per molti gravita intorno al premio Oscar. In Italia è stato un flop: 66.998 euro in 4 giorni di programmazione, 10.299 spettatori paganti, una media di 1.675 euro a sala e un 18esimo posto complessivo al botteghino.

Con un post più morbido su facebook la casa di distribuzione cinematografica Teodora Film ha ricordato di essere sempre vicina al cinema LGBT suo il merito di aver portato in in Italia film sulla comunità arcobaleno come Pride, Lo sconosciuto del lago, Tomboy, Eisenstein , Weekend, Krampack, XXY. E ha bollato la scarsa partecipazione alla visione di “120 Battiti al Minuto” come: “Davvero amara da inghiottire. Onestamente ci sentiamo traditi dalla maggioranza” […]