Caso Regeni: Cambridge ha detto tutta la verità? Ora anche Renzi lo dubita

119

Noi l’abbiamo sempre detto: volete la “verità per Giulio Regeni”? Chiedete a chi, Regeni, in Egitto ce l’ha mandato. Dopo quasi due anni dalla morte del ricercatore in Egitto, Renzi si sveglia e si ricorda che, forse, anziché tenere il muso lungo con l’Egitto, all’Italia conviene bussare alla porta dell’università di Cambridge…

(www.repubblica.it) – 2/11/2017 – Renzi: “Ne parlai con May. Cambridge faccia chiarezza”. L’Università: “La tutor disponibile a collaborare”.

Dopo l’articolo di Repubblica, che chiama in causa la responsabilità di Cambridge, interviene il segretario del partito democratico. La Procura di Roma fa una rogatoria per sentire gli studenti di Cambridge inviati al Cairo che avevano stessa tutor del ricercatore torturato e ucciso. Il capo del sindacato dei venditori ambulanti del Cairo: “Ve lo avevo detto”

Dopo l’articolo di Repubblica sul caso Regeni, che chiama in causa la responsabilità dell’università Cambridge per cui lavorava il ricercatore italiano, interviene Matteo Renzi, allora premier. “Noi vogliamo con forza la verità su Giulio Regeni. La verità, solo quella. Per questo chiediamo da mesi chiarezza anche all’università di Cambridge, come oggi fa il quotidiano laRepubblica. Il team che seguiva Giulio sta nascondendo qualcosa?”. È quanto scrive il segretario del pd Matteo Renzi in un post sulla sua pagina Facebook. E l’Università inglese ha risposto, tramite un portavoce: “Maha Abdelrahman, ex tutor di Giulio, ha ripetutamente espresso la sua volontà di collaborare appieno con i procuratori italiani”.

• EX PREMIER A REPUBBLICA: “UN ANNO FA NE PARLAI CON MAY”
Matteo Renzi, quando era ancora in carica a Palazzo Chigi, aveva parlato personalmente delle reticenze di Cambridge con la premier britannica. “Un anno fa – dice Renzi a Repubblica – avevo avuto un incontro con Theresa May nel corso el quale abbiamo affrontato il caso di Giulio Regeni”. Allora la collaborazione giudiziaria tra i due Paesi era stata resa difficile dal rifiuto dell’Università di fornire informazioni sulle modalità con cui il ricercatore italiano era stato inviato in Egitto. Regeni stesso aveva manifestato le sue perplessità e paure sulla sua tutor che non aveva esitato a definire “una attivista”.

• LE MENZOGNE DELLA TUTOR DI REGENI
La professoressa Maha Abdel Rahman, tutor di Giulio Regeni all’università diCambridge, ha mentito su alcune delle circostanze chiave relative al suo rapporto accademico con il ricercatore italiano, sull’oggetto della ricerca e sulla scelta del docente che lo avrebbe accompagnato nella sua ricerca partecipata in Egitto. E lo stesso Regeni aveva confidato le sue perplessità e paure: “La tutor è un’attivista”. Il 9 ottobre scorso la procura di Roma ha trasmesso una nuova richiesta di rogatoria alle autorità giudiziarie inglesi chiedendo formalmente che venga interrogata la tutor di Giulio dopo che, per un anno e mezzo, si è volontariamente sottratta a ripetute richieste di testimonianza da parte dei giudici italiani.

• PROCURA: “ROGATORIA PER INTERROGARE STUDENTI DELLA TUTOR RAHMAN”
Oltre all’audizione della professoressa Maha Abdel Raman, la docente diCambridge che seguì come tutor Regeni, la Procura di Roma ha chiesto nella rogatoria inviata all’autorità giudiziaria anche di identificare e ascoltare, alla presenza di inquirenti italiani, tutti gli studenti che l’università, sotto il controllo della docente, ha inviato al Cairo tra il 2012 e il 2015. I magistrati di piazzale Clodio vogliono capire se anche in altri casi, come quello di Regeni, gli studenti abbiano effettuato ricerche sui sindacati indipendenti che operano in Egitto. Una materia che la tutor aveva chiesto a Regeni di approfondire anche se il suo dottorato riguardava il tema generale dello sviluppo economico dello stato nordafricano.  Le autorità giudiziarie britanniche avranno tempo fino al 23 gennaio per rispondere alla nuova rogatoria, che ora formalmente si chiama Ordine europeo di investigazione,  che è stata notificata in Inghilterra il 23 ottobre scorso.
 

· IL CAPO DEL SINDACATO
Dal Cairo quasi esulta Mohamed Abdallah, capo del sindacato autonomo dei venditori ambulanti, quando scopre che gli inquirenti italiani hanno puntato i riflettori anche sull’Università inglese: “Io ve l’ho sempre detto che dietro l’uccisione di Giulio c’era la pista dei britannici”. “La prima volta che mi si presentò Giulio fece il nome della professoressa Abdel Rahman, nota oppositrice del Governo egiziano e sostenitrice dei Fratelli musulmani”, riferisce il sindacalista, che racconta ancora: “Io fui contattato da Houda Kamal (presidente del Centro per i diritti economici e sociali del Cairo, ndr) perchè Maha Abdel Rahman aveva espressamente chiesto a Regeni di lavorare sui sindacati autonomi”. Dichiarazioni confermerebbero quanto emerso dalle carte della Procura di Roma.

• GENITORI: “FERITI DA DECISIONE DI RIMANDARE AMBASCIATORE IN EGITTO”
La mamma e il papà del ricercatore friulano ucciso al Cairo non nascondono il dolore per la recente decisione del governo italiano di rimandare l’ambasciatore in Egitto: “È parsa una resa”, hanno detto. Il 14 agosto scorso, alla luce degli sviluppi positivi intercorsi nei rapporti tra i due Paesi (in particolare la collaborazione tra le Procure), l’ambasciatore Giampaolo Cantini era stato inviato al Cairo. L’8 aprile 2016 l’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloniaveva richiamato l’ambasciatore dal Cairo, Maurizio Massari, ufficialmente per consultazioni, in realtà per inviare un messaggio preciso ad Al Sisi.