“You’re fired”. Perché Trump ha licenziato Tillerson?

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“You’re fired”. Di questi tempi, alla Casa Bianca, questa frase (già cavallo di battaglia del trumpismo ai tempi dei reality show) si sente molto spesso. Nella giravolta delle poltrone saltate, negli ultimi giorni, c’è finito anche Rex Tillerson, segretario di Stato, rimpiazzato dall’ex-capo della CIA Mike Pompeo.
Il perché di questa scelta? Lo vediamo con due analisi, diverse ma complementari, quella di Andrea Marcigliano e quella di Maurizio Blondet.

Trump si sbarazza di Tillerson: “You’re fired!”

di Andrea Marcigliano

(www.opinione.it) – 21/03/2018 –  Donald Trump “brucia” il Segretario di Stato Rex Tillerson e lo sostituisce con il direttore della Cia, Mike Pompeo. Un cambio della guardia al vertice dell’Amministrazione statunitense atteso già da tempo. Infatti i rapporti fra il Presidente ed il manager della Exxon giunto ai vertici della diplomazia americana si erano ormai chiaramente deteriorati: troppi contrasti sulla gestione di dossier “caldi”, a partire da quello iraniano e coreano, e, soprattutto, troppo stretti i legami di Tillerson con Mosca. Una vicinanza che, in questo momento, non poteva non essere ragione d’imbarazzo per Trump, sul cui capo pende la Spada di Damocle dell’indagine per il cosiddetto “Russiagate”.

Pompeo viene, comunemente, considerato un “falco” e questo lascia pensare ad un prossimo irrigidirsi dei rapporti fra Casa Bianca e Cremlino, nonché ad una nuova rottura delle relazioni con Teheran. Sulla Corea, invece, è probabile che non si dovrà assistere a radicali mutamenti di rotta: pur con un continuo gioco di freno ed acceleratore, appare ormai chiaro come Trump sia determinato a trovare un accordo con il “giovane Kim”, o, se vogliamo, con “Kim il ciccione”, come l’imprevedibile Presidente Usa si è divertito ad appellare il dittatore nord-coreano solo pochi mesi fa, nei momenti di più forte tensione. L’obiettivo di questa, imprevista, distensione potrebbe essere proprio il progressivo ritiro – come sottolineato da Domitilla Savignoni – delle truppe statunitensi dal Sud Corea. Ritiro che permetterebbe a Trump da un lato una notevole riduzione della spesa militare, dall’altro di porgere il classico ramo d’olivo a Pechino, dove, com’è ben noto, la massiccia presenza statunitense nella penisola coreana viene da sempre vista con estrema preoccupazione. Dunque l’Amministrazione di The Donald potrebbe indirizzare la sua politica estera verso delle aperture diplomatiche nei confronti della Cina, tali da compensare, almeno in parte, la politica protezionistica posta in atto per tutelare l’industria statunitense dalla “minaccia” dell’export cinese.

Il licenziamento di Tillerson va dunque letto nella chiave del nuovo modo di interpretare la politica estera da parte della Casa Bianca: un continuo gioco su più tavoli, che permette di tendere o rilassare, di volta in volta, le relazioni con le altre grandi Potenze. Un gioco a scompaginare le carte, che ha come scopo quello di lasciare a Washington il controllo del “mazzo”.

Tillerson cacciato: è  guerra all’Iran.

di Maurizio Blondet

(www.maurizioblondet.it) – Trump ha cacciato Tillerson e l’ha sostituito con Mike Pompeo, capo della CIA.  Il motivo è che Tillerson non era a favore del rigetto, da parte americana, del patto sul nucleare con l’Iran; il che significa  che hanno vinto i neocon, che la  guerra a Teheran tanto desiderata da Sion si sta avvicinando (Nethanyau era venuto a chiederla pochi giorni fa in USA).  La nomina di Pompeo significa che anche la guerra in Siria continuerà e anzi avrà un’escalation.  Mentre Tillerson viene cacciato senza nemmeno una letterina di addio, John McEntee, assistente personale del  presidente, è stato accompagnato fuori dalla Casa Bianca dalle guardie, che gli hanno impedito anche di raccogliere i suoi effetti personali.

Come ha scritto Zero Hedge, la Casa Bianca di Trump sta perdendo un alto membro dello staff ogni 17 giorni.