La distorsione della realtà: Facebook registra tutto

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Una cosa alla quale siamo diventati tutti troppo abituati è il fatto che la nostra realtà possa venire manipolata per assomigliare a qualcosa di totalmente diverso. Invadere un’altra nazione è un atto di difesa, elezioni corrotte vengono spacciate come democrazia in azione, un numero maggiore di pistole (o armi nucleari) assicurano la pace, il commercio e gli investimenti stranieri aumentano i posti di lavoro a casa. La logica orwelliana è diventata una cosa normale.
E’ sicuramente un’altra forma manipolazione il modo in cui Facebook e gli altri social media usano le informazioni che, per la maggior parte inconsapevolmente, gli forniamo – incluse le conversazioni che facciamo nella privacy della nostre case – per pubblicizzare prodotti che non abbiamo richiesto e che quasi certamente non vogliamo, e passare dati al Governo.
Molti si sono dichiarati sbalorditi e arrabbiati quando si sono resi conto che parole usate nelle conversazioni su Facebook e Twitter, messaggi, location, status, così come quelle usate nelle conversazioni private fra le mura delle proprie case, venivano quasi immediatamente captate e convertite in annunci pubblicitari. Nomini un certo sport, ed ecco che appare la pubblicità di un’agenzia di prenotazione biglietti.
Purtroppo viviamo nell’economia del dato, dove tutto il marketing è basato sui dati. Da anni le multinazionali tecniche guadagnano usando i dati, c’è un intero ecosistema di società che vende dati anonimizzati o aggregati, propri o di terzi parti. Il più sprovveduto in questa vicenda è l’utente medio che ogni giorno usa e carica tutti i suoi dati in qualunque situazione e non si rende conto che questi dall’altra parte vengono immagazzinati, studiati e analizzati per poi martellarti dietro alle orecchie e poterti cosi vendere qualcosa o convincerti a votare per qualcuno.
Occorre considerare i dati personali con maggiore attenzione altrimenti il rischio (o meglio la certezza) è di subire una manipolazione senza neanche rendersene conto.
di Simone Cosimi

www.repubblica.it – 26.03.2018 – Continua il momento complicato per Facebook, dopo le settimane sotto i riflettori per la vicenda Cambridge Analytica. Proprio dal movimento di questi giorni, quello ribattezzato #DeleteFacebook e che ha convinto anche pezzi grossi del tech come Elon Musk a far fuori le pagine delle proprie creature (in questo caso Tesla e SpaceX) molti utenti hanno scaricato una copia dei propri dati in possesso della piattaforma per vederci più chiaro. Scoprendo – ma solo nel caso dei dispositivi Android – che il sistema ha raccolto per anni le telefonate effettuate dal proprio dispositivo compresi dettagli come orario di inizio e durata della chiamata oltre, ovviamente a nomi e numeri di telefono. Anche se pare che a volte questa memorizzazione dell’attività telefonica fosse ritagliata secondo logiche non del tutto chiare. Stesso discorso con le informazioni relative agli sms.
 
In questo caso, però, il massimo che si può imputare alla piattaforma è la poca chiarezza. In realtà da tempo Messenger, la chat di Menlo Park, si propone di sostituire sui dispositivi del robottino verde – che anni fa davano agli sviluppatori delle app margini di manovra molto più ampi – l’applicazione per i messaggi e gestire così gli sms, oltre alle proprie conversazioni. La novità fu ristrutturata, per così dire, nel 2016 e, come molte impostazioni di questo tipo, la trasformazione dell’app in client per sms venne attivata di default. Occorreva cioè che l’utente si interessasse di disattivarla dalle Impostazioni. Cosa che in moltissimi, ovviamente, non hanno fatto. Tutte le conversazioni via sms diventano di colore viola mentre quelle che passano da Messenger, cioè le chat vere e proprie, rimangono in blu.
 
iOS ne è ovviamente escluso, visto che Apple non transige sull’uso della propria app Messaggi come hub principale di gestione degli sms e della propria messaggistica. In realtà Facebook ha poi pubblicato un post sul blog ufficiale in cui, oltre a rassicurare sul fatto che in nessun modo quella funzionalità raccoglie o rivende i contenuti delle conversazioni, spiega che l’opzione non è attiva in modo predefinito. Ma al momento dell’introduzione pare che lo fosse e probabilmente il cambiamento non è stato segnalato con sufficiente puntualità.