Gli atei-militanti lanciano una campagna di propaganda pro-bestemmia a Roma

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Non daremo spazio all’immagine del manifesto blasfemo. Simbolicamente, invece, mettiamo, in cima all’articolo, l’immagine di una Chiesa devastata dal Daesh in Siria. Giusto per ribadire le scelte di campo: chi bestemmia è inevitabilmente dall’altra parte di chi invece coltiva una visione spirituale della vita.

(a cura della redazione di AT)

31/03/2018 – In Italia la blasfemia (ovvero bestemmiare) non è più un reato, bensì un illecito amministrativo punibile con una multa. Ciononostante esistono gruppi organizzati, in questo caso, pastafariani, ed evidentemente anche con discrete disponibilità di soldi, personale e tempo, che proprio non ci stanno: la bestemmia dev’essere libera, in nome della libertà di espressione (che, invece, è “sacra”).

Questo è quanto sta accadendo in queste ore a Roma, dove da qualche giorno sono apparsi diversi manifesti (pubblicitari) con delle evidenti e malcelate bestemmie, camuffate per attirare l’attenzione dei passanti e – secondo gli autori – sensibilizzare il prossimo a un tema così fondamentale quale il “diritto alla bestemmia”. Dal canto nostro, nell’opporci a simili comportamenti non ne facciamo una questione morale o di etichetta, tantomeno legale.

La bestemmia è un atto sacrilego, sempre e comunque, soprattutto se compiuto con l’evidente volontà di negare tutto ciò che è Sacro. Non è, dunque, questione da preti o da chirichetti la nostra, perché chiunque condivida una certa visione del mondo sa bene che bestemmiare “Dio” – prima di essere questione di rispetto ed educazione – è un atto che allontana dalla verità metafisica, propaganda il brutto e veicolo di infezioni psichiche. Ma del resto, gli atei-bestemmiatori non si accorgono dell’assurdo logico in cui loro stessi sono intrappolati: non potendo bestemmiare ed offendere qualcosa in cui non credono, così facendo, non fanno altro che porsi come parte di quel caos che, comunque, contribuisce all’equilibrio cosmico di un mondo evidentemente giunto a saturare tutte le sue possibilità (più alte).