Fate il partito di corsa, altrimenti niente soldi degli italiani!

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Se i vari zombie della politica italiana, tra cui D’Alema e Bersani, non si sbrigano a fondare il partito, rischiano di perdere il 2×1000 dei contribuenti italiani e di pagare una multa allo Stato… Eccoli gli ‘umili servitori dello Stato’, quelli ‘al servizio del popolo italiano’, quelli delle belle parole profumate, che – in realtà – non sanno fare niente e da decenni campano sulle spalle logore degli italiani, mangiando nei ristoranti di lusso e stringendo le mani ai convegni. Dopo la batosta alle ultime elezioni, devono sbrigarsi e tirar fuori statuto e congresso, altrimenti come si paga la barca?
Che pena la politica italiana, pensando ai nostri eroi, tra cui Corneliu Zelea Codreanu, che stabilì che nessuno del suo partito si sarebbe mai arricchito con la vita politica. Perché la militanza politica è servizio impersonale. È dono vero e sincero. Mentre questi politici italiani sono maleodoranti sanguisughe attaccate al collo degli italiani, sempre più poveri.

(www.repubblica.it) – Senza congresso niente 2×1000, il bivio degli ex Pd dopo il flop di LeU

Mdp deve diventare un partito entro il 2018 per non perdere i contributi dalle dichiarazioni dei redditi. Ma è spaccata in due. Mentre D’Alema riunisce gli ex compagni della minoranza Pd

Serve un partito, ma di quelli veri, anche perché sennò Mdp (dove la “m” iniziale sta per movimento) rischia non solo di perdere i soldi del 2 per 1000, ma anche di dover pagare una multa allo Stato. Il trauma post-elettorale dei fuoriusciti dal Pd capitanati da Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema e che avevano dato vita a Liberi e Uguali (insieme a Sinistra Italiana e Possibile) non è stato ancora attutito. E i problemi di linea politica si intrecciano con quelli più formali e burocratici.

Il servo D’Alema alla Casa Bianca

Mdp infatti ha ottenuto dall’Agenzia delle entrate il codice che simpatizzanti e iscritti potranno inserire nella propria dichiarazione dei redditi per finanziare la formazione politica. Ma è un ok vincolato. Infatti entro l’anno, per non perdere il diritto di ottenere i contributi, Mdp dovrà varare uno Statuto e celebrare un congresso fondativo. Lo scorso anno non c’era stato tempo, gli eventi erano precipitati nel giro di poche settimane quando ex Pd ed ex Sel-Sinistra Italiana avevano deciso di mettersi insieme fondando Articolo 1-Mdp. Era stato fatto pure un tesseramento, ma più simbolico che altro. Adesso però occorrerà fare tutti i passaggi giuridici (e politici) formali, e non sarà così semplice.

Infatti come da tradizione a sinistra, la batosta del 4 marzo (solo il 3,4 per cento per LeU alla Camera, 3,3 al Senato) ha acuito le divisioni già presenti. Dentro la sola Mdp ci sono due linee contrapposte. La prima, sostenuta da Bersani e da Roberto Speranza, pensa di andare avanti con LeU, trasformandola in una federazione. Continuare quindi il tentativo di costruzione di un quarto polo insieme a Si e Possibile. LeU come una specie di Izquierda Unida, o come la Syriza greca degli esordi, la quale prima di diventare partito (di governo) fu per molti anni una aggregazione di più forze della sinistra radicale. La seconda, invece, è esplicitata in un documento firmato dagli ex Rifondazione Pietro Folena e Simone Oggionni e sostenuto dal presidente della regione Toscana Enrico Rossi: si confida in un “big bang” a sinistra, con l’addio di Matteo Renzi al Pd; una volta depurato il Pd dal renzismo, a quel punto l’idea sarebbe quella di fondare una specie di Pd(s): “Un nuovo soggetto laburista, europeo, moderno, popolare, radicale, con una vocazione naturale al governo”, è scritto nella proposta. Oppure, in alternativa, lavorare alla costruzione di un nuovo partito in salsa socialista e di sinistra comunque alleato – non sempre e non per forza ma tendenzialmente sì – al Pd.

In tutto questo, D’Alema si muove in solitaria. Si racconta di una riunione a porte chiusa promossa dall’ex premier nei giorni scorsi con Andrea Orlando, Nicola Zingaretti, Gianni Cuperlo, Luigi Zanda. Con i vecchi compagni del Pd. D’Alema punta all’avvio di un governo M5S, Pd e LeU.

Ma al di là dei riposizionamenti e delle strategie, tutta l’area che si muove a sinistra del Pd non se la passa meglio del Pd stesso. Sinistra Italiana prosegue con LeU ma tra mille malumori interni, perché una componente interna guarda invece a Potere al popolo. Possibile ha un solo deputato e non è il segretario e fondatore Pippo Civati.
A sinistra-sinistra la traversata nel deserto cominciata nel 2008 con il flop della Sinistra Arcobaleno sembra non vedere la fine.