Prospettiva della Gioventù (contributo dalla Romania)

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Riceviamo con piacere e gratitudine questo contributo da parte di un camerata romeno che, nonostante la differenza linguistica e la distanza, segue AzioneTradizionale.com e soprattutto la via di formazione tradizionale. Ma, d’altra parte, la Tradizione è ovunque e sempre.

Essere un ammiratore di questa pagina web, dei libri di Evola, Eliade, Guénon e gli altri o semplicemente della Scuola della Tradizione non è sufficiente per realizzare i nostri obiettivi e scopi.
Credo che sia importante parlare almeno brevemente della necessità di organizzazione per noi giovani militanti che abbiamo la Tradizione nel nostro animo e di qualche problema in cui potremmo incappare per via dei nostri pensieri negativi quando sentiamo che non abbiamo un senso forte di appartenenza alla causa perché non abbiamo trovato l’organizzazione o la comunità giusta per esprimere i nostri valori in un plano reale, fisico, non soltanto nei nostri quaderni o discussioni online. 

L’opera Jugend Bekkent” di Franz Matzke ci è segnalata nel saggio di Evola (“Neue Sachlichkeit“), contenuto nel “Manuale per la gioventù di destra” a cura di Gabor Vona di Jobbik. Questa è la più importante collezione di saggi dell’autore che è dedicata principalmente alla gioventù. Si possono trarre molte conclusioni della scrittura di Matzke, ma quella più interessante è relativa all’esigenza di prendere distanza da parole come “speranza”, “rammarico” o tali sentimenti senza una utilità chiara. Creare uno stacco fra noi e gli altri, avviarci verso un campo di battaglia che è lo stesso ove gli uomini moderni, che non sono interessati da cose che non sono loro proprie, non hanno accesso.

In un altro saggio, “La gioventù”, Evola sottolinea il carattere spirituale della gioventù, che non tiene conto dell’età biologica dell’individuo, la gioventù essendo definita dell’ardore e dal sacrificio, impiegati del giovane uomo tradizionale per seguire il suo ideale in un mondo di rovine. La nozione di “giovane” e “vecchio” e per noi come il bene e il male, l’errore e il giusto, senza alcun riferimento all’età anagrafica.

I giovani ammiratori evoliani si domandano se adesso, quando cercano di scrivere il loro proprio “Gli uomini e le rovine”, non stiano vivendo l’illusione di andare a testa alta contro l’onda e se il loro “Calvacare la tigre” non sarà scritto pochi anni dopo con il loro sudore degli anni passati, quando il loro “nichilismo attivo” del domare la tigre sarà preferito in luogo dell’azione impersonale dove l’idea della modernità non può essere schiacciata. Preferiamo prepararci ogni giorno per il momento in cui saremo chiamati a completare il passaggio vero dall’oggi al Domani e di vivere i nostri momenti come se fossero gli ultimi.

Possiamo quindi rimarcare il contrasto dell’essenza giovanile che ci accompagna attraverso la nostra vita, nel senso che viviamo la nostra gioventù “come una malattia”, come Nietzsche ha detto, ma il nostro corpo sa meglio affrontare la malattia grazie al suo vigore giovane ed elevato. Attraverso il tempo, lo psichico sarà quel che sosterrà lievemente le turbolenze nella giungla del mondo moderno, mentre il corpo sarà affettato ancora di più. Ciò, come un viaggio nella ricerca degli eroi perduti e appartenuti a un ciclo antico, differente rispetto a quello in cui ci troviamo oggi. Nessuno sta alla nostra destra. E lo sappiamo. Un sottile filo invisibile ci unisce, un sottile filo connesso che funziona come un satellite, captando i nostri pensieri e collegandoli a quelli dei camerati sparsi nel mondo: vogliamo che questo sottile filo non sia soltanto invisibile e mentale. 

Sentiamo appieno la mancanza di un sistema centralizzato che ci possa unire: la Comunità. E’ proprio vero che agire davanti alla decadenza della nostra civiltà resta un dovere personale, ma lottare da soli non renderà la battaglia più semplice. Non abbiamo bisogno di un ‘manovratore mangiafuoco’, ma gli uni degli altri e soprattutto della Direzione. Nelle nostre vene scorre lo stesso sangue della rivolta e respingiamo con veemenza il disfattista che si dichiara parte delle nostre linee. L’acqua corrosiva ci inonda in ogni angolo della vita e il nostro dramma sta nel fatto che né i picchi del monte, né la foresta e né il fondo del mare sono per noi rifugi: sentiamo che siamo di fronte alla fine dei tempi, benché vogliamo essere la fiamma che riaccenderà ogni cielo rimasto senza sole.

Questo perché “Ciò che non ci uccide ci rende più forte“: sappiamo che dentro il disastro i forti caratteri emergono. E sappiamo anche che oggi, quando il numero di coloro i quali seguono la Tradizione diminuisce, quelli chi restano lottano per sostituirli. Dal disastro nascono uomini forti. Noi, che siamo giovani in spirito ed età, cercheremo di andare avanti nella vita, sperando di incontrare la roccia dove la spada di Excalibur sta piantata. E se vedremo che nessuno Merlino sarà là per aiutarci, avremo la consapevolezza di aver fatto ciò cui eravamo chiamati.

di Oapauntn