Brevi riflessioni sui recenti episodi di ‘razzismo’

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(A cura della Redazione di Azionetradizionale.com)

Brevemente, nelle ultime 48 ore, le prime pagine dei giornali sono tempestate da queste notizie:
– Foligno, maestro manda all’angolo un bimbo nero: “Bambini guardate quanto è brutto”. L’episodio si sarebbe ripetuto anche con la sorellina. Il docente si giustifica: “E’ stato un esperimento sociale”. E il leader di Leu Fratoianni presenta un’interrogazione. Il Miur sospende l’insegnante
– Ferisce bambino rom con un taglierino alla stazione Termini di Roma. “Voglio ammazzare gli zingari perché mi hanno rotto”. L’aggressore, un 29enne è stato fermato dalle guardie giurate
– Melegnano, nuova scritta razzista contro la famiglia che ha adottato un ragazzo africano. Sul muro perimetrale di casa, corredata da una svastica.
– Ragazzino in balia dei bulli: “Pestato perché egiziano”. Dodicenne, studente di una scuola media del Portuense, finito in ospedale dopo essere stato aggredito dai compagni di scuola più grandi. La madre: “E’ la terza volta in tre mesi”
Chiarendo subito che lungi da noi giustificare tali episodi, mentre tutta l’Italia si unisce nell’iraconda condanna di questi episodi, ci tiriamo fuori dall’impeto emotivo comune per rilevare che:

  1. piuttosto che indagare sul disagio delle sacche sociali più povere, in cui avviene lo scontro tra immigrati sradicati e italiani abitanti le periferie dimenticate, questi episodi vengono sfruttati meschinamente per le solite diatribe pre/post-elettorali. Quindi, “è colpa di Salvini”, “Salvini prenda le distanze”, oppure “Restiamo umani” o “Apriamo i porti”. Se non fossimo ‘complottisti’, penseremmo che questi episodi sono la solita tecnica del ‘false flag’, ossia l’utilizzo di soggetti instabili oppure facilmente manovrabili per compiere azioni contro un soggetto di cui si vuole difendere una posizione: quindi, si prende il primo stupido a cui nemmeno frega niente degli immigrati ma vuole solo ‘fare del male’, lo si fa colpire un immigrato e si è subito pronti a gridare al “nazionalsocialismo che ritorna con prepotenza nella storia”. Così, le giuste critiche verso l’immigrazionismo incontrollato vengono immediatamente fatte fuori dal gesto incosciente di ‘un razzista’. Ma forse dovremmo essere un po’ complottisti, in effetti…;
  2. emulazione, questa sconosciuta. Anzi, la conoscono benissimo i nostri giornalisti, che per fomentare episodi di razzismo e violenza soffiano con vigore e a pieni polmoni su questi episodi, così da installare strane idee di vendetta e cattiveria nelle menti inquinate di tanti psicolabili che girano per le nostre strade. Così, queste marionette, mosse a loro volta dalle marionette della cronaca, compiono il fattaccio e il giornalista ci campa per un’altra settimana. In una società civile, con giornalisti autentici, certe notizie verrebbero immediatamente coperte e taciute al fine di evitare che vi siano altri ‘fenomeni’ pronti all’emulazione. Intervenire sì, pubblicizzare no;
  3. per chi aderisce alla Visione Tradizionale del Mondo, è ben chiaro che parlare di ‘razza del corpo’ o ‘razza dell’anima’ oggi è anacronistico (giacché “A partire da un dato punto, non più per il sangue, non più per gli affetti, non più per la Patria, non più per un umano destino, potrai ancora sentirti unito a qualcuno. Unito ti potrai sentire solo con chi è sulla tua stessa via“, Julius Evola). Ma ciò non significa che non occorra lottare per difendere l’identità tradizionale e, anche più, oggi siamo responsabilizzati a cogliere la Tradizione ovunque, superando meri elementi fisici. Proprio in questa strenua difesa, è più che mai necessario sottrarsi a stupide manifestazioni di ‘superiorità di razza’, che danno luogo a incriminazioni del nobile termine della ‘razza’ e del ‘carattere’ e che generano persecuzioni, proprio là dove occorre invece riscoprire l’autenticità e la bellezza delle identità, la tutela dei caratteri propri, per quel che ne rimane – veramente poco – nei giorni nostri;
  4. i soliti poteri nascosti stanno creando questo scontro sociale, questa lotta di poveri contro disperati, che sta distogliendo l’attenzione dai veri autori e fautori di questo disagio sociale e culturale. Quindi, per quanto sia legittimo e imprescindibile agire nella vita quotidiana contro i pericoli e le violenze perpetrate in questa guerra di strada (sappiamo bene che l’immigrazione incontrollata sfocia nella mafia, nello spaccio di droga, nella prostituzione in strada, nelle occupazioni di case, nei furti e anche in violenze efferate), occorre altresì tenere bene a mente chi ha voluto tutto questo, chi ha creato tutto questo, chi ci ha condannato a questa quotidianità. Il colonialismo, l’imperialismo, il mondialismo e la globalizzazione: diverse facce dello stesso pezzo di sterco;
  5. la religione non c’entra nulla. Anzi, c’entra nella misura in cui la religione viene diluita, alterata, compromessa per farla apparire come la causa di certi gesti e certe violenze perpetrate da soggetti immigrati. Anche qui, il lavaggio del cervello e losche pratiche di decenni hanno creato movimenti e correnti che nulla hanno a che fare con l’autenticità delle religioni legittime. Tra tutti, il wahabismo, su cui si fonda Daesh e che è creatura dei petrol-arabi, non è autentico Islam, ma una degenerazione, che però è tanto utile quando si vuole gettare benzina sul fuoco dello scontro sociale, assumendo un presunto scontro di religioni. Ma sia chiaro, noi occidentali non siamo più cristiani (per chi non se ne fosse accorto, buongiorno! La religione è una cosa seria e non ci si dice cristiani solo quando Daesh compie un attentato) e il wahabismo non è Islam.

In conclusione, è veramente duro ascoltare che i viscidi interessi dei super-potenti che muovono i fili del mondo si risolvano in un maestro di scuola che mette al muro un bambino perché ‘brutto in quanto negro’ e ci si azzuffa tra poveri mentre il porco ingrassa.