• IL SENTIERO DELLA VITA NOBILE • L’Uomo nobile, Aquila spirituale – 3

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tratto dalla rivista “Raido” n. 32

L’aquila e l’uomo nobile

L’uomo nobile appare ai nostri occhi come un’autentica aquila spirituale. Non è casuale che nella simbologia tradizionale l’aquila sia il simbolo per eccellenza della Nobiltà, figurando sempre nel linguaggio araldico come emblema di Dignità, Maestà, Potere e Grandezza.

Uccello re e solare, che impressiona per la sua maestosa e potente eleganza nel volo, l’aquila viene ad essere l’incarnazione dell’ideale eroico e aristocratico. Il re degli uccelli è la rappresentazione vivente della vocazione che risuona e aspira a realizzarsi all’interno dell’anima nobile.

In modo significativo, Rudolf  Verweyen, nella sua opera Der Edelmensch und seine Werte (“L’uomo nobile e i suoi valori”), poneva in risalto come qualità principale dell’uomo nobile quello che egli chiama der Adlerwillen, “la volontà aquilina” o “volontà dell’aquila”: der Adlerwillen zum aufstieg, “la volontà dell’ascensione propria di un’aquila”. E’, in effetti, la volontà di superarsi ed elevarsi mediante un continuo sforzo quello che distingue la persona nobile facendo di essa un’aquila che aspira alle alture della grandezza umana.

L’aquila e l’uomo nobile secondo Meister Eckhart,

E’ forse in Meister Eckhart, il grande mistico renano, che incontriamo una formulazione più poetica della similitudine tra l’aquila e l’uomo nobile. Nel sermone che porta per titolo  L’uomo nobile Eckhart compara questo con un’aquila quando, riferendosi alla nobiltà inerente all’essere umano come figlio di Dio, pone in relazione con un passo di Ezechiele la parabola nella quale Gesù parla di “un uomo nobile che camminò in terre lontane per conquistare un regno”. Commentando la visione di Ezechiele nella quale descrive come vide un’aquila grande e poderosa che raggiungeva la vetta di una montagna e, posandosi sulla cima dell’albero che in essa cresceva, si impadronì di una corona d’oro, Eckhart dice che questa aquila è l’uomo nobile che vive con lo sguardo fisso a Dio, all’Uno, colui che gli dà forza per ottenere la propria unità.

“Quello che nostro Signore chiama un uomo nobile, è chiamato dal profeta una grande aquila”. Eckhart gioca con la similitudine fonetica tra i due vocaboli tedeschi, il sostantivo Adler e l’aggettivo edler, quasi come se quest’ultimo significasse “aquilino”: ein grosser Adler (“una grande aquila”) e ein edler Mensch (“una persona nobile”).

Magnifica immagine per esprimere il significato della nobiltà e dell’elevazione spirituale, Re degli uccelli, caratterizzata dalla sua forza, dal potente volo e dall’acutezza della sua vista, questo imponente uccello rapace amante delle alture, che guarda faccia a faccia il sole e contempla con fare dominante la terra dall’Alto dei Cieli, si profila come il prototipo animale della gagliardia e della signorilità. Uccello emblematico della capacità di comandare, della Vittoria e dell’Impero, in esso gli uomini hanno visto un modello e un archetipo di alte Virtù.

L’aquila nella simbologia tradizionale

Nella simbologia tradizionale, come indica A. Volguine, l’aquila incarna “l’idea dell’ascensione dello Spirito alle regioni sovrumane”. E nei miti e leggende dei popoli più diversi sembra alleato o messaggero degli dèi, portatore del raggio, difensore della luce del Bene contro le insidie delle forze del male, del caos e delle tenebre. Con i suoi occhi penetranti pieni d’energia, come se in essi si plasmasse una voce imperiosa di comando, dai quali sembrano venir fuori luce e fuoco, l’aquila è la viva immagine della vocazione al comando, dello spirito combattivo, dell’attitudine eroica e trionfale.

Questo è l’uomo o la donna nobile:

aquila che si eleva maestosa sulle ali del Dovere;

aquila che vola verso le alture cercando Doveri e alte Missioni;

aquila Reale che, per la sua lealtà alla Luce, raggiunge le alte cime dell’umano;

aquila dello Spirito che osserva con energia folgorante quanto la circonda, con occhi carichi del sole e che tiene il suo sguardo fisso nel Sole del Bene e della Verità;

aquila Guerriera, potente nella sua virtù, che trionfa sul vizio, sulla meschinità e la bassezza.

Etimologia nella lingua tedesca

E’ sicuramente interessante constatare la parentela etimologica che unisce le parole tedesche Adel (Nobiltà) e Adler (aquila). Quest’ultima risulta apporre alla prima desinenza –er, che indica la professione, attività, occupazione o qualità che distingue una persona (come, per esempio, in Kanzler, Dichter, Redner, Führer, Sportler; in questo caso, il processo è simile a quello che fa sorgere Händler, commerciante, da Händel). La desinenza in –er svolge la stessa funzione nelle altre lingue come nell’inglese (baker, carpenter, trader, gardner) nel francese (boucher, cordonnier, portier, jardinier) o nel catalano (flequer, fuster, jardinier, mercader), essendo equivalente ai suffissi spagnoli –ero (panadero, carpintero, jardiniero, marinero) e –or (conductor, pintor, orador, pastor, doctor).

Da questa prospettiva, nella lingua tedesca “aquila”, parola di genere maschile (der Adler), viene a significare qualcosa come “nobile” o “nobilitatore”; ossia portatore di nobiltà, che nobilita, che rende e si rende nobile. Ci sono autori che sostengono che detta parola sia il risultato della contrazione del sintagma edler aar, essendo Aar la formula tedesca primitiva per designare l’aquila, che corrisponde all’örn svedese e alla lingua scandinava e che dà il nome alla regione di Argovia, Aargau, “terra delle aquile” (in olandese le due parole per designare l’aquila sono adelaar e arend).

Altri vogliono vedere una connessione tra questo suono Aar e la sillaba iniziale della parola sanscrita arya o, in forma più generale, l’aggettivo qualificativo ario o aryo che si diedero gli stessi popoli indoeuropei e che aveva il significato di “nobile”, “signore” o “capo”, benché questo ultimo (“capo”) sia abbastanza più discutibile. Il poeta tedesco Teodor Körner che celebra l’aquila in molte sue poesie, usa precisamente la locuzione prima citata, edler Aar, “nobile aquila”. E’ così, per esempio, in quel breve poema dedicato all’aquila prussiana che ha per titolo Der preussische Grenzadler.

Le ali dell’aquila: il Diritto e il Dovere

Aquila che vive al servizio del Bene, della Verità e della Bellezza. Aquila che dalla sua elevata posizione, dal suo nido e rifugio situato sulla cima della Montagna dell’Essere, afferma la sua volontà di lottare per il trionfo della luce. Aquila che, posandosi nell’alto della frondosa cima che corona l’Albero della Vita, proclama l’assoluta supremazia del Dovere; così potremmo immaginare l’uomo nobile, retto e virtuoso. Egli è come un’aquila imperiale che mostra la sua autorità e la sua eroica “arianità” servendo, compiendo doveri, e le cui poderose ali, capaci di coprire chiunque sia bisognoso d’aiuto o protezione, sono il Diritto e il Dovere. Il Diritto come legittimità per agire e rettitudine come ciò che è retto o dritto (ciò che non è corrotto né tortuoso), come rispetto alla Norma, alla Legge e all’Ordine; il Dovere come servizio, come consegna, come sforzo combattivo ed eroico.

Due ali queste, il Diritto e il Dovere, che si aprono sulla realtà con serena maestà, tracciando nel cielo la figura della croce come simbolo di totalità ed unità, per elevarla oltre la orizzontalità terrena e proiettarla verso alti destini. Due grandi ali, perfettamente equilibrate, che si lasciano caricare dal Sole della Verità, da questo Sole Eterno che è la sorgente della rettitudine, della pace e della libertà.