Peaky Blinders 5: l’antifascismo che rovina una serie – recensione

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(a cura della Comunità Militante Raido)
Netflix, come sappiamo, occupa ormai uno spazio predominante nella vita delle persone, soprattutto tra i più giovani. Spesso ne abbiamo criticato le politiche aziendali che puntano al bingewatching, all’abbrutimento e all’alienazione dalla realtà dei suoi clienti. 
Dal canto nostro, abbiamo sempre cercato di promuovere uno stile di vita sano, che punti a coltivare il corpo e il carattere. Purtuttavia in questo mondo viviamo e siamo chiamati ad operare e non potremmo esimerci dal farlo, perché questa è la battaglia che abbiamo scelto di intraprendere.
Diamo quindi qualche spunto sull’appena uscita quinta stagione dei Peaky Blinders, una serie che ha riscosso un enorme successo in tutto il mondo. 
Partiamo subito col dire che qui non parleremo dell’aspetto tecnico. La serie infatti colpisce per le scenografie, i dialoghi, i costumi e la regia eccellenti. I plot sono avvincenti e mai banali, sebbene mai particolarmente innovativi.
E la quinta si conferma un ottimo prodotto dal punto di vista tecnico, riportando alla luce la bellezza e la freschezza delle prime stagioni, quando la lotta nelle strade era protagonista e il conformismo borghese ancora non aveva sedotto la famiglia Shelby. E di fronte alla solidità di questa struttura narrativa appare quindi ancora più grottesco l’inserimento del tutto artificiale e artificioso del villain di turno: Sir Oswald Mosley, fondatore dell’Unione Britannica dei Fascisti, inserito, peraltro, in un contesto temporale storicamente non del tutto esatto.
Come mai questa forzatura? Come abbiamo ormai imparato, qualsiasi prodotto di Hollywood che si rispetti deve passare per la fase  – la maggior parte delle volte totalmente “nosense” –   antifascista per avere l’approvazione e la consacrazione definitiva. È l’obolo da cui non ci si può esimere. Non c’è trama che tenga, non c’è coerenza narrativa, né costruzione dei personaggi che tengano; tutto pur di ottenere l’approvazione del consesso internazionale progressista del pensiero unico
E, ormai giunti alla quinta stagione, finalmente anche Peaky Blinders ha il suo demone fascista da esorcizzare; un personaggio che a detta dello stesso Tommy Shelby è il “diavolo” ( che, per inciso, mai aveva sentito la necessità di giudicare il curriculum morale di precedenti nemici e alleati quali assassini, traditori e criminali di qualsiasi genere). 
Un appellativo totalmente immotivato ovviamente rispetto a ciò che si vede fino a quel momento, e che si vedrà dopo. Un personaggio dalla caratterizzazione grottesca, ridicola (tra braccia tese e improbabili motti); un personaggio viscido, che non manca di fare soprusi a donne e deboli(ricorda un po’ quei film esilaranti del secondo dopoguerra in cui il soldato delle SS spara al cucciolo senza motivo). Ma ancor più assurdo, se possibile, è la decisione di Tommy di “fare la cosa giusta”, tradire, per sue stesse parole, il personaggio e la sua evoluzione nel corso della serie. Una scelta totalmente immotivata e fuori contesto ma che soggiace al cosiddetto fanservice, utile ad ingraziarsi un determinato pubblico molto attento a puntare l’indice ed a rilasciare patentini di antifascismo per qualsiasi cosa. 
Cosi, in una serie che eroicizza senza mezzi termini criminali che uccidono, torturano e commerciano eroina l’unico malvagio hic et nunc è il fascista, colui il quale risveglia persino nel criminale più freddo e feroce il desiderio di “compiere la cosa giusta”; cioè ucciderlo ovviamente.
Finalmente la produzione può tirare un sospiro di sollievo: ora che gli abitanti di Birmingham hanno il loro diavolo fascista da esorcizzare la dittatura del pensiero unico è soddisfatta e la sesta serie può procedere senza intoppi. Chissà che ora non arrivi qualche Emmy, o chissà, addirittura qualche cittadinanza onoraria…