Lukaku-Smalling sul Corriere dello Sport: corto-circuito (anti)razzista

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Il Corriere dello Sport celebra due calciatori neri con il titolo “Black Friday” (legato alla partita di venerdì Inter-Roma che vedrà protagonisti Lukaku e Smalling, giocatori neri schierati contro la discriminazione razziale). Titolo e catenaccio sottostante spiegano chiaramente l’intento moralista anti-razzista del titolista del CdS.
Ma gli anti-razzisti benpensanti impazziscono e vanno in corto-circuito: “Ah, che razzismo fare riferimento al fatto che sono neri“, “Che vergogna, dire che sono neri, non va detto“, ma anche “Dobbiamo difenderli perché sono neri evitando che si dica che sono neri“, poi “Sono neri, sono come gli altri, quindi non dobbiamo dire che sono neri” e ancora “Visto che sono neri, dobbiamo difenderli: quindi impediamo che si dica che sono neri
Da tutta questa dialettica ridicola e mentecatta, emerge il fatto che la “psicosi del razzismo” fa sì che non si possa nemmeno più lanciare messaggi anti-razzisti (come quello del CdS), perché il solo fatto di parlare di anti-razzismo implica l’esistenza del razzismo. Ma se allora il razzismo non deve esistere (quindi non lo si può nemmeno citare), come può esistere l’anti-razzismo? C O R T O – C I R C U I T O
Sono tutti impazziti dietro la psicosi del razzismo: vedono razzismo anche dove non c’è, dove si dice che uno è nero come si dice che uno è calvo e uno è basso. La parola “nero” fa scattare l’allarme, fa impazzire senza discernere tra la discriminazione (da condannare) e l’evidenza dei fatti: che quello è basso, quello è alto, quello è giallo e quello è nero. Dov’è il razzismo? Chi si offende se viene indicato – e celebrato – anche in funzione di una sua caratteristica fisica? Non è razzismo, è l’evidenza della Manifestazione, che ci vuole diversi nello Spirito, nell’Anima e nel Corpo, senza con ciò voler alimentare alcuna corrente discriminatoria, bensì fortificando e dignificando le identità.
Fidatevi: la polizia del pensiero ci porterà a dover negare che il cielo sta in alto e la terra in basso, perché il cielo potrebbe sentirsi discriminato. E dovremo negare che il giorno ha la luce e la notte ha l’oscurità, perché la notte potrebbe restarci male.
Siamo sicuri che se quei due calciatori fossero stati di capigliatura rossa, con gli occhi a mandorla o calvi – e il CdS ne avesse fatto un titolo – nessuno avrebbe rotto le palle in questo modo.
Inoltre, l’ufficio stampa della A. S. Roma (di proprietà a stelle e strisce e sempre pronta a cavalcare il politically correct, manco fosse una ONLUS) ha sfruttato questo pseudo-appiglio per la solita lagna anti-razzista – ma anche razzista a questo punto – per guadagnare spazio sui social, visto che il suo padrone Pallotta, nonostante i soldi spesi, non riesce a guadagnare spazio nel rettangolo verde, con il giusto malcontento dei tifosi giallorossi, che vorrebbero più calcio e meno politically correct.