Incise sulla pietra | Porfirio – Catene d’oro e catene di ferro

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L’assenza di colui il quale soccorreva la tua anima – che aveva raccolto in sé l’affetto che si può avere al tempo stesso per un padre, un marito, un maestro, per la famiglia e, se vuoi, anche per la patria -, assenza che sembra sia ragionevolmente la causa della tua pena, tu potresti alleviarla mettendoti davanti come spettatore la ragione, non il sentimento. Innanzi tutto, sappi che, altrimenti, come ho già detto, per coloro i quali devono pensare veramente al ritorno da questa sosta di quaggiù, a loro estranea, non sarebbe possibile ripercorrere con piacere la via erta, come in un campo per cavalli, e con facilità: ché proprio questo fatto si oppone, come nessun altro, all’altro fatto, il piacere, cioè, e l’indolenza, al ritorno agli dèi. Infatti, le cime dei monti non sarebbe possibile scalarle senza pericolo e senza fatiche: così pure dai bassifondi del corpo non si emerge per quelle vie che trascinano giù nel corpo, il piacere e l’indolenza: la via passa per la sofferenza e la memoria della caduta. E se spiacevoli sono gli ostacoli accidentali, la vera difficoltà è propria alla risalita. Perché «vivere una vita facile» appartiene agli dèi, ma per chi è caduto nel divenire è tutto il contrario, perché questo stato porta all’oblìo e contribuisce ad estraniarci e ad addormentarci, se, sedotti dai sogni che ci illudono, ci abbandoniamo al sonno.

Infatti, anche delle catene le une, quelle d’oro, che è il metallo più pesante, per la loro bellezza invitano a contribuire di più all’ornamento e inducono le donne, insensibili al peso per la loro follia, a portarne nella loro leggerezza il nodo; quelle di ferro, invece, costringono a prendere coscienza degli errori, a pentirsi, perché fanno male, a cercare come procurarsi il mezzo per liberarsi dal loro peso: mentre, al contrario, il distacco dall’oro, a causa della sua attrattiva, porta spesso ad un rammarico non comune.

Lettera a Marcella, 6-7

(Traduzione a cura di Angelo Raffaele Sodano in: Porfirio, Vangelo di un pagano, Bompiani)