• PENSIERI DI MARCO AURELIO • carattere romano, stile militante – 13

195

Pensieri – Marco Aurelio – LIBRO VIII
“Dal momento che non ho mai deliberatamente tormentato nessuno, non è giusto ch’io tormenti neppure me stesso.”
Quante ore ognuno di noi ha malamente investito a crogiolarsi nel rammarico, piangendosi addosso per azioni passate che hanno fruttato un esito negativo.
E ancora peggio quante giornate ognuno di noi ha scialacquato in preda alle angosce per colpe mai avute, per fatti su cui nulla poteva fare o per comportamenti avversi di persone a cui nessun danno avevamo arrecato.
Pare invincibile in tali momenti quella forza che prende apparentemente possesso di noi stessi e ci conduce verso i più cupi recessi mentali, in fondo a baratri abitati da paure tenebrose figlie di un ego nevrotico, a sua volta ostaggio di un drago spietato.
E’ un prigioniero che, seppur a volte conscio che potrebbe liberarsi del suo aguzzino in qualunque momento volesse, decide di sua volontà di rimanere in catene.
E quindi cosa fare per spezzare questi legami, come riprendere in mano le redini di questo cavallo imbizzarrito?
Rimanendo vigili sentinelle a difesa della cittadella all’interno di noi stessi, ove è custodito quel fuoco sacro che è eterno, incorruttibile e immacolato.
Tenendo sempre a mente la domanda chi sono io?”, per accorgerci quando i nostri automatismi egoici stanno prendendo il sopravvento e ci stanno sviando dalla nostra essenza più nobile e Vera.
Ricordando sempre che il Militante della Tradizione, parafrasando Evola, deve agire facendo si che ciò su cui egli non può far nulla, nulla può e deve fare su di lui.
Del resto, ciò che è passato è passato e ciò su cui nulla potevamo non può esser causa di angoscia e di tormento.
Per il Militante della Tradizione infatti, dinanzi all’errore o alla sconfitta, esiste solo un credo: il RISCATTO!