“Noi siamo l’Onda”, la serie che segna la definitiva svolta “antifa$ci$ta” di Netflix

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(a cura della Comunità Militante Raido)
Sbarca anche in Italia “Noi siamo l’Onda“, la nuova serie Netflix prodotta in Germania che vorrebbe raccontare i teenager di oggi dal punto di vista della ribellione giovanile. Vorrebbe, appunto, perché dietro quest’operazione di “left-washing” c’è dietro un’operazione commerciale bella e buona che vuole raggiungere la nuova fetta di mercato rappresentata dai giovani che si ritengono impegnati ed “anti”.
Andiamo con ordine. Se il titolo non vi suona nuovo è perché ricordate il film L’onda, dove un professore conduceva un esperimento di sociologia politica applicata, trasformando una classe in una sorta di partito-caserma con tanto di capi, gregari e tutte quelle dinamiche che la storiografia marxista associa al fenomeno dei “fascismi”. Ma questa serie ne recupera solo il titolo, perché la trama non c’entra nulla.
I protagonisti di questa serie sono quattro ragazzi di una anonima città di provincia tedesca, benestante e a bassa presenza di immigrati, la cui vita viene stravolta – ognuno in maniera diversa – dall’arrivo di un nuovo studente dall’aspetto misterioso e trasandato (Tristan) che subito si rivela come il misterioso rivoluzionario-compagno venuto da chissà dove per fare… la rivoluzione!
I ragazzi in questione sono tutti prototipi degli sfigati che cercano occasione di riscatto, a parte una che invece rappresenta esattamente l’opposto: una ragazza alto borghese (Lea) che innamorandosi di Tristan si innamorerà anche della causa politica in cui a breve entreranno tutti. Interessante notare la scelta degli autori di Netflix che rappresentano in maniera marginale la componente “borghese” del gruppo che, pure, nella realtà è invece la componente maggioritarie nelle Sinistre, da sempre. Gli altri ragazzi, socialmente dei quasi proletari, sono invece rappresentati come la maggioranza numerica del gruppo.
Secondo uno schema abbastanza banale, attraverso varie vicende questi ragazzi si ritrovano per vari motivi a unirsi e, quindi, a creare “L’Onda“, un movimento giovanile semi segreto che si diletta in azioni politiche situazioniste e distruttive, sempre e comunque riprese e rilanciate ossessivamente via social network.
Tristan diventa il loro capo o, per meglio dire, il maestro che gli insegna a fare azioni di sabotaggio e di protesta senza voler mai (apparentemente) condizionare il gruppo versi i suoi scopi. Tristan è un giovane black block di Amburgo che finisce in un carcere minorile proprio per la politica ed è obbligato a diplomarsi nel liceo locale, frequentato dai quattro.
A quel punto gli autori di Netflix fanno il capolavoro creativo che rende questa serie particolarmente pericolosa. Intessono la trama sulle stesse dinamiche che avremmo potuto vedere in una serie qualunque alla Dawson’s Creek con la differenza che anziché cheerleader, bulletti e confraternite abbiamo uno squatter, quattro sfigati e gli pseudo grandi temi dei nostri adolescenti: ambientalismo, anti-sessismo, antifascismo, etc. Il cocktail è pronto, e sembra proprio di guardare una manifestazione in diretta dei vari “Friday for future” convocati da Greta in giro per il mondo, dove ai primi amori e alle prime storie di sesso, fanno però da sfondo i temi dei giovani “anti” dei nostri tempi.
Lo sfondo è, infatti, la storia d’amore fra Tristan, figlio di ambasciatori dedito alla lotta antifascista come ribellione contro il modello patriarcale, e Lea, borghese figlia di papa che vive con sempre maggior insofferenza la sua condizione di ricca annoiata. Questo è il filo rosso che unisce gran parte della prima stagione, scatenando reazioni e contro-reazioni nel gruppo, all’insegna di un antico adagio del ’68 per cui «il privato è politico!».
Ogni mezzo diventa lecito per sostenere la lotta dell’Onda. Anche spacciare droga per finanziare le azioni, senza che gli autori sentano il minimo bisogno di stigmatizzare o bilanciare la cosa con un invito al telespettatore a non giudicare positivamente questa condotta. Tutto, infatti, viene apparentemente subordinato dai membri dell’Onda per la causa. Ma è davvero così? No. L’Onda è solo lo strumento, non il fine. L’ennesimo capriccio e passatempo per giovani annoiati per sentirsi, almeno una volta, vivi.
Il mondo va in rovina ed è ora di fare qualcosa. Ma cosa? È questo il mantra della serie. Nel cercare di dare una risposta a questa domanda, i personaggi raggiungono una personale “liberazione” portando, ognuno, un “contributo” e cioè impegnando collettivamente il gruppo a combattere per una battaglia proposta da uno dei cinque membri fondatori, a turno. In realtà, ognuno raggiunge in questo modo un riscatto sociale/collettivo o personale (con se stesso) e la politica qui rappresentata diventa più un percorso di autocoscienza dal sapore psicanalitico piuttosto che un atto di lotta e di ribellione.
Il punto di non ritorno, il salto di qualità, per il gruppo che anima l’Onda è un assalto notturno a un mattatoio reo di… uccidere gli animali (e cosa si dovrebbe fare in un mattatoio?). Ma quello che segna simbolicamente il salto di qualità della lotta di questi piccoli borghesi è che durante questa azione un poliziotto uccide un bovino scappato dalle gabbie e in fuga, proprio davanti a loro. Questo gesto viene equiparato a un omicidio politico, dove il bovino assurge a ruolo di militante caduto sotto il piombo della repressione poliziesca. I più non lo avranno notato, ma sembra una riproposizione (in chiave animalista) dell’omicidio dello studente Benno Ohnesorg, ucciso a freddo nel 1967 dalla polizia berlinese dell’Ovest, durante una manifestazione politica di sinistra e che segnò la trasformazione del fenomeno del ’68 tedesco nella lotta armata della RAF (le Brigate Rosse tedesche). Già solo questa associazione di idee e immagini dovrebbe farvi capire il tenore della serie e quanto essa sia subdola.
 
In realtà questi ragazzi non hanno programmi, né maestri o testi di riferimenti. Sono degli autodidatti, il cui unico scopo è quello di restituire il colpo a ciò che li ha colpiti, il più delle volte in maniera indiretta e pretestuosa come un suv che non possono permettersi, e che perciò diventa a sua volta un simbolo da colpire, anche se farlo significa mettere sul lastrico il proprietario di un autosalone che tanto ha faticato per costruire la sua piccola ed onesta attività commerciale.
 
L’Onda, il movimento così creato, diventa così il modo di questi ragazzi per riscattarsi dalle loro miserie quotidiane ed esistenziali. La ragazza brutta e bullizzata, può ora sentirsi bene con sé stessa e perdere finalmente la verginità; l’arabo di seconda generazione può finalmente avere una ragazza tedesca bionda da scoparsi; la borghese ricca può giocare a ribellarsi, sfidando il coprifuoco imposto da mamma e papà; il teppistello compagno (figlio di ambasciatore) può ritagliarsi il suo spazio di leader fra gli aspiranti rivoluzionari di una città di provincia.
Non mancano, disseminati qua e là nelle varie puntate, militanti fascisti e razzisti ovunque, da combattere, insultare, picchiare. Che ovviamente seppur in superiorità numerica, fanno sempre figure al limite del ridicolo venendo ricacciati dai nostri prodi rivoluzionari che, nel giro di una puntata, da sfigati e iper-bullizzati diventano degli attivisti in grado di resistere ad aggressioni e spedizioni punitive.
 
Interessante è, inoltre, il “sottofondo fascista” che, al di là dei militanti di destra sopra accennati, sembra condizionare tutti gli aspetti della vita della città in cui abitano i protagonisti: la polizia è infiltrata da agenti fascisti; la politica locale è infiltrata da fascisti (camuffati da democratici… chiaro riferimento all’AFD o simili); le agenzie immobiliari che fanno speculazioni edilizie lo fanno in realtà perché razziste e desiderose di cacciare gli immigrati, etc etc. E’ un continuo, che denota esattamente il delirio persecutorio dell’antifascismo che vede il fascismo ovunque.
Via via che passano le puntate, si vede che il gruppo vive la contraddizione della sua diffusione fra i coetanei. Da un lato vuole restare piccolo ed elitario e rifiuta di allargarsi. Quando lo fa perde ogni minima logica e diventa esattamente ciò che è: la somma informe di tanti piccoli borghesi, o proletari borghesizzati, che vogliono giocare alla rivoluzione. Dall’altro, utilizza liberamente i social per riprendere in diretta i video di aggressioni e azioni illegali e, senza che nessuna censura incomba su di loro, né tantomeno la repressione poliziesca, diffondono il loro messaggio a macchia d’olio. Sullo sfondo c’è Tristan, che volente o nolente, di questo gruppo antigerarchico ne è diventato il Fuhrer (ergo è nazista pure lui? Questo Netflix omette di dirlo…).
Utilizzano i social come veicolo di diffusione delle idee, dicevamo. Idee che si diffondono perché diventa “fico” essere alternativi, secondo la logica che se qualcosa riceve tanti “Like”, allora è buona e giusta. A scuola diventano popolari sostituendosi così al precedente regime che vedeva ai vertici della catena alimentare-sociale scolastica le ragazze più carine o i maschi alpha di turno. Dunque, è solo un cambio della guardia con un altra guardia, non una rivoluzione sociale o dei costumi, ma i ragazzi (gregge) sono contenti così: a loro serve un pastore, in ogni caso, e ovviamente preferiscono quello che lasci loro la catena più lunga. 
 
La morale finale è che i membri dell’Onda non vogliono (davvero) giustizia, bensì il loro personale primato, seppur mascherato e infarcito di belle parole, slogan e gesti eclatanti. È come sempre l’odio dell’animo volgare, e non una affermazione di giustizia. Adesso Netflix ce lo propone anche sotto forma di una serie, a riprova del fatto che l'”antifa$ci$mo” non è una questione politica, ma un business su cui fare altro business. E per la modica cifra di 7,99 al mese, anche tutti i suoi abbonati potranno avere la loro fetta di rivoluzione servita su un piatto d’argento e comodamente fruibile comodamente seduti sul divano.