Con i passeggini pieni di cose

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(a cura della Comunità Militante Raido)
È un’immagine ricorrente quella alla quale Roma si è ormai tristemente abituata. Uomini e donne che, frettolosi, spingono, ai margini delle strade e dei cassonetti, passeggini. È strano, tanta è l’abitudine, che i Romani “c’hanno fatto il callo“, come si dice da queste parti: narcotizzati dalla giostra della vita ordinaria, tutta la forza espressiva e simbolica di questa immagine ci passa sotto gli occhi, quotidianamente, senza che ci scomponga. Forse, solo per radicato animo borghese, col naso arricciato e la smorfia del disgusto, distogliamo lo sguardo da quelle persone che spingono passeggini ma… senza bambini. Sono passeggini pieni di cose. Cose racimolate tra gli scarti e cercate tra i rifiuti del consumo altrui, recuperate, arruffate e poi trasportate. Certo, chi spinge questi passeggini pieni di cose è per lo più gente che nell’animo ha l’attitudine ancestrale del nomade, che vive ai margini dei sedentari, che attende, ai bordi della strada e con vigile attenzione, che qualcosa venga da altri scartato. Racimolano e mettono nei passeggini, dove un tempo c’erano i bambini, le cose
Ma non sono i soli che oggi spingono cose e non bambini. Questi gesti non sono propri solo di chi vive ai margini della città
Anche chi la città l’ha costruita raccoglie cose e non fa bambini. L’immagine dei passeggini pieni di cose è solo il simbolo drammatico dello stadio terminale della nostra società, dedita ormai solo all’uso e al consumo, dove si preferisce accumulare cose e non allevare bambini. Compriamo, vendiamo, barattiamo la vita in cambio del lavoro e, consumandoci nel benessere, rifiutiamo i figli che potremmo avere. Spingiamo anche noi i nostri “passeggini pieni di cose, e a volte abitati da animali, fino a quell’età in cui i figli, per natura, non si possono più avere. E così, passiamo la vita a preferire le cose che, se ci stancano, possono sempre essere buttate. I passeggini, non più usati, diventano cose abbandonate, che gli altri recuperano per accumulare altre cose. 
E, ogni tanto, nel buio dei cassonetti, spunta anche qualche bambino che, divenuto cosa agli occhi di chi è accecato dalle cose, viene scartato anche da chi le cose passa la vita a raccoglierle.