• IL SENTIERO DELLA VITA NOBILE • Cosa fai nella vita? – 9

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tratto dalla rivista Raido n. 31

Cosa fai nella vita?

E’ probabilmente una delle domande più banali che si possano fare ad una persona con la quale ci rapportiamo per la prima volta. Molto spesso però ci si imbatte in risposte che ci aiutano a capire bene, molto meglio di quanto potessimo pensare, con chi abbiamo a che fare.

La gran parte delle volte la risposta risulta essere un elenco di attività, sport e passioni alle quali uno si dedica, oltre e dopo il lavoro o il percorso di studi. Molte altre volte, al contrario, ci capita di sentire una risposta blanda e scarna, nella quale non vengono menzionati né studio né lavoro. La cosa triste è che le persone in maggioranza sono giovani come noi, dai quali dovrebbe venire il maggior fremito di vitalità e che dovrebbero “far tornare la bella bestia umana, scalpitante di vita”, come diceva Léon Degrelle in Militia. E’ triste constatare che sono molti i ragazzi immobilizzati in paludi fatte di piccole paure e scusanti tipiche di una mentalità borghese e mediocre.

Si è giovani nell’età, ma vecchi nello spirito, direbbe qualcuno. Per un giovane, come per chiunque altro, deve valere innanzitutto la regola secondo la quale o si studia o si lavora. Non si può stare a carico, come parassiti, dei genitori. Nulla facendo non si crea una base solida grazie alla quale ci si possa dedicare alla militanza nella giusta maniera.

Gli esempi più vicini a noi, ai quali aspiriamo avvicinarci, come Degrelle o Codreanu o tutti gli altri grandi personaggi punti di riferimento della destra radicale, che hanno saputo essere capi, trascinare masse e cambiare la storia, erano i migliori nei loro campi, e sicuramente hanno dato in questo senso l’esempio che spesso non viene seguito.

Non si diventa i migliori standosene a guardare la vita che ci scorre davanti, senza aggredirla, senza avere un atteggiamento attivo nei confronti di ciò che si fa, con la volontà e la convinzione di cambiare le cose, di fare la differenza. Certo sarà difficile arrivare a così alti livelli di virtù, ma se non si aspira al meglio, o almeno non ci si prova con costanza e tenacia, non ci si avvicinerà nemmeno lontanamente al massimo che ognuno di noi può raggiungere.

Se si dice di aspirare ad una vita di milizia e di virtù, è importante partire dalle piccole cose, portando avanti i doveri che ognuno ha sia verso sé stesso che verso i propri genitori i quali, anche se spesso non ci facciamo caso, faticano ed hanno faticato per darci di che vivere. Noi giovani abbiamo delle possibilità e delle forze che neanche immaginiamo, e che troppo spesso lasciamo andar via in cose futili ed insignificanti.

Le lasciamo andar via dormendo e sprecando le nostre energie e il nostro tempo in cose che non ci riempiono, ma anzi ci svuotano.  “Non è vero che abbiamo poco tempo, la verità è che ne sprechiamo molto”, indica Seneca. Dovremmo essere il ritratto della vita che scalpita, dovremmo “prendere a calci la vita come fosse un somaro che non vuol camminare”, dovremmo seguire l’esempio di Alessandro Magno, che a vent’anni è partito al comando di un intero esercito alla conquista di mezzo mondo, dello stesso Degrelle che a poco più di 25 era il capo politico più giovane d’Europa, dei moltissimi giovani di 15-16 anni che, Panzerfaust in spalla, difendevano Berlino nelle ultime ore di guerra dagli attacchi sovietici; ed invece succede che ci si perde in scuse piccole, banali ed ipocrite, soprattutto verso sé stessi, con le quali si rimanda tutto a domani, e ci si culla in un’amaca pronta a farci cadere, fatta di “ma, il problema è che…però è difficile” e altre idiozie simili.

Il “dolce far niente” è una non-condizione che dobbiamo sradicare per far spazio ad una vita attiva, pronta a costruire piuttosto che a criticare, fatta di azioni invece che di discorsi che si perdono col primo soffio di vento…Vent’anni si hanno una volta sola nella vita, sta ad ognuno di noi dare una risposta – eroica – che dia un senso alla nostra giovinezza.

Ci hanno chiuso le porte del cielo….noi vogliamo riaprirle.