Sindrome del cortocircuito alla Mario Brega (attento fascio)

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(a cura della Comunità Militante Raido)
Non ci interessa minimamente ergerci a difensori di Salvini o della democrazia eppure, questa simpatica notizia di quello che potrebbe essere definito l’ennesimo cortocircuito della sinistra italiana ci ha fatto tornare alla memoria un divertentissimo teatrino comico del cinema nostrano. Ricordate la famosa scena del film di Verdone Un sacco bello, in cui Mario Brega affermava di essere “comunista così!” alzando entrambe le braccia?
Ebbene facciamo un passo indietro e analizziamo i fatti.
Mario Brega veste i panni di un bravo borghese, forse non molto acculturato ma benestante, classico padre di famiglia degli anni 70/80, un uomo tutto sommato di sani principi, che incontra per caso dopo due anni il figlio Ruggiero ad un semaforo con una ragazza ed un amico che predicano il libero amore ed una vita hippie: I figli dell’amore eterno.
Questo padre, rimasto vedovo, cerca di convincere il proprio figlio a tornare alla casa e alla vita che aveva lasciato per fuggire il mondo moderno (non combatterlo) e andare a vivere in una comune hippie; vuoi perché lo aveva giurato alla moglie ormai defunta, vuoi perché ancora vede in lui una possibilità di salvezza. 
Per convincerlo si avvale dell’ausilio di un amico prete che dovrà fargli la morale, di un professore universitario che dovrà rafforzare le posizioni contro la vita nella comune con vari esempi e di un cugino del figlio, un ragazzo felicemente sposato che dovrà dimostrare la bellezza del vincolo matrimoniale.
Fin qui tutto bene, il piano sembra perfetto eccetto che: il prete anziché aiutare il padre a ricondurre il figlio sulla retta via sembra quasi appoggiare la tesi del figlio stesso, cercando in ogni modo il dialogo e rifiutandosi di condannare del tutto qualsiasi comportamento del giovane, anche i più libertini, anzi, cerca punti di contatto comuni, vuole farsi complice del ragazzo in nome di una vita meno materialista anche a discapito della teologia e della dottrina ecclesiastica (vi ricorda qualcosa o qualcuno?).
Il professore intuisce il discorso e pone l’accento sul bisogno di una rigida educazione alla disciplina e alla gerarchia da esercitarsi sul proprio figlio, così come ha fatto lui nella sua vita. Ma il suo parlare è vuoto e pieno di retorica e arriverò ad indicare Mario Brega quale artefice del destino del figlio perché si vede che non lo ha educato bene quando poteva. Il padre non vuole prendersi le proprie responsabilità pur essendo di sani principi, è convinto che la colpa non sia sua ma non sa bene come uscire dal discorso.
Il cugino, un essere mal fatto e a tratti isterico, non farà altro che rafforzare indirettamente la tesi del figlio portando come esempio di realizzazione umana un matrimonio basato sui solo interessi economici, che a suo dire, lo rende molto felice.
In questo contesto Mario inizia ben presto a perdere la calma, è messo sotto pressione, sa di avere ragione sulla vita del figlio ma non riesce a dimostrarlo, anche e soprattutto perché il suo orizzonte non va oltre quello della morale e della vita di un buon borghese.
Talmente viene a trovarsi sotto pressione che a un certo punto non ce la fa più e inveisce contro la ragazza del figlio, silenziosa e fastidiosa presenza che dall’inizio non ha fatto altro che lamentarsi ed esprimersi in atti di mediocre maleducazione.
Mario è un uomo semplice, cresciuto con i valori che gli avevano tramandato, con il rispetto della famiglia, con l’educazione, valori di cui in quel periodo si faceva portavoce lo stesso PCI
Ed ecco che, secondo la giovane compagna del figlio, la difesa di quei valori e l’attacco alla vita libertina, senza regole, senza dignità del figlio è un chiaro attacco “Fascista”.
Ebbene sì il “comunista così!” Mario, per il libero pensiero è divenuto Fascista. “Attento fascio!”. Questo slogan e il concetto espresso in quel film comico non fanno altro che esprimere quelli che oggi sono i cortocircuiti all’ordine del giorno, perché sappiamo bene che se non ci si schiera dalla parte del pensiero unico allora ci viene addossata la colpa e l’etichetta di essere fascisti. Per tutto, anche per la difesa di quei valori che un tempo anche un partito come il PCI checché se ne dica difendeva strenuamente.
E fa ridere a pensarci che proprio gli ex comunisti oggi hanno dei cortocircuiti interni da far paura. Come quando ad esempio urlano e sfilano in favore dell’aumento di pena per i reati di femminicidio e la violenza sulle donne fintanto che la stessa non venga compiuta da immigrati, altrimenti, “attento fascio!”.
Oppure, come nel caso della notizia d’apertura, si può essere anti-democratici solo se si è libertari di sinistra, altrimenti “attento fascio!.
Ecco, noi ai benpensanti moralisti alla Don Biancalani, ai professori accademici nostalgici, agli ignavi calcolatori opponiamo la nostra visione del mondo Tradizionale.
La provocazione non ci turba, non scalfisce il nostro spirito e il nostro lavoro.