Trump ha ucciso l’eroe iraniano Soleimani

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Il vigliacco americano ha sganciato le sue bombe nei pressi di Baghdad e tra le vittime c’è il glorioso Generale Qassem Soleimani, al comando della Forza Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran.
Uomo integerrimo, eroe vero, coraggioso servitore nella lotta contro l’oppressore e primo artefice della sconfitta di Daesh-ISIS, Soleimani era – e sarà per sempre – una figura di riferimento per tutti gli iraniani e tutti gli uomini e le donne che non si piegheranno mai al giogo arrogante degli arnesi del demonio, dagli Stati Uniti fino ai loro mandanti.
Il pusillanime Trump, che ha ordinato l’attacco e ha decretato la morte di Soleimani con un clic, ha voluto sopprimere l’uomo che guidava l’Iran – e tutto il Medio Oriente che non si allinea alla schiera a stelle e strisce – per minare l’opposizione ferma e risoluta dell’Iran. Ma forse Trump ignora che dietro Soleimani ci sono decine di uomini valorosi pronti a prendere le redini della lotta fino all’estremo sacrificio e che “sia gli Stati Uniti che i Sauditi, o chiunque altro, non potranno far nulla, e questo perché, dinanzi alla volontà di Dio, essi sono meno di nulla…. Perché questo popolo è pronto al sacrificio e quindi meritevole di vittoria”.

Di seguito, un testamento spirituale di Soleimani, tratto da islamshia.org

Estratto da un discorso del Generale Hajj Qasem Soleimani, il Comandante del Corpo al-Qods dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, ai combattenti iraniani che hanno partecipato ala liberazione di Abul Kamal in Siria, ultima roccaforte dei terroristi dell’ISIS, realizzata il 20 novembre 2017 da parte dell’esercito nazionale siriano e dei movimenti di resistenza islamica suoi alleati

“Perché Dio vi ha donato la vittoria? Perché Dio ha donato la vittoria alla Repubblica Islamica? Personalmente credo le nostre vittorie siano destinate ad aumentare, diventando di giorno in giorno sempre più grandi. Sia gli Stati Uniti che i Sauditi, o chiunque altro, non potranno far nulla, e questo perché, dinanzi alla volontà di Dio, essi sono meno di nulla…. Perché questo popolo è pronto al sacrificio e quindi meritevole di vittoria. La portata della vittoria dipende dal merito che si possiede. Noi possediamo questa virtù sia nella nostra Guida [l’Imam Khamenei], che con assoluta umiltà è al servizio di tutto il mondo islamico, sia nel nostro popolo, che ha mostrato nei fatti la sua totale disposizione al sacrificio: per la propria gente, per la propria terra, per la propria Scuola (Sciita) e soprattutto per l’Islam. Voi siete parte di questa schiera. Siete i portabandiera di questo movimento; siete stati prescelti da Dio per questa opera. Lo stendardo è nelle vostre mani. Siatene grati.

Nel giorno di Khaybar [battaglia che prese il nome dall’omonima fortezza ebraica arci-nemica dell’Islam] il Profeta (S) offrì la spada nelle mani di colui che più la meritava, l’Imam ‘Ali (AS): colui che poi, con la forza delle sue sole braccia, riuscì a sradicare il portone di quell’inespugnabile maniero. Egli riuscì in una così mirabolante impresa non perché avesse più forza degli altri, ma perché aveva più fede; e fu questa sua purissima fede ad infondergli la potenza necessaria. Una potenza, quella dell’Imam ‘Ali, che permetteva al Profeta di vincere le battaglie e che era frutto della sua infinita fede, e non certo della sua gloriosa spada.

Guardate gli americani; guardate la quantità dei loro armamenti; guardate il loro esercito composto da più di un milione di persone! Nonostante una così poderosa macchina bellica, una volta in Iraq sono stati costretti a fornire ai propri soldati anche dei pannoloni – praticamente quelli per bambini – per prevenire gli effetti della paura che impediva loro addirittura di scendere dai carri armati. Perché per la paura non riuscivano neanche a scendere dai carri armati! Mentre voi, armati di soli kalashnikov e con le vostre dotazioni leggere, siete stati fonte di incommensurabile gloria. Perché? Perché in voi era radicato un genuino distacco dall’esistenza terrena. Non essere attaccati alla vita non significa abbandonare la pianificazione delle operazioni. Non si tratta di non agire in accordo con la ragione; lo facciamo, ma senza la paura della morte. Agiamo con saggezza e con attenzione, osserviamo il nemico e le condizioni esistenti, ma non temiamo per la nostra vita. Pertanto, una persona che volesse spaventarci con la morte, è come se ci nutrisse.

Ci dicono “Vi uccidiamo”…mi sono ricordato di quanto scritto da un nostro martire, Shahid Ali Mohammadi, che [durante la Guerra Imposta dagli Stati Uniti mediante Saddam dal 1980 al 1988] nel suo diario aveva scritto “O mio fratello arabo, tu mi insegui e io inseguo te. Giuro su Dio che se mi farai diventare martire, intercederò (presso Dio) per te”. Noi che siamo qui abbiamo il dovere di essere vigili. Dobbiamo distinguere tra ciò che è lecito e ciò che è illecito, proteggere la vita delle persone, non possiamo impossessarci delle case altrui, dobbiamo mettere tutto il nostro essere nell’elevazione della Preghiera: questo è il posto giusto per compiere gli atti meritori e le preghiere della notte: questo è il posto più vicino a Dio!

In un messaggio inviato ai pellegrini in occasione dell’Hajj, l’Imam Khomeini scrisse: “O voi che siete seduti davanti alla Casa di Dio, pregate per coloro che sono in piedi davanti ai nemici di Dio”. Vedete la differenza tra questi e quelli. Le parole dell’Imam ai pellegrini avevano come vero obiettivo quello di mostrare la grandezza del Jihad.”

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