Tolo Tolo? Di “politicamente scorretto” non ha proprio nulla – recensione

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(a cura della redazione di AzioneTradizionale.com)
Spesso dalle colonne di AzioneTradizionale.com ci siamo trovati a recensire film e serie TV, analizzando dalla regia all’interpretazione, dai motivi profondi e quelli più evidenti delle pellicole analizzate. Stavolta, per l’ultima fatica di Checco Zalone “Tolo Tolo”, ci sia concesso una riflessione e una recensione che di cinematografico in senso “puro” ha forse poco, ma del resto non vogliamo privare lo spettatore di farsi una idea propria andando a vedere questo ultimo film di Zalone.
Partiamo dalla considerazione che il film è divertente e si lascia apprezzare, strappando diverse risate. Tante sì, ma non tante quante quelle cui Zalone ci aveva abituato nei suoi precedenti film. E questo non è un particolare secondario, perché stavolta Zalone ha voluto – forse più delle altre – raccontare una storia. E il film lo fa, a volte zoppicando un po’ nella narrazione a riprova che il cambio alla regia non è stato indolore. Ma, probabilmente, Zalone con questo film – dal così delicato tema – voleva far riflettere più che ridere (e basta).
Riprova ne è stata l’abile mossa di marketing precedente al lancio del film. Il trailer “Immigrato“, infatti, divenuto un vero e proprio jingle, ha funzionato da specchietto per le allodole: sia per i “destri” che già si sfregavano le mani pensando ad un film anti-immigrati, sia ai “sinistri” radical-chic, che subito avevano agitato lo spauracchio del razzismo. Alla fine l’unico vincitore – e i numeri al botteghino parlano già chiaro… – sarà Zalone, perché fa in qualche modo scontenti entrambi i fronti riuscendo (quasi) nel suo sempiterno gioco di non schierarsi mai.
Il film, infatti, ambisce a umanizzare – con ironia – il dramma dell’immigrazione e degli uomini e donne che sono le prime vittime di questi flussi. Saremmo ingiusti a dire che nulla dice del business che sta dietro di questi, e difficilmente un film comico poteva far di più. Tuttavia, volente o nolente, contribuisce a rafforzare una narrazione unidirezionale che vede il fenomeno migratorio come qualcosa di inevitabile, dove tutti fuggono dalla guerra senza alcun altra ragione né possibilità di restare a combattere quelle cause di tanta sofferenza. Né, tantomeno, si scorge il ruolo di “intelligence” che le ONG svolgono nei Paesi africani, stimolando le masse a emigrare in cerca di fortuna. 
Anzi, il “passo falso” – compiuto probabilmente per prevenire ogni accusa di “fascismo” – Checco lo commette proprio inserendo una improponibile sequela di sketch in cui, complice il sole africano, il malcapitato italiota Zalone degrada in una versione “ducistica” in cui emerge dal suo subconscio la voce di Mussolini a “fascistizzarlo” (catechizzarlo), facendo un tutt’uno tra fascismo e anti-immigrazione e chiudendo così il sillogismo tanto caro al pensiero mainstream: fascismo : odio = antifascismo : amore. Pure, ci verrebbe da dire, che l’escamotage avrebbe potuto avere un senso, ma così posto è senza senso e va esattamente nella direzione di quel “politicamente corretto” a cui invece Zalone ci aveva abituato a guardare oltre. Avrebbe potuto colpire i politici che spingono l’immigrazione, le ONG che ci mangiano sopra, le condizioni miserabili in cui vengono trattati gli immigrati nei campi di pomodori, financo la sinistra al caviale che sentenzia buonismo dall’alto dei suoi attici: niente di tutto ciò. Al contrario, attacchi biechi, sempliciotti, in stile ‘Colorado’ e Guzzanti, a chi critica l’immigrazionismo così com’è.
Alla fine il messaggio è quello di una Italia alla deriva, malgovernata e in preda a isterismi un po’ razzisti, a cui opporre la logica dell’amore. L’unica, si dice nel film, che può salvarci dal fascismo. Un po’ poco, o decisamente troppo da un altro punto di vista, ci verrebbe da dire, caro Checco Zalone, per continuare a fregiarsi dell’appellativo di “politicamente s-corretto“. E anche se il botteghino farà di questo film un nuovo record di incassi, pure, siamo certi che non si replicherà in futuro. L’incantesimo è rotto e Checco è tornato all’ovile.
In ogni caso, buona visione!