• IL SENTIERO DELLA VITA NOBILE • La Superbia – 10

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Uno dei più grandi ostacoli che un militante incontra sul proprio cammino è la superbia.
Definire a priori questa parola sarebbe forse complicato e sterile, cercheremo perciò di darne un’idea tramite degli esempi pratici.
Capita molto spesso di pensare, quando ci viene assegnato un compito, “questo è un lavoro troppo basso per me” oppure “non mi va di farlo”.
Questo atteggiamento è presente in ognuno di noi e si manifesta in modo chiaro quando un camerata mette in evidenza un nostro difetto; nella maggior parte dei casi ne risentiamo e rimuginiamo frasi del tipo “ come si permette a dire questo, ma piuttosto pensi a sé stesso”.
Questi pensieri nascono dal fatto che l’uomo dà troppa importanza a sé stesso, si considera il protagonista, non solo della sua vita, ma anche di quella degli altri e purtroppo spesso si finisce, proprio in virtù di questa prospettiva egocentrica, anche con il servirsi delle persone senza accorgersene.
E’ la presunzione di ritenersi preziosi, arrivati, superiori. Carlos Castaneda scrive a più riprese che Don Juan, suo maestro, aveva individuato proprio in questo uno dei suoi maggiori difetti e perciò soleva ripetergli “ ti dai troppa importanza, ti prendi troppo sul serio”.
Proprio per questi meccanismi della mente il militante esige il privilegio, si risparmia nella lotta e si dedica nel tempo libero semplicemente alle cose che gli riescono bene.
E’ troppo facile agire in questo modo; così non si cambia sé stessi ma si fortifica il proprio Io e si appesantisce il fardello da portare con altra zavorra.
Il monitoraggio su di sé, attraverso il confronto leale, sereno e privo di preconcetti o antipatie con i propri camerati è necessario proprio per evitare queste pericolose cristallizzazioni.
Inoltre non bisogna mai commettere l’errore di considerarsi meglio degli altri solo perché si fa parte di una comunità militante. Il nemico è molto astuto e come dice S. Ignazio di Loyola si comporta come falso innamorato che desidera restare nascosto e non scoperto” (ES regola 326).
Dunque se siamo superbi anche la stessa militanza ci si può ritorcere contro, portandoci a fare il passo del gambero, uno avanti e due indietro; proprio per questo nelle comunità militanti si assegnano spesso compiti diversi. Se si accettano anche le mansioni che non si gradiscono, dimostrandosi benevoli nei confronti delle direttive  e delle critiche alla propria azione, si opera  nella direzione di crescita e si colpisce il nemico in modo molto efficace.
La superbia porta a chiudersi in sé, a ingigantirsi dinanzi al nemico; è lui che ci dice “sei troppo importante per questo compito, chiedi altro da fare, qualcosa che ti piaccia” o ancora “la tua vita è troppo importante per sprecarla nella militanza”.
Ma come combattere questo morbo spirituale?
Con l’umiltà.
L’umiltà è la virtù più importante che un guerriero deve possedere e la mancanza di essa permette l’insorgere della superbia, proprio come il buio nasce dall’assenza di luce.
Il militante che deve incarnare maggiormente questo valore è la Guida; questo, come afferma Codreanu, deve scegliere sempre il posto più scomodo, è colui che serve i suoi uomini cercando per ognuno un compito, delle indicazioni, dei consigli; è in tal senso che si deve intendere il gesto estremo di Cristo di lavare i piedi ai suoi discepoli: è un atto di umiltà che sta a testimoniare una virtù necessaria al percorso guerriero e che sia accentuata nei responsabili.
Finché si vive, si combatte e, dunque, in termini spirituali o si va avanti o si va indietro; in virtù di ciò nessuno si deve sentire arrivato; il superbo è come quel tale che scalando una montagna si compiace dei metri scalati mentre l’umile guarda alla cima e pensa alle fatiche che ancora dovrà fare per raggiungerla.
E’ questo l’atteggiamento più consono al militante del Fronte della Tradizione, la sua norma sia l’umiltà.
Insieme all’umiltà vi è poi un’altra potente arma da portare con sé e cioè il sorriso; potremmo dire che il sorriso disarma il nemico e l’umiltà lo trafigge.
Quando quella vocina da dentro vorrà insinuare in noi il male dell’orgoglio, figlio prediletto della superbia, non dovremo far altro che sorridere, di noi stessi e dell’importanza che ci attribuiamo. Accentando poi con serenità il proprio compito ognuno potrà realmente avviarsi verso quel Sole lucente e sogno antico dell’Uomo Nuovo.