Milano è vivibile per chi guadagna 5.000€ al mese

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(a cura della redazione di AzioneTradizionale.com)
Per il secondo anno consecutivo la classifica de Il Sole 24 Ore sulla vivibilità delle città italiane conferma Milano al primo posto per qualità della vita.
Una conferma che lascia sorpresi la maggior parte dei milanesi stessi.
Se infatti è vero che Milano è una città “europea”, dinamica e che offre grandi opportunità, è anche vero che ha forti problemi di sicurezza (la classifica stessa colloca il capoluogo lombardo all’ultimo posto), di inquinamento e di costo della vita.
Una ricerca condotta da Nexten prende in analisi le principali città al mondo per attrattività nei confronti degli sviluppatori di software. La ricerca confronta 28 città in base a salario, costo della vita, costo degli affitti e guadagno netto. Si evince che Milano occupa l’ultima posizione con un guadagno (differenza tra salario netto e costo della vita e degli affitti) di soli 334 euro annui, ben lontana da altre città europee come Parigi (27esima con 4.800 euro/anno) o Copenaghen (decima con 16.455 euro/anno).
Se vivi a Milano e guadagni nella media, spendi nella media e hai un affitto nella media, in un anno riesci a mettere da parte poco più di 300 euro (28 euro al mese)!

Viene allora da chiedersi se Milano sia la città più vivibile solo per chi è in grado di guadagnare cifre superiori ai 5.000 euro al mese, per chi ha una casa in centro (lontano dai problemi delle periferie), per chi si sposta con bici e monopattini in sharing (rigorosamente nelle ZTL del centro, per non essere investiti dal traffico fuori i bastioni), per chi lavora negli uffici del centro con il posto auto riservato.
Da città di Sant’Ambrogio e di San Carlo Borromeo a città di Fedez e di Chiara Ferragni, emblemi dei tempi che sono e della vittoria effimera dell’ “apparire” sull’“essere”. Città dove fare la spesa 24 ore su 24, assaggiare la cucina di tutto il mondo, partecipare alle più esclusive sfilate di moda e divertirsi nei locali più in voga del momento, città dei clacson suonati allo scattare del verde, città operosa, che va di fretta senza sapere dove andare.
Un tempo la Madonnina ricoperta d’oro della guglia principale del Duomo era il punto più alto della città ed in un certo modo ne era protettrice e orientamento. Il centro spirituale della chiesa ambrosiana e sede dell’Arcidiocesi più grande d’Italia è oggi un mercato di culti (orientali, pseudo-religioni nate oltreoceano, Scientology, terrapiattisti, ecc.) tra i quali prevale su tutti il culto di sé e dell’apparire.
Città troppo città e poco urbe, nel senso di Roma – l’Urbe per antonomasia – che domina sull’orbe, ovvero centro assoluto e punto di orientamento. Europea troppo europea, breccia attraverso la quale si insediano e prolificano nel nostro paese le tendenze più sovversive di quest’epoca (dalla teoria gender alla sharing economy che ci rende abbonati a tutto senza mai possedere nulla ma essendone posseduti).
Città che è verticale ma non Verticale, si fanno tacere i campanili per non creare disturbo e l’unica aspirazione di “Verticalità” è interpretata dal Bosco verticale – appunto – e dai nuovi grattacieli moderni.
Milano, ieri capitale dell’Expo e domani delle Olimpiadi invernali, è oggi una città che cerca la propria identità, pretende di affermarsi e di farsi guida non solo in economia e in finanza ma anche nella cultura, nella politica, nel turismo e nello sport.
Rimane però ancora una città grigia, di un grigio tirato a lucido da sembrare argento. Ma l’argento non è l’oro della Madonnina, così come il cemento, per quanto magistralmente lavorato, non è il marmo del Duomo.