Una festa a lungo attesa: RAIDO festeggia i suoi primi 25 anni di Lotta e Vittoria

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La Festa del Tesseramento 2020 della Comunità Militante RAIDO è stata l’occasione per ritrovarsi, con amici e camerati, a festeggiare questi primi 25 anni di militanza nel solco della Tradizione. Una occasione in cui abbiamo avuto modo anche di fare un primo bilancio di questi anni di lotta e vittoria. Pubblichiamo qui il testo del nostro intervento d’apertura affinché sia chiaro agli amici – ma soprattutto, ai nemici – che ci troveranno sempre qua, per altri 25 anni ed oltre, a combattere in nome della Tradizione. Perché noi siamo nulla, la Tradizione è tutto… Noi siamo RAIDO!

Prima di lasciare spazio agli Ultima Frontiera che ringraziamo per essere nuovamente con noi, come peraltro già avvenne in occasione di un altro anniversario, quello dei quindici anni di Raido, vogliamo ringraziare tutti voi per essere oggi qui presenti in quella che, ormai da qualche anno, celebriamo come festa del tesseramento.

E quest’anno la festa del tesseramento assume un sapore particolare, perché nel 2020 ricorre, appunto, il venticinquesimo anniversario della nascita di Raido, quale Comunità Militante fondata nel lontano aprile del 1995, anche se, già da almeno un anno prima, un gruppo di ragazzi si riuniva per dare un senso più compiuto e completo alla propria militanza, abbracciando il progetto dell’Unità Operante per il Fronte della Tradizione.

Ma oltre a ringraziare voi, oggi qui presenti, è necessario ringraziare anche tutti coloro che in questo quarto di secolo ci hanno sostenuto ed incoraggiato, così come coloro che ci hanno criticato, perché dalle critiche, se fatte in maniera costruttiva e cameratesca e non tanto per sparlare, abbiamo sempre appreso qualcosa di buono per il prosieguo del nostro cammino.

Indubbiamente venticinque anni non sono pochi, soprattutto se ripensiamo a quando e a come siamo partiti e a quanto e come in questi anni si è lavorato, edificando strutture ed iniziative praticamente da zero ed alimentando il tutto secondo logiche improntate sull’economia legionaria, ovvero attraverso l’autosostentamento e l’autofinanziamento.

Come spesso abbiamo ripetuto, parafrasando le parole di Léon Degrelle, ogni attività realizzata da Raido è stata fatta alla luce del sole ed in assoluta indipendenza economica, sempre e solo grazie allo spirito di sacrificio ed abnegazione dei militanti ed al sostegno di amici e camerati. 

Tuttavia, ci preme sottolineare una cosa importante.

Se a distanza di venticinque anni siamo ancora insieme a condividere una bella serata, ciò è perché fin dal primo giorno successivo a quel 21 aprile del 1995 ci abbiamo creduto. Allo stesso modo ed alla stessa maniera, magari acquisendo una maggiore consapevolezza e coscienza, ma senza mai perdere l’entusiasmo “della prima ora” per la militanza. 

Senza mai perdere, in particolare, la fede nella Tradizione e nei suoi principi, la fede nell’aiuto e nel sostegno dei fratelli e camerati, la fede nella gerarchia e nella disciplina, senza mai dimenticare l’importanza del metodo di formazione che antepone il giusto ed il vero all’utile ed al compromesso, che antepone rigorosamente il noi all’io, senza mai calare l’attenzione nei confronti di uno stile per cui tutta la vita, in ogni suo ambito, è una milizia costante e quotidiana.

Non staremo a scomodare illustri testimoni della Tradizione; tuttavia, facendo le dovute proporzioni, in questi anni non è mancata la fede santa, ovvero quella forza interiore che spinge oltre le paure, oltre le logiche del “mi piace/non mi piace”, oltre i calcoli del “mi conviene/non mi conviene”, che non fa rimpiangere gli agi ed i comfort, che non fa preoccupare del tornaconto personale, ma che proietta l’essere umano solo ed esclusivamente nel compimento del proprio dovere di soldato, testimone, strumento della Tradizione.

Se non ci fosse questo richiamo profondo nel cuore, infatti, non ci sarebbe quella che per tutti noi è una scelta di vita integrale e, conseguentemente, non ci sarebbe quel sacrificio che, seppur silenzioso perché distante dalla ricerca della vanagloria e dalla celebrità, è sempre vissuto con gioia e determinazione ogni giorno della settimana, 365 giorni all’anno.

In effetti, sembrerebbe esserci nulla di gioioso nell’organizzare campi invernali con la temperatura che sfiora i 20 gradi sottozero, oppure svegliarsi alle 5 e mezza di mattina per spaccare le pietre o coltivare la terra sotto un torrido sole, oppure fare ore di riunione per risolvere una controversia, o per chiudere la pubblicazione di un libro o di una rivista, o realizzare ed attaccare un manifesto o uno striscione, oppure girare dalla Sicilia al Piemonte per organizzare incontri, conferenze, gruppi di studio, concerti e collaborazioni. 

Eppure, come ci diciamo sempre, questo può sembrare tanto se rapportato alle vite da piccoli borghesi che spesso conduciamo all’interno della viziosa e viziata società occidentale, ma è sicuramente poco, se non nulla, dinanzi al sacrificio dei nostri martiri e combattenti che hanno dato la vita per l’Idea, rinunciando veramente a tutto ciò che era loro più caro.

Essi per noi sono l’esempio di giovinezza che intendiamo seguire, uomini e donne che hanno incarnato l’onore, la fedeltà, la verità e la giustizia fino al massimo grado, uomini e donne che hanno reso la propria vita espressione del dono totale e disinteressato. Dono che in un mondo senza Dio, dominato dall’individualismo e dal materialismo, rappresenta un atto rivoluzionario per eccellenza.

Ma attenzione, gli esempi non si seguono solamente a parole, limitandosi a predicare formule o a ripetere slogan ma, come insegna il Capitano Codreanu, impegnandosi nella formazione reale e tangibile di uomini nuovi.

Ed allora, citando qualcuno che probabilmente non ci conosce perché non ci ha mai voluto veramente conoscere, Raido non sono “quelli che vendono libri”, Raido non è un’iniziativa a scopo di lucro finalizzata ad aiutare in maniera più o meno occulta qualche scaltro politico figlio del marcio sistema democratico, cosi come Raido non è solo una libreria, o una casa editrice, o varie riviste e pubblicazioni, o vari blog e giornali online, o gruppi di studio e formazione, o un gruppo escursionistico ed uno alpinistico, o un’associazione agroalimentare, o una collaborazione cameratesca e solidale per aiutare i bambini palestinesi, le popolazioni terremotate, o per organizzare iniziative contro la droga, o per sostenere gli ex combattenti della RSI, o ancora un centro per la diffusione della cultura tradizionale attraverso conferenze e convegni, o ancora gruppi musicali che suonano in giro per l’Italia, etc. etc.

Raido non è solamente questo perché, oltre ad essere un insieme di strumenti coi quali portiamo avanti la nostra lotta spirituale, culturale e politica (strumenti per alcuni condivisibili o per altri meno, ma non è questo l’importante…), Raido è una comunità militante che da venticinque anni si impegna, inesorabilmente e senza tregua, in assoluta continuità e convinzione, con fede, stile, metodo, fermezza, coraggio e determinazione, nella formazione di uomini e donne che, in nome della Tradizione, sappiano distinguersi veramente nella vita, incarnando i valori e le virtù dei nostri padri. 

Pertanto, qui non si leggono libri in chiave intellettualoide o accademica, qui non si fanno conferenze per autocompiacersi, qui non ci riempiamo la bocca di parole imparate a memoria, qui la comunità non è moda o semplice amicizia. Qui si cerca, nonostante i nostri limiti di uomini nati e cresciuti all’interno di questa società, di essere coerenti con le tre parole fatidiche impresse sul muro: Tradizione, Formazione, RivoluzioneTradizione, ovvero punto di riferimento spirituale, sovrano ed assoluto, Formazione, ovvero disciplina costante del corpo e dell’anima, Rivoluzione, ovvero rivolgimento prima di tutto interiore e poi esteriore. 

E se tutto questo è stato possibile e lo sarà, come ci auguriamo, per i prossimi venticinque anni almeno, ciò è grazie all’insegnamento ed all’esempio che ci è stato tramandato dal nostro padre spirituale, Gaetano, ed è grazie al sostegno di coloro che, affettuosamente, chiamiamo i nostri padri putativi, tra i quali, in particolare, ricordiamo quel vecchio guerriero di nome Rutilio Sermonti che, proprio in occasione dell’inaugurazione della sede di Raido nel lontano 1995, ci dava i primi entusiastici consigli… preludio dei successivi ma sempre “paterni” rimproveri! 

Ed è in loro onore, quindi, e nel nome di Raido e della Tradizione, che, tutti in piedi ed in silenzio, intoniamo quell’Inno a Roma che loro stessi ci hanno insegnato a cantare.