Hammamet, il film: stroncato dalla sinistra, recensito da noi

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La Sinistra stronca “Hammamet”? Un buon motivo per vedere il film su Craxi!

I “gendarmi della memoria” – come li avrebbe definiti Pansa – sono dei servi piuttosto operosi e sempre all’erta. Dimostrazione è il fatto che un film come “Hammamet” non sia passato in sordina divenendo, invece, l’ennesima occasione per attivare la tipica macchina del fango che i soloni del politicamente corretto (la Repubblica, MicroMega, Huffington Post, etc) accendono ogni qualvolta venga alla ribalta qualcosa che sia sgradito ai loro padroni.

Un film che parla di Bettino Craxi, restituendo allo spettatore un’immagine tutto sommato dignitosa, e lasciando numerosi spunti di riflessione che vadano oltre la retorica e la comune vulgata. E’ questo il peccato originale del film, secondo i padroni dell’informazione e del pensiero che hanno stroncato questo film con recensioni al vetriolo.

Dal punto di vista strettamente cinematografico diremo poco, per non togliere al lettore il piacere di trascorrere due ore in compagnia di un film piacevole e ben girato. Diremo però che chi si aspetta un film in stile “Netflix”, con flashback storici e colpi di scena, conditi magari da qualche cadavere e manette, resterà deluso. Il film ha un carattere intimista, ma senza scadere nella retrospettiva psicologica, bensì restando saldamente ancorato ai fatti, che si sono determinati e innestati proprie nelle biografie dei personaggi narrati, primi fra tutti ovviamente Craxi.

Dunque, più che la recensione del film in sé e per sé, ci interessa interrogarci sul perché la Sinistra si stia tanto accanendo contro questo film. Tale reazione, infatti, è la miglior cartina tornasole per capire il significato profondo del film che, invece, per molti sarebbe tutt’altro che immediato.

L’Huffington Post ci ha deliziato con una recensione in cui si accusa il film di “revisionismo”. Eccolo là, il neologismo degli anni Duemila che vale come e più d’una scomunica papale. Infatti, il film viene accostato alla recente scomparsa di Giampaolo Pansa, disegnando un filo rosso che unirebbe lui a questo film e, in generale, la riflessione storico-politica sui 20 anni dalla morte di Craxi. Si scomoda addirittura la “Costituzione nata dalla Resistenza antifascista” per attaccare la memoria di due defunti che, molto diversi fra loro, hanno avuto in comune la stessa colpa: quantomeno aver affermato una sovranità (in politica, Craxi) ed una libertà (intellettuale, Pansa) di contro al Potere dominante.

Rincara la dose la rivista della “sinistra illuminata” (si definiscono così) di MicroMega, dove “micro” si riferisce evidentemente alla dotazione di materia grigia e “mega” al loro ego. Questi professionisti del giornalismo si accodano ai loro colleghi di cui sopra e nella loro recensione, che rilancia quella dell’Huffington, titolano però addirittura che “La santificazione di Craxi e Pansa è un insulto alla Costituzione repubblicana”.

Ma, insomma, è possibile che Craxi, reo acclarato di aver alimentato in posizione apicale un sistema partitocratico e corrotto, meriti a 20 anni dalla morte ancora così tanta infamia e odio? Nessuno, tantomeno il film, vuole riabilitarne la figura di politico come non corrotto o campione di onestà. Il film, invece, vuole raccontare velatamente i segreti “inconfessabili” di Craxi ed è per questo che si vuole soffocare la riflessione su questa figura.

Almeno tre i “peccati originali” del film che i gendarmi della memoria non possono proprio accettare:

  1. che Craxi lasci intendere chiaramente, in almeno due scene del film, che la sua defenestrazione e la relativa repressione giudiziaria sia una conseguenza del gesto di affermazione di sovranità nazionale fatto a Sigonella. Quell’ultimo, fu un vero atto di sovranità nazionale a discapito degli Stati Uniti – che vennero internazionalmente umiliati – e fu fatto pagare a Craxi non appena il contesto politico italiano lo permise ed i tempi fossero maturi.
  1. che si dica, chiaramente, che l’unico partito sopravvissuto alla marea di Mani Pulite (ad eccezione del MSI, che però non occupò mai posizioni di rilievo nella Prima Repubblica, e non poté così materialmente rimanere coinvolto in scandali e casi di corruzione) fu il Partito Comunista Italiano. Quel PCI che poco prima che si scatenasse il terremoto innescato dal semisconosciuto Antonio Di Pietro, si sciolse divenendo PDS, col beneplacito di Washington dove Giorgio Napolitano e Achille Occhetto si erano recati poco tempo prima per avere la loro investitura subito prima degli eventi in questione. Facciamo notare che il viaggio a Washington è quell’endorsement ormai divenuto vero e proprio rito pubblico e di enorme importanza politica a cui poi, a turno, ha visto coinvolti: Berlusconi, Fini, Renzi, Di Maio etc etc. Chiunque si candidi a fare il premier italiano viene sottoposto a un esame preventivo, che se superato, porterà all’esecuzione dell’agenda di poteri forti statunitensi. E’ tipico che, qualora si violino queste prescrizioni, si venga sostituiti, non prima però di essere stato oggetto di una feroce campagna stampa oppure di inchieste giudiziarie.
  1. aver svelato il segreto dell’acqua calda: che la politica e la democrazia sono costitutivamente corrotte e corruttibili e che tutti gli attori che vi partecipano hanno un prezzo. Craxi lo dice chiaramente nel film e questo cinismo e pragmatismo è il segreto inconfessabile che, invece, mantiene in vita l’establishment fatto anche dai vari giornalisti prezzolati che da questa cloaca maxima traggono lauti stipendi e coccole dai loro padroni di turno.

Insomma, se alla Sinistra questo film è tanto sgradito un motivo c’è, ed hanno ragione a temerlo. Per questo ne consigliamo la visione, mettendo però in guardia il lettore da qualunque velleità di riabilitazione della figura politica di Craxi. Quello slogan metropolitano che sta tornando di moda in questi giorni – “Aridatece Bettino” – lo lasciamo volentieri al vociare alle fermate dell’autobus. Perché di là da qualunque riformismo, sta l’ambizione rivoluzionaria ed antisistema.