Le radici profonde non gelano – Coscienza e Dovere

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(a cura di Coscienza e Dovere)
Nella vita di ogni militante sono presenti vari momenti di grande buio e “disorientamento” che Codreanu riesce a sintetizzare con le tre prove che il Legionario deve affrontare: Monte della Sofferenza, Selva delle Fiere Selvagge, Palude dello Scoramento
Non bisogna, però, arrendersi e abbandonarsi a questi momenti di crisi che ci attanagliano l’animo e soffocano la luce del cuore, ma bisogna reagire perché, come ci ricorda il capitano, “la vita legionaria è bella. Ma non è bella per ricchezze, per divertimenti e lusso. E’ bella invece per il gran numero di pericoli che essa offre al legionario; bella per il nobile cameratismo che lega tutti i legionari dell’intero paese in una santa fratellanza di lotta; bella – in misura sublime – per l’inflessibile, virile comportamento di fronte alla sofferenza”.
Questi momenti sono ‘prove che la Provvidenza pone come sfida‘ al militante che sta combattendo su un sentiero superiore che, per essere tale, dovrà mettere a dura prova l’anima del militante che ci si avventura. Capire che ogni momento duro della vita è una gioia, alla quale siamo stati chiamati a partecipare, è il primo passo per combattere il buio che ci colpisce. E’ gioia perché è battaglia e, se siamo guerrieri, non vogliamo che questo.
Chi sarà in grado di superare questi momenti e saprà ri-accendere quel grande Fuoco dentro il suo cuore, sarà luce non solo per se stesso ma anche per tutti coloro che gli ‘ruotano’ attorno.
Come sappiamo, ‘la natura è il riflesso di Dio‘. Pensiamo, quindi, all’albero più vicino alle nostre case: quell’albero lo vedremo più volte al giorno, ogni giorno, per anni e, come noi, migliaia di altre persone. Quell’albero è lì, fermo nella sua posizione e nel suo compito. Ogni giorno è circondato da smog, resiste alle intemperie; tecnicamente vede e sente tutto un mondo che, passando davanti a lui, lo ‘colpisce’ con i suoi malsani e agitati modi di vivere. Eppure l’albero è là, perché le sue radici sono ben salde al terreno, e in ogni caso lui sarà fermo nel suo lavoro di pulizia dell’aria ed esempio di bellezza. Davanti a lui sono passate centinaia di migliaia di persone, ognuna di queste in vari momenti della propria vita: momenti belli e brutti, dolorosi e felici, confusi o più stabili. Eppure lui è rimasto lì, a testimonianza di qualcosa di superiore che va oltre la temporaneità umana e le sue macchinose frustrazioni. L’albero è un riflesso divino più cosciente di noi del percorso e del compito che deve assolvere. In questo momento di sfida dove tutto ci sembra franare sotto i piedi, vorremo lasciare la lotta, buttare via la divisa spirituale che ci riveste e renderci ancor più inermi e vulnerabili agli attacchi che possiamo ricevere dalle “fiere selvagge” del mondo buio che ci circonda. Ma proprio in questo momento, quando tutto inizia a crollare, dobbiamo avere la forza di guardare ancora una volta questo albero e di sentirci, come lui, parte di qualcosa di veramente superiore, di un disegno divino. Perché la nostra vita è questa, è lotta e rivoluzione continua dentro e fuori di noi. E’ sacrificio, è rispetto della parola data, di Amore e costanza nell’azione; di perseveranza. 
Dobbiamo vivere con la consapevolezza continua che “Vita est Militia super terram”, che la nostra vita terrena è come un “campo di prova” per la vita futura che ci aspetta.