Armati di KULTUR! Novità dagli scaffali

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APPELLO AI GIOVANI EUROPEI

Titolo completo: Appello ai giovani europei

Autore: Léon Degrelle

Prima edizione: 1997
Seconda edizione: 2006
Terza edizione: dicembre 2016
Quarta edizione: dicembre 2019
Il libro: se Militia rappresenta il testamento spirituale di Léon Degrelle, Appello ai giovani Europei ne è il testamento politico. L’appello rivolto ai giovani della «nostra Europa», erede dell’Impero e rinnovata col sangue dei capi e degli eroi, ci richiama al rifiuto della piccola Europa dei «capiufficio» e dei «buffoni democratici» oggi vigliaccamente accampati a Bruxelles. In questo agile pamphlet vergato nel 1992, Degrelle scatta una ‘fotografia’, dalla forte carica premonitrice e di un’attualità inquietante, della crisi spirituale, prim’ancora che politica, sociale ed economica, del mondo e in particolare dell’Europa. «Resta qualche possibilità di salvare la situazione europea?». Con questo Appello Léon Degrelle indica la risposta, chiama al reclutamento e traccia la strada da percorrere per una ormai improcrastinabile «rivoluzione delle anime».
L’autore: Léon Degrelle (Bouillion 1906 – Málaga 1994) è stato giornalista e scrittore, fondatore del movimento politico Rex, audace, volontario e pluridecorato combattente della legione Wallonie sul fronte dell’Est. Esiliato in Spagna nel 1945, fu innanzitutto un capo, di uomini e di anime. Cantore di un’Europa eroica e imperiale, la vita e l’opera di Léon Degrelle rappresentano un punto di riferimento etico-politico imprescindibile per chi oggi «crede ancora allo scintillio delle stelle».
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IL CAPITALISMO DELLA SEDUZIONE

Titolo completo: Il capitalismo della seduzione
Autore: Michel Clouscard
Anno: 2019
Pagine: 260
Il libro: Ne Il capitalismo della seduzione (1981) – di cui pubblichiamo la prima traduzione italiana – Clouscard mostra il profondo legame tra la fine dell’utopia rivoluzionaria, la falsa coscienza della filosofia postmoderna e l’inizio del ribellismo estetico, senza fini politici e utile al capitalismo, descrivendo quel totalitarismo dolce che è il risultato della seduzione della società dei consumi:
l’intellettuale di sinistra accede al consumo mondano. Ne è il principale fruitore. Peggio ancora è diventato il maître à penser del mondo. Propone i modelli culturali del mondano. Non solo accede al consumo mondano, ma ne è uno dei padroni. Ha tutto il potere di prescrivere. E di codificare l’ordine dei desideri.
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UN GIORNO DELLA MIA VITA

Titolo completo: Un giorno della mia vita. L’inferno del carcere e la tragedia dell’Irlanda in lotta
Autore: Bobby Sands
Anno: 2002
Pagine: 212
Il libro: Attraverso il lucido e impietoso resoconto di “un giorno della sua vita” nel carcere di Long Kesh, Sands ricostruisce la drammatica esperienza della detenzione: il freddo, la fame, la tortura, l’umiliazione fisica e psicologica di un uomo che non accetta di perdere, insieme ai diritti politici, la dignità della condizione umana. Malgrado il peso dell’angoscia e della sofferenza, la testimonianza di Sands si apre alla speranza, disegnando una mappa dei valori irrinunciabili, un codice morale che va oltre il mero esercizio del coraggio. Una dettagliata cronologia di Silvia Calamati offre, a chiusura di volume, un utile strumento per orientarsi nella storia irlandese degli anni settanta.
A cura di Silvia Calamati
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CUORE RIBELLE

Titolo completo: Cuore Ribelle
Autore: Dominique Venner
Anno: 2019
Pagine: 176
Il libro: un uomo coerente fino in fondo: è questo il profilo che ci offre questo libro. Al di là del gesto estremo con cui concluse la sua esistenza, Dominique Venner ha veramente saputo guadagnarsi sul campo, sin dall’infanzia, il titolo di “cuore ribelle”. Poi, in età matura si è scoperto “storico per vocazione”, lasciando un fecondissimo catalogo d’opere controcorrente, dove la concisione della forma sa trasformarsi spesso in parole d’ordine riecheggianti lo stile lapidario degli scrittori classici.
Nel 1992, quando si apprestò a scrivere Le coeur rebelle, Dominique Venner si era buttato alle spalle le esaltazioni giovanili, costellate da rischiose esperienze militari e da non meno rischiose militanze nazionaliste. Dopo aver scelto di vivere pericolosamente, sul finire degli anni Settanta aveva lasciato una Parigi trasformatasi ormai in metropoli “astiosa e invasa”. A spingerlo a quella svolta esistenziale fu, per sua stessa ammissione, la necessità di preservare la propria libertà dall’aggressività, dalle ambizioni e dalle furbizie richieste dalla logica della conquista del potere politico.
Da allora era letteralmente passato al bosco, per porsi a simbolica guardia della frontiera del pensiero tradizionale sentendosi “europeo nel senso antico e spirituale della parola”. Era una sorta di trasposizione degli anni giovanili, allorché aveva difeso il confine dell’Algerie française. In sostanza, Venner da quel momento incominciò ad incarnare nella vita la figura letteraria del Ribelle tratteggiata da Ernst Jünger, che gli fu modello di stile di vita. E dal covo di Le Rambucher, che lo rimandava alle origini mitiche della civiltà indo-europea ispiratrice di molti suoi lavori, non si staccò più.
Dominique Venner non amava il reducismo. Furono solo le “ferite del passato” non del tutto sopite ad ispirargli la stesura di quest’opera, che risvegliava “un drago pericoloso per lo spirito”. Col sapiente utilizzo della tecnica dell’analessi (flashback), egli tratteggiò vicende vissute spesso sul filo del rasoio dai giorni dell’infanzia sino alla ricordata data di stesura del testo.
A logico coronamento di queste memorie, perciò, Gaetano Marabello, che ne ha pure curato la traduzione, ha voluto chiudere il cerchio ricostruendo le fasi ultime d’una vita lineare, esempio davvero raro in un’epoca dove il compromesso è la regola.
DOMINIQUE VENNER (1935-2013), scrittore, storico. Ha diretto la rivista Enquête sur l’Histoire e fondato La Nouvelle Revue d’Histoire. Ha pubblicato una cinquantina di opere dedicate a temi come la Resistenza, la Collaborazione, il Fascismo tedesco, la guerra civile russa, il terrorismo, le armi, la guerra di secessione. La sua Histoire de l’Armée rouge è stata premiata dall’Académie franc?aise. Prima di quest’opera, Controcorrente ha tradotto e dato alle stampe Il Secolo del 1914. Utopie, guerre e rivoluzioni nell’Europa del XX Secolo (2017). «Nella guerra d’Algeria, su ordine e per necessità abbiamo ucciso e abbiamo visto uccidere, talora in maniera atroce. Questa guerra ha fatto di noi l’ultima generazione europea costretta alla prova della morte in faccia e che ha conosciuto il volto virile dell’esistenza. Lo ritengo un privilegio».
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LA GUERRA SANTA

Titolo completo: La Guerra Santa
Autore: René Daumal
Anno: 2019
Pagine: 56
Il libro: Ne La guerra santa si parla della guerra più ardua, la guerra interiore contro le proprie illusioni.
Ne Il ricordo determinante dell’esperienza dell’aldilà che Daumal tentò di fare assumendo tetracloruro di carbonio.
In questo vasto silenzio pieno di urla di guerra, nascosto all’esteriorità dal miraggio fuggevole del tempo, l’eterno vincitore ode le voci di altri silenzi. Solo, avendo dissolto l’illusione di non essere solo, solo, non è più solo a essere solo. Ma sono separato da lui da questi eserciti di fantasmi che devo annientare. Possa io un giorno installarmi in questa cittadella! Sui bastioni, che io sia dilaniato fino all’osso, affinché il tumulto non entri nella camera reale!
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LA PERDUTISSIMA SETTA

Titolo completo: La perdutissima setta
Autore: Ruggero Morghen
Anno: 2007
Pagine: 64
Scopo del presente lavoro è proporre una lettura diretta dei testi pontifici (con ampie citazioni dagli stessi) sulla “perdutissima setta”, evidenziando non tanto l’elemento della condanna e le sanzioni previste per chi aderiva alla massoneria (o comunque la aiutava e la promuoveva), quanto le immagini — o, meglio, le rappresentazioni — della Liberomuratoria che emergono dai documenti papali.
Naturalmente la materia è vastissima: qui si è voluto offrire solo una selezione dello sterminato materiale documentario prodotto sul tema da Clemente XII e dai suoi successori sul soglio di Pietro fino a Leone XIII.
Si confida tuttavia di concorrere con queste pagine ad illuminare ancor meglio le ragioni delle ripetute condanne papali nei confronti dei “Figli della Vedova”.
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