Il lavoro che sparisce in Italia

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Non siamo dei fanatici delle statistiche e, anzi, proprio di recente abbiamo spiegato perché l’uomo moderno si affanni così tanto, e inutilmente, sui numeri e i conteggi. Tuttavia, in questo caso, ci limiteremo a registrare un dato assoluto: il numero dei lavoratori precari in Italia, che ha raggiunto la cifra record di 3 milioni di unità. Il numero è inquietante, soprattutto se consideriamo i tre milioni non vanno analizzati sull’intera popolazione italiana, ma sui 23 milioni di italiani che lavorano, cioè un terzo della popolazione complessiva. 
Tutto questo si traduce poi in un’esistenza “precaria”: casa, beni materiali primari, qualità della vita, etc. Tutto diventa “precario” e perfettamente coerente con un sistema che, ogni giorno di più, diventando liquido non ammette – strutturalmente – la definitività. Non è, infatti, una anomalia che esista il lavoro precario, perché il sistema vuole esattamente questo: la precarizzazione della vita di tutti, partendo dal primo pilastro economico-sociale degli individui e, cioè, il lavoro. Sicuri, allora, si tratti solo di una banale statistica?

(tratto da www.ansa.it) – Lavoro, oltre 3 milioni di precari: è record. La disoccupazione dei giovani resta al 28,9%
L’Istat diffonde la stima provvisoria su occupati e disoccupati di dicembre 2019. I dipendenti a termine, ovvero i precari, a dicembre aumentano di 17 mila unità su novembre, arrivando a toccare quota 3 milioni 123 mila. Lo rileva l’Istat. Si tratta di un nuovo massimo storico.

Resta invariato, rispetto al mese precedente, anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni), che si attesta al 28,9%.

Il tasso di disoccupazione in Italia risulta stabile al 9,8%, lo stesso livello già registrato a novembre. Il numero delle persone in cerca di lavoro segna un “lieve” aumento su base mensile (+2mila). Nel dettaglio, i disoccupati ceescono tra gli uomini (+28mila) e tra gli under50, a fronte di una diminuzione tra le donne (-27mila) e gli ultracinquantenni.

Tornano a calare gli occupati, che a dicembre segnano una diminuzione di 75 mila unità, dopo due mesi di crescita. Lo rileva l’Istat, spiegando che si tratta della contrazione più forte in termini assoluti da febbraio del 2016. A scendere, con un’inversione di rotta, è il numero di lavoratori dipendenti permanenti (-75 mila), ovvero coloro che hanno il posto ‘fisso’. Calano anche gli indipendenti (-16 mila), mentre gli occupati aumentano tra i dipendenti a termine (+17 mila).

Il numero di lavoratori autonomi a dicembre scende di 16 mila unità su base mensile, con il totale che tocca il minimo storico dal 1977. Lo rileva l’Istat. Ormai in Italia gli indipendenti si fermano a 5 milioni e 255 mila.

Ieri il Fondo Monetario Internazionale ha stimato la crescita per l’Italia a intorno allo 0,5% peril 2020, la più bassa tra tutti i Paesi dell’Unione europea.