Contagion – quando il cinema predice le epidemie

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Quando la realtà supera la fantasia e il complotto diventa realtà: un film del 2011 aveva previsto il Coronavirus. Ma siamo sicuri che l’umanità non fosse già malata?
Mentre continua la preoccupazione per l’epidemia di Coronavirus che ha avuto origine in Cina e sta avendo serie ripercussioni in tutto il mondo, un film del 2011 diretto da Steven Soderbergh, è entrato ufficialmente nella top 10 dei film più visti di iTunes Movie e Google Play. Perché un film di quasi dieci anni fa torna improvvisamente fra i film più visti su alcune delle principali piattaforme di streaming cinematografico? Semplice. “Contagion”, il film in questione, è la preoccupante narrazione del Coronavirus e di tutto quanto sta accadendo in queste settimane con una preoccupante precisione e continue analogie.
Il film narra l’evoluzione di un letale virus che, partendo proprio dalla Cina, si diffonde rapidamente in tutto il mondo riuscendo a contagiare milioni di persone. La comunità scientifica e le autorità brancolano nel dubbio circa l’origine di questo virus, mentre a livello sociale si diffonde una psicosi di massa e intere regioni del mondo (povero) vengono lasciate sprofondare nel contagio. Una grossa fetta della popolazione mondiale si ammala, finché non si trova una cura che, lentamente, riporterà la situazione alla normalità.
Un cast di prim’ordine (Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard, Kate Winslet, Jude Law) vive in maniera diversa, ma connessa, tutte le vicende che riguardano la diffusione di un virus letale, mostrando allo spettatore tutte le dinamiche che si innescano per far fronte a simili emergenze sanitarie e dimostrando, come se ce ne fosse bisogno, la totale impotenza dell’uomo a gestire psicologicamente queste epidemie: episodi di violenza, psicosi collettive, sfiducia totale nel sistema, ricerca di cure miracolose trovate su internet.
Tralasciamo, dunque, la sorpresa nello scoprire che un film di quasi dieci anni fa avesse già descritto quasi perfettamente quanto sta avvenendo: al lettore lasciamo la possibilità di credere si tratti di un caso o, forse, di qualcosa di diverso. AzioneTradizionale.com non fa del complottismo ma, sicuramente, la cosa insospettisce. Quello su cui vorremmo, invece, riflettere è un altro aspetto ben più interessante del film e della vicenda del Coronavirus in generale. Analizzare cioè come oltre al dato biologico e sanitario, questi casi di epidemia (febbre suina, mucca pazza, sars etc) producano delle vere e proprie epidemie di isterismo e psicosi collettive.
Fortunatamente non assistiamo nelle nostre città ai gravi fenomeni descritti nel film, eppure, ne intravvediamo le preoccupanti potenzialità. Dove? Nei cartelli “mascherine esaurite” appesi fuori da tutte le farmacie, nella fobia verso gli esercizi commerciali cinesi (ristoranti in primis), nel complottismo da quattro soldi portato a livelli patologici e, però, lo vediamo anche nelle idiote campagne di solidarietà verso i cinesi (es. sindaco di Milano, Zingaretti, sinistra radical chic, etc.) che sono l’altra faccia della stessa medaglia di chi per far vedere che non è preoccupato si preoccupa di non far preoccupare (scusate il gioco di parole).
Al netto, dunque, della riflessione “tecnica” che una tale epidemia ci impone, e su cui altri giornalisti hanno già detto cose interessanti (per esempio, Maurizio Blondet), episodi come questi ci aiutano a comprendere meglio la nostra epoca, sotto diversi punti di vista che meriterebbero ben più ampia trattazione fra cui:
– dal punto di vista antropologico, mai come in questi giorni, assistiamo a forme di paura e isterismo collettivo che, scimmiottando comportamenti e misure igienico-sanitarie, denotano in realtà un profondo senso di insicurezza dell’uomo comune, che si attacca alla vita in maniera angosciosa e angosciante, dove il “mors tua, vita mea” è la sola norma di vita. Non c’è mai stato minor senso di comunità nelle nostre città come in queste settimane;
– dal punto di vista religioso, è interessante notare come nessuna autorità religiosa stia stimolando ad affrontare l’epidemia da un punto di vista religioso, attraverso lo strumento della preghiera. Rideranno, senz’altro, gli apostoli “del pensiero laico” a una cosa del genere, ma nella storia dell’occidente sappiamo quante terribili epidemie siano state vinte anche attraverso il concorso delle forze invisibili. Esempi come Santa Rosalia o San Rocco sono lì a ricordarcelo… Peccato che i vertici della Chiesa cattolica lo abbiano dimenticato e siano indaffarati su ben altro;
– resta solo il piano economico, quello a cui in maniera certosina e fanatica si dedicano gli osservatori. Questa epidemia è, forse, la prima della storia che sta venendo analizzata solo e esclusivamente sul piano economico. I morti vengono convertiti in punti percentuali del PIL, che si abbassa, o nell’andamento ora più volatile delle borse. La suggestione economicistica è tale che, addirittura, più delle tensioni geopolitiche in questa fase, è la paura del Coronavirus che sta influenzando il prezzo del petrolio!
Insomma, verrebbe da pensare che nonostante le rassicurazioni che ci propinano sui mass-media, il contagio si sia in realtà già propagato. Perché più del virus vero e proprio, può la forza della suggestione collettiva, eterodiretta da chi gestisce l’informazione. Una suggestione che evidenzia gli enormi vuoti della nostra età contemporanea piena solo di fast-food e inutili stronzate elettroniche, che vengono facilmente riempiti dall’isterica ricerca di certezze (apparenti). Il Coronavirus ha già vinto, ma non perché sia riuscito a diffondersi a tutta la popolazione mondiale. Ma perché l’uomo era già malato e questo tipo di umanità è già destinato all’inevitabile estinzione, privo com’è di qualunque prospettiva verticale e metafisica che vada oltre la sua esclusiva esistenza biologica e corporea.