Manipolazione delle coscienze

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a cura della Redazione di RigenerAzione Evola

Sabato 22 febbraio p.v., a Roma, presso il Palazzo della Cancelleria, in Piazza della Cancelleria n 1, si terrà un importante convegno sul tema “Armi di distrazione di massa – La manipolazione dell’informazione e delle menti al tempo dei social network“, organizzato da Cinabro Edizioni. Tra i relatori, nomi di rilievo quali quelli di Giulietto Chiesa e di Gianluca Marletta. Con l’occasione, vi proponiamo un interessante articolo di Evola pubblicato sul “Roma” nel 1958 (con l’intitolazione “Studiano come farvi comprare ciò che non vi servirebbe affatto”), in cui veniva affrontato proprio il tema della manipolazione delle menti e delle coscienze tramite tecniche di influenza subliminale e di suggestione di massa, che andavano affinandosi sempre più in quegli anni, incidendo sulla sfera psichica, soprattutto subcosciente, delle persone. Tali tecniche, utilizzate in tutti i possibili ambiti sociali (informazione, pubblicità commerciale, propaganda politica, sociologia dei comportamenti, ambito militare, ecc.), erano state già da diversi decenni elaborate e sviluppate negli Stati Uniti d’America (non a caso, ovviamente), trovando peraltro ampio utilizzo anche durante la guerra.

Evola prese spunto da un libro del giornalista e sociologo americano Vance Packard (1914-1996), che si occupò ampiamente del tema delle manipolazioni indotte sulle masse dall’industria pubblicitaria, tramite l’impiego di tecniche mutuate dalla psichiatria e dalla cd. “psicologia del profondo”, agli albori dell’era dei mass-media. L’opera, The Hidden Persuaders (1957), tradotta in Italia da Einaudi, affrontava con dovizia di particolari questo delicato argomento, ed Evola colse l’occasione per parlarne. Non mancheremo di proporre altre osservazioni del barone sull’elemento psichico dell’uomo e sui suoi mutamenti.

En passant, cogliamo l’occasione per ricordare che queste tecniche di suggestione e di manipolazione di massa, che effettivamente utilizzano gli strumenti della psicanalisi e della psicologia del profondo quali armi di sovversione, applicandoli ben oltre quello che dovrebbe essere loro il strettissimo ambito operativo, cioè quello patologico (sia pure con tutti i rischi del caso, come messo in evidenza da Guénon), per orientare e condizionare i comportamenti delle masse (esattamente come la massificazione della psicanalisi è servita quale strumento per cancellare la dimensione sovraordinata nell’uomo moderno, riducendolo solo ad un aggregato di corpo e psiche, dominato dall’inconscio e dalle pulsioni della libido), possono senz’altro farsi rientrare nel più vasto quadro di quella cosiddetta “guerra occulta” e delle sue tecniche, di cui Evola si è ampiamente occupato in scritti specifici nonchè in un celebre capitolo ad hoc de “Gli Uomini e le rovine”.

Evola stesso precisò, al riguardo, che questa “guerra sotterranea” viene “condotta insensibilmente da quelle che, in genere, si possono chiamare le forze della sovversione mondiale, con mezzi e in circostanze ignorati dalla corrente storiografia“; forze occulte che “non di rado non sono nemmeno riconducibili a ciò che è soltanto umano, individualmente o collettivamente umano“, e che indirizzano scientemente gli eventi, in modo tale da orientare in chiave regressiva e sovversiva il corso della storia. In tale contesto, l’elemento psichico e l’inconscio assumono un ruolo fondamentale dal lato passivo, cioè dal punto di vista dei soggetti che diventano strumenti operativi più o meno inconsapevoli al servizio delle forze della sovversione (al di là, ovviamente, della conseguente passività delle masse e dei popoli che vivono le epoche e le vicende storiche così indirizzate, inconsapevolmente ingannati e plagiati). Evola scrisse infatti, con riferimento alla guerra occulta: “di inconscio si può parlare nei soli riguardi di coloro che, secondo la concezione tridimensionale degli avvenimenti, ci appaiono più come gli oggetti che non come i soggetti della storia, giacché essi nel loro pensare ed agire si rendono ben poco conto delle influenze a cui obbediscono, dei veri scopi che essi finiscono col realizzarsi. In costoro il centro cade dunque più nell’inconscio e nel preconscio che non nella chiara coscienza riflessa, malgrado tutto quel che essi – spesso uomini d’azione e ideologhi – possono credere. Sotto tale rapporto può ben dirsi che le azioni più decisive per la guerra occulta si svolgono nella zona dello inconscio umano” (“Gli Uomini e le rovine”, cap. XIII).

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di Julius Evola

Tratto dal “Roma”, 19 settembre 1958

Un libro meritevole di essere letto da chi si interessa ai segni dei tempi, è quello dell’americano Vance Packard, recentemente uscito presso le edizioni Einaudi col titolo I persuasori occulti. Esso informa circa le tecniche che già da parecchi anni vengono impiegate oltre Oceano con grande ricchezza di mezzi, al fino di influenzare e condizionare la scelta di milioni di persone manipolando il loro subcosciente, facendo leva sulla parte irrazionale del loro essere, dunque agendo in gran parte da dietro le quinte. Queste iniziative sono state prese anzitutto sul piano economico, nel dominio del consumo, onde provocare, dirigere e accrescere gli acquisti e, secondo i dati riferiti dal libro, esse hanno avuto successi sbalorditivi.

Il problema è sorto per una doppia via. Vi è stata, in primo luogo, l’angoscia di una superproduzione non assorbita dal mercato. In secondo luogo, vi sono stati gli effetti della virtuale standardizzazione di moltissimi prodotti. Quando merci, manufatti, macchine, generi voluttuari e via dicendo presentano più o meno la stessa qualità, la concorrenza si trova paralizzata se facesse appello ai soli motivi razionali e oggettivi del consumatore. Quindi è apparso necessario usare altri metodi, metodi che facciano presa sull’irrazionale del potenziale acquirente, grazie all’uso di suggestioni e di stimoli cadenti fuor della sfera logica.

Così sono state mobilitate per forme inedite di pubblicità e di imbonimento la psicanalisi e la psichiatria e si sono formati centri di ricerche e di consulenza pubblicitaria e propagandistica aventi alle dipendenze intere squadre di specialisti in fatto di psicologia del profondo. Motivational Research (in sigla: MR), è la designazione di questa nuova scienza, che è in continuo sviluppo. Come premessa, la MR distingue tre piani. Al primo, razionale e cosciente, il pubblico si rende conto di ciò che avviene e conosce le ragioni delle sue scelte e reazioni. Il secondo livello, subconscio e preconscio, riguarda la zona della psiche in cui una persona si rende conto solo oscuramente dei propri pensieri segreti, delle proprie sensazioni e dei propri atteggiamenti, ma non desidera spiegarseli, ovvero si fabbrica spiegazioni razionali fallaci per celare a sé delle motivazioni irrazionali.  Al terzo livello non solo si è ignari dei propri sentimenti e atteggiamenti reali e determinanti, ma ci si rifiuterebbe di discuterli anche se ci fosse dato di farlo. L’esame del comportamento del singolo e delle masse verso i beni di consumo a questi due ultimi livelli costituisce il nerbo della nuova scienza, della MR e delle sue varie applicazioni.

Fanno testo, per essa, le opere classiche del Freud e dell’Adler (dunque, non solo le ricerche del sottofondo sessuale del singolo e delle masse, ma anche dei complessi di inferiorità, di colpa, di potenza, di autocompensazione, eccetera); poi vengono i testi del Pavlov sui riflessi condizionati, a cui si aggiungono quelli del Durckheim sulla psiche primitiva, del Whitehead sulla logica dei simboli, del Korzybski sulla semantica e le radici segrete delle parole.

Non meno di tutto ciò viene arruolato sistematicamente e cinicamente per un «imbonimento dell’inconscio», di milioni di uomini e donne. Con simboli ed immagini che hanno un significato recondito, con parole che destano un’eco nell’irrazionale, e così via, si «precondiziona» il pubblico, si cerca di guadagnarlo e di determinare le sue scelte facendogli comprare ciò che non voleva comprare per via di «blocchi psichici», o che non pensava affatto di comprare, perché non ne sentiva il bisogno.

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Il suscitare e l’alimentare sempre nuovi bisogni, bisogni artificiali, è infatti un problema di vita o di morte per la superproduzione e l’alto capitalismo. Perché uno degli obiettivi della MR è stato, per esempio, il creare il complesso dell’«invecchiamento», ossia l’idea che cose, che potrebbero ancora servire benissimo, sono «invecchiate», fuori voga, e vanno cambiate. Altro settore dell’offensiva: quello contro il tempo libero derivante dalla riduzione delle ore di lavoro e dell’automazione: si cerca di suscitare il bisogno nevrotico e di riempire tale tempo con forme varie di attività che, naturalmente, comportano spese e acquisti. Dove si giunga con simili manipolazioni, di ciò si può avere una idea se si accenna che nemmeno i bambini vengono risparmiati – specie con spettacoli televisivi (quasi sempre facendo leva su impulsi alla emancipazione dell’autorità dei «grandi»), si cerca di precondizionarli come futuri acquirenti; che sono stati perfino studiati i cambiamenti di umore che nelle donne derivano dal ciclo mensile per tenerne conto in modo che le scelte non ne risentano; che uno dei metodi più recenti in prova è quello delle «influenze subliminali»: per esempio, si inserisce nella televisione o nella pubblicità cinematografica una immagine o una formula proiettata per una frazione infinitesima di secondo, che non è colta dal conscio ma che verrebbe accepita dall’inconscio e in esso fruttificherebbe.

Tutto ciò a molti sembrerà avere del fantastico e del ridicolo. Ma la documentazione del libro è precisa: non migliaia, ma milioni di dollari vengono investiti dai grandi centri di produzione per queste ricerche, per queste tecniche pubblicitarie e propagandistiche: il che sta a dire che esse recano dei frutti. Senonchè in America gli stessi metodi tendono ormai ad estendersi al piano sociale e politico, oltre che a quello del consumo. Il Packard riconosce che è assai lontana l’imagine popolare dell’americano come un rude individualista dal pensiero indipendente, simbolo dell’intelligenza e del progresso del XX secolo. Queste sono apparenze alle quali, naturalmente, si tiene moltissimo. Ma – egli dice – il limite a cui sembra tendere lo sviluppo complessivo è piuttosto un mondo alla Orwell, o sul genere dei Tempi moderni di Huxley. L’individuo viene sempre più condizionato attraverso la sua parte irrazionale, e il tipo «autodiretto» sta dando sempre più luogo a quello «eterodiretto», cioè determinato da suggestioni esterne e del gruppo sociale.

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A tale riguardo, uno degli autori citati, il Whyte, scrive: «in un paese dove l’individualismo – indipendenza, autonomia – per tre secoli è stata la parola d’ordine, si è giunti insensibilmente alla conclusione, che l’individuo non ha, in sé, alcun valore se non in quanto appartiene al gruppo». E le parole di un altro autore citato, il Bouldin, sono: «si può perfettamente concepire un mondo dominato da una dittatura invisibile nel quale tuttavia siano state mantenute le forme esteriori del governo democratico». Nella fattispecie, viene rilevato che nelle ultime campagne elettorali americane sono stati applicati gli stessi metodi spregiudicati basati sulla MR e usati per smerciare i prodotti imbonendo la parte irrazionale e subconscia dell’uomo. Analoghe sono le tecniche con cui i partiti offrono agli elettori un candidato, un programma o perfino un presidente – per cui vi è chi alla fine ha alzato la voce, indignato, dicendo che «il fatto che da noi si pretende di vendere i candidati alle massime cariche politiche come se si trattasse di dentifrici o di frigoriferi è l’estrema indegnità del processo democratico».

Per conto nostro, tutto ciò non ci dice nulla di nuovo. Sappiamo da tempo come, specie nella «libera» America, si «fabbrica» l’opinione pubblica. Le nuove tecniche perfezionano soltanto il sistema, la conclusione da trarre da tutto ciò, e specificamente dagli sviluppi e dalle crescenti applicazioni della MR, è chiara: si assiste ad una regressione anziché ad un progresso nello sforzo verso la libertà vera, cioè interna, dell’uomo. Tutti questi processi per un lato in tanto sono possibili, in quanto è venuto a predominare sempre di più un tipo regressivo e primitivistico di uomo, cioè un tipo in cui sono determinanti gli strati prepersonali, emotivi e irrazionali della psiche; dall’altro, tali processi mirano metodicamente, scientificamente, ad accrescere tale regressione. Del resto, la pubblicità in genere ha forse altra premessa, che lo sviluppo della credulità umana, cioè proprio di quella disposizione che gli apologeti del progresso moderno vorrebbero vedere come lo sfondo di epoche per loro superstiziose e non illuminate? Simili orizzonti della «libertà democratica» sono istruttivi. Non è forse strana la similarità che essi, per più di un riguardo, presentano con quelli del mondo controllato dal comunismo?

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