Gli alleati dell’Italia la spiano da 50 anni

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Alleati? Sì, ma col vizio di spiarci. Gli Usa hanno ascoltato l’Italia per 50 anni… ma avranno smesso?

E’ da poco emersa la storia della Crypto AG, società elvetica leader nel settore dello spionaggio. Questa impresa svizzera, infatti, aveva un proprietario segreto e piuttosto ingombrante: la CIA. Tale società – che ai più non dirà proprio nulla -, in tandem con i servizi della Germania occidentale, ha «decrittato» i messaggi in codice di mezzo mondo (da Gheddafi al Vaticano) per oltre 50 anni… Oggi una inchiesta di Washington Post-ZDF svela che i nostri “alleati” hanno spiato, perciò, anche noi italiani. Ma quel che ci preoccupa non è, tanto, il passato quanto il presente. Chi ci dice, infatti, che non sia ancora così?


(tratto da www.corriere.it) – Usa e Germania hanno spiato gli alleati (Italia compresa) per 50 anni grazie agli svizzeri. La Crypto AG, società elvetica leader nel settore, aveva un proprietario segreto: la Cia. Che con i servizi della Germania occidentale ha «decrittato» i messaggi in codice di mezzo mondo (da Gheddafi al Vaticano). L’inchiesta di Washington Post-ZDF
 
BERLINO – Quando nel 1986 Ronald Reagan ordinò di bombardare Tripoli, come rappresaglia per l’attentato terroristico alla discoteca di Berlino La Belle dov’erano stati uccisi due soldati americani, il presidente annunciando l’attacco disse che gli Stati Uniti avevano prove «precise, dirette e irrefutabili» della responsabilità dei servizi libici. La prova, così Reagan, dimostrava che l’ambasciata di Gheddafi a Berlino Est aveva ricevuto l’ordine per l’attacco una settimana prima. E che, il giorno dopo l’esplosione della bomba, la stessa ambasciata «aveva informato Tripoli del successo della missione». Era chiaro, dalle parole del capo della Casa Bianca, che gli Usa avevano intercettato e decrittato le comunicazioni tra la Libia e la stazione berlinese.

La gaffe di Reagan

Era proprio così. Ma quella di Reagan fu una gaffe madornale, che mise a rischio e in parte danneggiò la più vasta e intrusiva operazione di spionaggio mai messa in campo dalla Cia, il servizio segreto americano. Per oltre cinquant’anni, una sola compagnia svizzera fornì a oltre cento Paesi di tutto il mondo gli strumenti per gestire le loro comunicazioni riservate con spie, militari e missioni diplomatiche. La Crypto AG, questo il suo nome, aveva iniziato a costruire «macchine cifranti» per gli Usa già durante la Seconda Guerra Mondiale, diventando poi leader del mercato e compiendo con successo negli anni la transizione dalla meccanica all’elettronica, alle chip di silicio, ai programmi di software. Tra i suoi clienti, nazioni democratiche e dittature, l’Iran prima e dopo la rivoluzione khomeinista, Paesi del Terzo Mondo o Stati rivali fra di loro come India e Pakistan, perfino il Vaticano.Il segreto

Quello che nessuno ha mai saputo fino ad oggi è che la Crypto AG era segretamente di proprietà della Cia in società con la Bnd, i servizi segreti tedesco-occidentali. I quali manipolavano sistematicamente le apparecchiature, in modo da poter poi facilmente rompere i codici usati dai vari Paesi per mandare i loro messaggi segreti e leggerli. Negli Anni ‘80, gli strumenti di Crypto consentivano di decodificare il 40% di tutti i cablo diplomatici e le altre comunicazioni intercettate dai servizi Usa. A rivelarlo è uno straordinario pezzo di giornalismo investigativo, realizzato insieme dal Washington Post e dalla ZDF, la seconda rete pubblica tedesca, basato su documenti interni sia della Cia che del Bnd, che raccontano sin dalle origini tutti i dettagli dell’operazione, all’inizio denominata Thesaurus e poi ribattezzata Rubicon. «E’ stato il colpo d’intelligence del secolo – si legge negli atti americani – i governi stranieri pagavano senza saperlo milioni di dollari agli Stati Uniti e alla Germania Ovest per il privilegio di avere le loro più segrete comunicazioni lette dai nostri servizi».

Guerra Fredda

Non tutti abboccavano alle lusinghe di Crypto AG: nel clima di sospetto della Guerra Fredda, i Paesi leader del campo rivale, l’URSS e la Cina, non furono mai clienti della premiata compagnia, svizzera solo di nome. Ma la lista di chi usava le apparecchiature truccate, pagandole milioni di dollari e facendo fare grassi profitti alle due intelligence, comprendeva anche i più stretti alleati occidentali e membri della Nato: Spagna, Grecia Turchia e ovviamente l’Italia. A partire dal 1970, racconta il Washington Post, fu la National Security Agency, l’intelligence militare americana, a prendere il controllo di tutte le operazioni di Crypto insieme ai partner tedeschi, comprese le assunzioni, la scelta delle tecnologie, il sabotaggio degli algoritmi, la promozione delle campagne di vendita a clienti precisi.

Milioni di dollari

Tra il 1970 e il 1975, le vendite annuali di Crypto AG esplosero da 15 milioni a 51 milioni di franchi svizzeri. Ascoltarono e decrittarono di tutto: i mullah iraniani durante al crisi degli ostaggi del 1979, le comunicazioni dei militari argentini durante la guerra delle Falkland nel 1982 debitamente girate agli inglesi, gli ordini per le campagne omicide delle dittature latino-americane come l’assassinio del leader socialista cileno Orlando Letelier, ucciso nel 1976 in piena Washington dagli agenti di Pinochet. Non ultimo, le comunicazioni del presidente egiziano Anwar Sadat col Cairo durante i negoziati di Camp David tra Egitto e Israele nel 1972. Per inciso la gaffe di Reagan sulla Libia insospettì gli iraniani, a conoscenza del fatto che anche i libici usavano la tecnologia svizzera per le comunicazioni segrete. E’ un fatto che qualche anno dopo gli ayatollah arrestarono a Teheran uno dei rappresentanti di Crypto AG, un cittadino tedesco, e lo rilasciarono solo nove mesi dopo, dietro il pagamento di un riscatto di un milione di dollari, forniti in segreto dal Bnd. La Cia si rifiutò di pagare, invocando la linea americana di non pagare mai riscatti per ostaggi.

Spiare gli alleati con entusiasmo

Le due documentazioni, messe a confronto dai reporter del Post e della ZDF, rivelano incomprensioni e polemiche tra tedeschi e americani, i primi attenti soprattutto all’aspetto economico della joint venture, che portava milioni di dollari in cassa, gli altri mai stanchi di «ricordare che si trattava di un’operazione di spionaggio». Inoltre i tedeschi erano basiti di fronte alla determinazione e all’entusiasmo dei colleghi Usa nello «spiare su tutti gli alleati». «Gli americani si comportano con i Paesi alleati esattamente come con quelli del Terzo Mondo», è la frase di Wolbert Smidt, già direttore del Bnd, citata nei documenti tedeschi.

The End

In effetti la collaborazione si concluse nel 1990, quindi con la fine della Guerra Fredda, quando il governo tedesco ordinò al Bnd di uscire da Crypto Ag: la Cia semplicemente acquistò le quote tedesche e continuò il vecchio andazzo. Crypto AG non esiste più ma i suoi prodotti sono venduti ancora oggi a una dozzina di Paesi. La vecchia compagnia è stata smembrata nel 2018, liquidata da azionisti la cui identità rimane ben nascosta dalle leggi del Lichtenstein. Al suo posto ci sono due società: CyOne Security e Crypto International. Entrambi affermano di non avere alcuna connessione con il mondo dell’intelligence. Ma questa è un’altra storia.