Il Pentagono ha (davvero?) smarrito le armi destinate alla lotta all’ISIS

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Il Dipartimento della Difesa Usa gestisce ogni anno commesse per centinaia e centinaia di milioni di Dollari in armi. Fisiologico che qualcosa venga smarrito o rubato. Ma l’ultimo smarrimento ha dell’incredibile. Sono state smarrite armi per 715 milioni di Dollari. La causa? Stando a sentire gli americani si tratterebbe di errori burocratici e sciatteria negli stoccaggi, anche a causa di container esposti ai furti e alle intemperie. Quella che sembra, già di per sé, una notizia assurda e incredibile lo diventa ancora meno se considerato a chi erano destinate quelle armi: erano destinate a equipaggiare i partner filo-occidentali delle FDS (Forze democratiche siriane) nella lotta all’ISIS. Un caso? Sembrerebbe di no, visto che già un rapporto di Amnesty International del maggio 2017 affermava che gli Stati Uniti avevano perduto traccia di armi per un miliardo di dollari destinate all’Iraq e alle forze di sicurezza in Kuwait.

(tratto da www.agi.it) – Il Pentagono ha smarrito le armi destinate alla lotta all’Isis

Il Dipartimento della Difesa Usa non ha più traccia di materiale per 715 milioni di dollari. Errori burocratici e sciatteria negli stoccaggi: “Container esposti ai furti e alle intemperie”

 
È quanto denuncia un rapporto dell’Ispettore generale del Dipartimento della Difesa americano, che è stato reso pubblico due giorni fa. Gravi gli atti di negligenza materiale e di cattiva burocrazia constatati dal Dipartimento.​L’audit punta l’indice sulla direzione della Sojtf-Oir ​(la Special Operations Joint Task Force–Operation Inherent Resolve): è l’organismo responsabile in misura primaria dell’assistenza e consulenza alle milizie partner controllate dall’opposizione siriana.Il rilievo è di “non avere tenuto gli elenchi completi di tutti gli equipaggiamenti acquistati e ricevuti” nel 2017 e nel 2018, e di non avere istituito un archivio di rendicontazione centralizzato, bensì di aver disperso la documentazione in una serie di passaggi burocratici tra le strutture interessate agli approvvigionamenti.I rilievi coinvolgono anche il personale in servizio al 1° Tsc (Theater Sustainment Command), posto alle dipendenze di US Army Central, per come ha condotto l’immagazzinamento del materiale. Le armi e gli equipaggiamenti destinati al teatro bellico siriano di cui ora non si trova più traccia – si legge ancora nel rapporto del Dipartimento della Difesa – venivano spedite a un magazzino in Kuwait dove “non sono state stoccate e messe in sicurezza nel modo appropriato” raccomandato dalle direttive del Pentagono.Le armi sono state accantonate addirittura all’esterno, in container metallici destinati alle spedizioni, esposte “alle inclementi condizioni atmosferiche, quali il calore e l’umidità”. Non è tutto. La Sojtf-Oir e il personale del 1° Tsc “hanno lasciato migliaia di armi del Ctef-S (il Syria Train and Equip Fund) e delicati articoli d’equipaggiamento alla mercè dello smarrimento o del furto”.Già un rapporto di Amnesty International del maggio 2017 affermava che gli Stati Uniti avevano perduto traccia di armi per un miliardo di dollari destinate all’Iraq e alle forze di sicurezza in Kuwait. Che fine facciano questi materiali si può pure immaginare.Stando al New York Times per esempio, l’assalto dell’8 febbraio scorso contro le truppe americane nella provincia di Nangarhar, in Afghanistan, è stato condotto con una mitragliatrice leggera M249 in dotazione alle forze statunitensi. L’attentatore, che vestiva una uniforme afghana, ha ucciso due soldati e ne ha feriti sei.