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E se il Coronavirus fosse scappato da un laboratorio cinese?

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Nessuna sa cosa significhi “GoF”. Questo acronimo sta per “Gain-of Function” (GoF) ed indica quella branca della ricerca scientifica che si occupa di “ingegnerizzare”, in laboratorio, il genoma di virus presenti negli animali in natura, con alcuni geni di virus diversi, nel tentativo di prevederne le future mutazioni e capire se potrebbero comportare salti di specie dall’animale all’uomo, e quanto potrebbero essere virulenti ed efficienti nel trasmettersi nella popolazione umana. Una attività pericolosa e per questo spesso criticata o addirittura vietata.
Oggi si apprende che nel 2015 – anche con la collaborazione di medici di Wuhan – fu condotto un esperimento che aveva portato alla creazione di un chimera-virus, cioè una versione ibrida tra un ceppo di Coronavirus originariamente del pipistrello (l’SHC014) e uno simile a quello che causa la Sars nell’uomo (Sindrome respiratoria acuta grave). Il virus così creato mostrava di essere in grado di infettare le cellule delle vie respiratorie umane, esattamente come sta avvenendo oggi. E se, dunque, il Coronavirus attualmente in circolazione (Covid-19) non fosse nient’altro che un parente stretto di questo virus, magari diffuso per errore (o forse no) proprio da uno di questi laboratori GoF?
Lungi da ogni complottismo dobbiamo dire che dalle ricerche è anche emerso come, dall’osservazione attenta del genoma dell’attuale Covid-19 e quello “ingegnerizzato” nel laboratorio di Wuhan non ci sia abbastanza relazione genetica da confermare al 100% tali sospetti. Tuttavia, gli stessi scienziati che hanno condotto questa comparazione non possono escludere del tutto la possibilità…

(tratto da www.ilfattoquotidiano.it) – Wuhan e il complotto – Ecco perché gli scienziati non credono il virus sia uscito da un laboratorio

Come se non fosse già sufficiente la questione del “salto di specie” di virus da animale a uomo, (come è accaduto con il Coronoavirus-19, che dal pipistrello, si sospetta abbia colonizzato un altro animale e da lì l’uomo), potenziali rischi di pandemie da agenti patogeni sconosciuti vengono anche da un settore della ricerca scientifica, chiamata Gain-of Function (GoF). Si occupa di “ingegnerizzare”, in laboratorio, il genoma di virus presenti negli animali in natura, con alcuni geni di virus diversi, nel tentativo di prevederne le future mutazioni e capire se potrebbero comportare salti di specie dall’animale all’uomo, e quanto potrebbero essere virulenti ed efficienti nel trasmettersi nella popolazione umana. È un campo controverso, quello della ricerca GoF, sia per la pericolosità che la creazione in laboratorio di nuovi patogeni pone, sia per la mancanza di trasparenza e di controllo da parte della società civile, specie in paesi poco trasparenti per definizione, come la Cina o la Russia. Ma anche gli Usa. Spesso si tratta di ricerche in ambito militare o secretate per questioni di sicurezza nazionale, oppure finanziate con fondi pubblici a seguito della pubblicazione di bandi, ma in assenza di una reale ed affidabile valutazione del rischio.

Tra gli autori di quello studio, oltre a ricercatori Usa, anche colleghi cinesi di un laboratorio di Biosicurezza e patogeni speciali situato proprio a Wuhan, in Cina (dove alcuni lavorano tutt’ora). Secondo la rivista Nature si tratta di un centro dove vengono studiati i “patogeni più pericolosi al mondo”. E Wuhan è la città dove un mese e mezzo fa, a distanza di quattro anni dalla pubblicazione di quello studio, è scoppiata l’epidemia. Nel 2015, molti virologi misero in discussione la reale necessità di tali esperimenti in termini di progresso della conoscenza medica, se paragonata ai rischi. “Se il virus fuoriscisse dal laboratorio, nessuno potrebbe prevederne la traiettoria (di diffusione, ndr),” aveva commentato Simon Wain-Hobson, virologo all’Istituto Pasteur di Parigi, Francia. Hobson aveva sottolineato che quel virus “ingegnerizzato” in laboratorio “prolifica in maniera incredibilmente efficiente nelle cellule umane.”

La probabilità che un incidente di laboratorio inneschi un’epidemia è molto difficile da prevedere, così come è difficile farlo per eventuali scoperte utili all’umanità a cui potrebbero condurre gli esperimenti GoF. Chi li conduce e li finanzia sostiene che possano facilitare lo sviluppo di vaccini per future pandemie. Ma come spiega Ian Mackay, virologo dell’università del Queensland in Australia, alla rivista medica The Lancet “non siamo neanche in grado di prevedere come muteranno le influenze stagionali, da una stagione all’altra, figuriamoci prevedere come potrebbe mutare un virus presente in natura, per effetto dei salti di specie. Abbiamo vaccini per l’influenza che non sempre sono efficaci – spiega il virrologo – e invece di concentrarsi sui virus che già conosciamo e migliorare i vaccini attuali, c’è gente che preferisce preoccuparsi di virus che non sono ancora divenuti trasmissibili (da uomo a uomo, ndr) e che non abbiamo alcuna idea se mai lo saranno.”