EVOLA “KSHATRIYA” DELLA TRADIZIONE – INTERVISTA A PAOLO RADA

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a cura della Redazione di RigenerAzione Evola

Con grande piacere ospitiamo di nuovo su RigenerAzione Evola Paolo Rada, direttore del Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”, con un’intervista che trae spunto dalla pubblicazione da parte di Rada, per le Edizioni Irfan, del volume “La tradizione dal punto di vista dell’azione – I fondamenti del pensiero di Julius Evola” (2019). Uno studio importante e meritevole di nota non solo per i contenuti, ma anche perchè trattasi di un lavoro proveniente dal mondo islamico sciita, a conferma del grande interesse che Evola ha riscosso e riscuote in questo ambiente.

Paolo Rada ha già pubblicato con Irfan Edizioni, come “Jafar” Rada, il volume “Frammenti di storia sacra” (2013) , ed è stato coautore del testo “Palestina: storia, spiritualità, resistenza”.

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1) Paolo, anzitutto, aiutaci ad inquadrare il libro che hai recentemente pubblicato. Da dove nasce questo libro e quali argomenti tratta nello specifico?

Il libro nasce dopo anni di lettura e studio dell’opera di uno dei più importanti, sicuramente in Italia il maggiore, esponenti di quella corrente di pensiero che potremmo definire tradizionalista integrale o perennialista. È, per quanto mi riguarda, una sorta di tributo, di ringraziamento ad un autore che ha scandito il percorso politico, spirituale ed esistenziale del sottoscritto. Compito specifico del testo è quello di restituire Evola alla sua giusta dimensione: quella, come già detto, di un autore appartenente alla corrrente culturale di cui sopra, ma che ha trattato la Tradizione con gli occhi di un kshatriyadi un cavaliere. Da qui , dunque, il titolo del libro: “La Tradizione dal punto di vista dell’azione“. Purtroppo si è voluto relegare Evola all’interno di schemi ideologico-politici del ‘900, non capendo invece che Evola, al pari di René Guénon, va oltre le ideologie politiche.

Nel primo capitolo del libro viene trattato fondamentalmente il concetto di Tradizione e tutta una serie di vocaboli-concetti che, per il nostro autore, hanno un significato ben preciso: religione, misticismo, metafisica ecc., per poi inoltrarsi, nel secondo capitolo, nella spiegazione del concetto basilare di iniziazione, che, secondo noi, è a fondamento dell’opera evoliana, declinato dal Barone romano attraverso la via dell’ascesi guerriera e del contatto diretto con la divinità, senza il bisogno di un’organizzazione formalistica, stante anche il fatto della degenerazione e/o inversione in senso antitradizionale di molte organizzazioni iniziatiche (l’esempio più lampante è rappresentato dalla Massoneria). Negli altri capitoli, abbiamo voluto affrontare la dottrina delle caste, con il conseguente concetto di regressione delle stesse (che è a fondamento anche del pensiero politico di Evola) e la dottrina dei cicli cosmici. In ultimo, abbiamo voluto offrire qualche delucidazione in merito alle prospettive politiche che conseguono dall’opera dello studioso romano.

2) Evola come esempio paradigmatico della “Tradizione dal punto di vista dell’azione”: un ulteriore contributo, tra l’altro, per scardinare la leggenda del “mito incapacitante”, mefitica cappa che continua a gravare sul pensiero di Evola?

Più che di “mito incapacitante”, bisognerebbe parlare di lettura, di comprensione “incapacitante”… Evola offre una chiara ed inequivocabile visione del mondo. Tutto lo scibile è affrontato ed interpretato dall’autore romano. Affermare che l’opera evoliana sia incapacitante è quanto di più lontano dalla realtà ci possa essere. Un testo come “Rivolta contro il mondo moderno” è ancor oggi, a quasi cento anni di distanza dalla sua pubblicazione, insuperabile … in esso abbiamo, nella prima parte, la delineazione, in maniera totale, di cosa era il mondo della Tradizione in tutti i suoi aspetti: dalla guerra all’iniziazione, alla regalità, ai rapporti uomo-donna, al lavoro, alla terra, ecc., il tutto corredato da una miriade di esempi tratti dalle più differenti civiltà, che ne fanno veramente un testo unico. Nella seconda parte abbiamo una filosofia della storia, una sorta di controstoria tradizionale poggiante sulla dottrina dei cicli cosmic,i con l’ultimo capitolo intitolato “Americanismo e bolscevismo: il ciclo si chiude”. Solo dopo aver letto un testo simile si può criticare il mondo moderno, altrimenti in nome di che cosa lo si può criticare? In nome dei diritti umani, in nome della nazione, in nome della giustizia sociale?

Inoltre, per quanto riguarda l’azione prettamente politica, l’unico testo, di un certo spessore, dove viene delineata una visione gerarchica, aristocratica, in una parola Tradizionale, è ancora a tutt’oggi “Uomini e le Rovine”. In esso abbiamo la rappresentazione dell’idea organica dello Stato. Sulla scorta di un De Maistre, di un Donoso Cortes, Evola afferma il principio anagogico dello Stato: esso deve condurre l’uomo verso gli stati sovraindividuali dell’essere, o, per meglio dire, facilitarne l’accesso. Uno Stato che trae la sua legittimità dall’alto e che guarda verso l’alto. Lo scopo dello Stato non sarà dunque solo quello di garantire la giustizia sociale, la piena occupazione o altri obiettivi di tipo economico, ma esso avrà un fine trascendente. Attualmente, uno Stato tradizionale avente un fine trascendente, ovvero quello di preparare il terreno affinchè avvenga la parusia del Mahdi, l’Imam occulto, e traente dunque la sua legittimità dall’alto, è la Repubblica Islamica dell’Iran. La parola “Repubblica”, in questo caso, deve essere intesa alla lettera: res publica= cosa pubblica. In effetti più che di “Repubblica Islamica dell’Iran” si dovrebbe parlare di “Istituzioni Islamiche dell’Iran”. Il Wali Faqih, l’ayatollah Khāmeneī, ha il ruolo di Vicario dell’Imam Mahdi (1).

Come già detto, in Evola abbiamo si una critica totale del mondo moderno in tutti i suoi aspetti, ma soprattutto abbiamo la controparte positiva: il mondo della Tradizione. Criticare gli effetti deleteri del mondo moderno, ma non risalire alle cause di detti effetti, vuol dire rimanere a metà del guado. Se si legge, si comprende e, perchè no, si studia Evola, non si rimarrà a metà del guado e non si parlerà di “mito incapacitante”…

3) Quali altri esempi di un’azione che si fa Tradizione e che fa essa stessa Tradizione, ti sentiresti di indicarci, sia dal punto di vista delle varie tipologie di “azione” rivolta verso l’alto, che degli interpreti di essa?

Questa domanda in verità è composta di due piani: il piano etico, morale, ed il piano inerente l’accesso al Sacro nel mondo moderno e, in particolare, per quanto ci riguarda, nell’Occidente, nell’Europa attuale. Come ben sappiamo Evola tenterà di dare una risposta alla domanda che mi è stata posta, in special modo con l’opera “Cavalcare la Tigre“: con risultati, a mio parere, fecondi, per quanto riguarda il primo aspetto e abbastanza discutibili per quanto riguarda il secondo.

In effetti “Cavalcare la Tigre” più che un’opera indicante una via esistenziale è un’opera che indica un atteggiamento, un orientamento esistenziale. E’ un’opera di un altissimo valore etico e morale. L’atteggiamento che viene delineato per l’uomo della Tradizione costretto a vivere suo malgrado nel mondo moderno è quello del totale rifiuto dei valori, dei principi che ad esso sono ispirati e su cui esso poggia. Ciò significa un atteggiamento esistenziale di sfida, di rifiuto, nel non volere un posto in questa società, o, se in questa società si ha un posto, nell’averlo nostro malgrado. E’ il non voler nessun riconoscimento, nessuna prebenda dagli ambienti accademici, culturali del mondo moderno. Sentirsi altro rispetto a tutto ciò che ci circonda. Non un atteggiamento remissivo, ma un atteggiamento attivo.

Per quanto riguarda invece singoli aspetti della quotidianità potremmo citare il mantenere fede a quanto si promette: in tutti i campi della vita. Quante persone incontriamo, anche nei nostri ambienti, che hanno letto Evola, Guénon, ecc. e che oggi promettono una cosa, per poi l’indomani far finta di niente, dimenticarsi quanto detto senza, a volte, nemmeno scusarsi. O ancora, quante persone noi conosciamo che ambiscono solo a posti accademici all’interno delle istituzioni culturali del mondo che si pretende di contestare… Altro atteggiamento esistenziale potrebbe esssere quello, appena è possibile, di fuggire dalle città, per ascendere verso le montagne, per immergersi nella natura; eliminare il turpiloquio, in quanto le parole sono lo specchio dell’anima; avere rispetto per i propri sodali ed in generale per chiunque: la maleducazione mal si addice a un Uomo della Tradizione. Altra cosa molto importante riguarda il non mentire; far sì che la propria vita sia coerente con quanto si legge o con ciò cui ci si vorrebbe ispirare. Pretendere molto più da sé stessi che dagli altri: quando si chiede qualcosa a chiunque bisognerebbe porsi il quesito: “Lo potrei fare anche io? Sarei anche io in grado di fare ciò che chiedo di fare a un altro?”. Lasciamo parlare il nostro: “Agire senza guardare ai frutti, senza che sia determinante la prospettiva del successo e dell’insuccesso, della vittoria o della sconfitta, del guadagno o della perdita, e nemmeno quella del piacere o del dolore, dell’approvazione e della disapprovazione altrui” (“Cavalcare la tigre“, pag. 69-70, Vanni Scheiwiller, Milano). Vorrei per concludere questa prima parte della risposta citare un brano tratto dal testo “Orientamenti”: “Gli uomini del nuovo schieramento saranno sì antiborghesi, ma per via dell’anzidetta superiore concezione, eroica ed aristocratica, dell’esistenza; saranno antiborghesi perchè disdegnano la vita comoda; antiborghesi perchè seguiranno non coloro che promettono vantaggi materiali, ma coloro che esigono tutto da sé stessi; antiborghesi infine perchè non hanno la preoccupazione della sicurezza, ma amano una unione essenziale fra vita e rischio, su tutti i piani, facendo propria l’inesorabilità dell’idea nuda e dell’azione precisa“. (pag. 48-49, Settimo Sigillo, Roma).

Per quanto riguarda l’accesso al Sacro nell’Europa attuale, Evola è abbastanza categorico. Egli afferma infatti che non vi è possibilità per l’uomo europeo di accedere al Sacro avendo come perno, punto di riferimento, forma tradizionale, il cristianesimo. Se Evola mitigherà certe sue posizioni fortemente anticristiane (pensiamo al testo “Imperialismo pagano”) il giudizio comunque complessivo che egli darà di siffatta forma tradizionale sarà sempre comunque negativo. In “Rivolta contro il mondo moderno” egli, riferendosi al cristianesimo, parlerà di “sincope della Tradizione occidentale”, per poi affermare che “chi è tradizionale essendo cattolico non è che tradizionale a metà” (“Ricognizioni” ed. Mediterranee, Roma, 1974 pag. 97). Addirittura dopo il Vaticano II Evola sembrerà riprendere certe posizioni fortemente anticristiane, tanto è vero che sempre in “Ricognizioni”, così affermerà: “Da un punto di vista sociologico il cristianesimo delle origini fu effettivamente un socialismo avant la lettre; rispetto al mondo della civiltà classica esso rappresentò un fermento rivoluzionario egualitario, fece leva sullo stato d’animo e sui bisogni delle masse della plebe, dei diseredati e dei senza tradizione dell’Impero; la sua buona novella era quella dell’inversione di tutti i valori stabiliti” (pag. 91. Edizioni Mediterranee Roma).

Jonh Singleton Copley, “La Moneda del Tributo”, 1782

Lo stesso Guénon, sebbene avesse un’opinione diversa rispetto a Evola riguardo il ruolo del cristianesimo delle origini (che ebbe, per lo studioso francese, un ruolo provvidenziale e salvifico rispetto a una situazione di degrado cultuale e morale della Roma dei primi secoli dell’Impero), riguardo ad una possibile via d’accesso al Sacro attraverso la dottrina cristana nel mondo moderno, espresse un’opinione simile. Infatti, in una lettera a Schuon del 1931 (quasi cento anni fa!) così si esprime: “Sono altresì sempre più persuaso che le forme costituite del Cristianesimo siano attualmente incapaci di fornire una base effettiva a una restaurazine dello spirito Tradizionale; lo avevo ipotizzato soltanto perchè non mi si potesse rimproverare di aver trascurato qualche possibilità” (Frammenti dottrinali, pag. 289, Luni, Milano). Sempre del metafisico francese è interessante riportare un passo di una lettera scritta a Guido De Giorgio nel 1947: “Secondo quanto mi dicono, le idee moderne prendono sempre più piede negli ambienti ecclesiastici di tutti i paesi; può immaginare che vi è nel clero francese un movimento considerevole che richiede l’adozione di una liturgia in lingua volgare? Se le cose giungono a questo punto, ci si può domandare che cosa resterebbe di valido dal punto di vista rituale…” (Ibidem, pag. 197). Quanto ipotizzato in quella lettera del 1947 diverrà poi realta con il Concilio Vaticano II, insieme ai dubbi sulla validità e sull’efficacia spirituale dei riti compiuti con la nuova liturgia nelle varie lingue volgari … detti riti conducono ancora l’uomo a Dio?

La via che Evola tratterà in “Cavalcare la Tigre“, quale sorta di accesso al Sacro, senza bisogno della conversione ad una forma tradizionale essoterica, verrà da egli definita via della mano sinistra (via rifacentesi alle dottrine presenti all’interno del Buddismo e dell’induismo e delineate magistralmente dallo stesso Evola nel testo “Lo yoga della potenza“) e/o il nichilismo attivo che consiste in una sorta di lucida ebrezza, che poggia nell”immergersi in tutte le esperienze possibili e immaginabili della modernità allo scopo di arrivare ad una sorta di rottura di livello, simile al satori della dottrina Zen, trasmutando il veleno della modernità in farmaco iniziatico, cavalcando la tigre modernità sino a farla sfiancare; Evola però non contempla il fatto che si può venire disarcionati dalla tigre modernità e, una volta a terra, venire sbranati da essa. La via della mano sinistra praticata all’interno dell’induismo o del Buddismo presuppone infatti lo scatenamento e l’assumere su di sé tutte quelle potenze negative che la legge religiosa proibisce, onde convogliarle in un’altra direzione. Via peraltro che lo stesso Evola all’interno dell’opera “Il cammino del Cinabro” sconsiglierà: “Qualora l’uomo occidentale, il quale, se non intellettualmente, però esistenzialmente a ciò è il meno qualificato, assumesse direttamente, altrimenti che come semplici teorie, dottrine del genere, l’effetto quasi inevitabile sarebbe un corto circuito distruttivo, la pazzia o l’autodistruzione” (pag. 72 dell’Edizione Vanni Scheiweller, Milano).

Henry Corbin (1903-1978), grande orientalista, islamista e iranista francese

Gli uomini moderni occidentali, europei, hanno bisogno, più di qualsiasi altro essere umano abitante il globo, dei riti, del culto di una religione positiva: essi, infatti, se non riuscirano a vincere la “tigre modernità”, saranno quanto meno lo scudo che dovrà pararne i colpi. Inoltre non riusciamo a capire come si possa praticare la via diretta all’iniziazione, attraverso il contatto con l’Imam Mahdi se, in primis et ante omnia, non ci si converta all’Islam sciita … Dunque, così come affermato in un lucidissimo articolo da René Guénon, intitolato “Necessità dell’essoterismo tradizionale”, e che Evola coerentemente con la sua visione contesterà, il primo passo onde poter accedere al Sacro è quello della conversione a una forma tradizionale legittima e ortodossa, praticandone i riti essoterici. Attualmente bisogna, però, a detta di scrive, volgere lo sguardo ad Oriente … al riguardo, vorrei citare due brevi passi, inerenti alle possibilità di accesso al Sacro nel mondo moderno, tratti dalle opere di un un autore contemporaneo, Henry Corbin, francese, a detta di chi scrive il più importante studioso europeo del mondo della forma tradizionale islamica sciita: “Solo nell’Iran sciita credo di aver ben compreso cosa sia una vivente religione esoterica” (“Nell’Islam iranico”, Vol. I Mimesis, Milano, pag. 37) “Che lo sciismo sia, nella sua essenza, l’esoterismo dell’Islam, è una constatazione che scaturisce dai testi stessi, in primo luogo dagli insegnamenti degli Imam“. (“Storia della filosofia islamica”, Adelphi, Milano, pag. 53).

4) Come ti spieghi l’interesse degli ambienti islamici sciiti per Evola? Dimostra in qualche modo la vicinanza di tutti quelle individualità e comunità che, pur con percorsi diversi, hanno ricercato quell’unica Vetta degna di essere inseguita, la Tradizione?

Nel rispondere a questa domanda vorrei avvalermi ancora di una citazione Henry Corbin, che, all’interno del testo “Storia della filosofia islamica” così si esprime: “Lo sciismo è già di per sé la via spirituale, la tariqat, vale a dire l’iniziazione. Naturalmente la società sciita non è una società di iniziati (questo sarebbe in contraddizione con il concetto stesso di iniziazione). Ma l’ambiente sciita è ‘virtualmente’ iniziatico. Per la sua devozione ai santi Imam lo sciita è predisposto a ricevere da essi questa iniziazione, che stabilisce un legame diretto e personale tra lui e il mondo spirituale nella ‘dimensione verticale’ senza che egli abbia bisogno di entrare formalmente in una tariqa organizzata come nel sunnismo” (pag. 200, Adelphi, Milano). In questo breve, ma fondante pensiero, Corbin tratteggia il concetto di iniziazione verticale, diretta con la divinità, concetto, modus iniziatico caro al Barone romano. Come ben sappiamo Evola scriverà un saggio all’Interno dell’opera “Introduzione alla magia” intitolato “Sui limiti della regolarità iniziatica”, dove verrà contestato l’assioma guénoniano per cui l’unico modo di accedere all’iniziazione sia quello orizzontale attraverso una catena da maestro a maestro. In detto saggio Evola farà infatti riferimento all’esoterismo islamico e alla possibilità di conseguire l’iniziazione in modo diretto e verticale. Vi saranno anche lettere di Evola a Guénon dove egli chiederà delucidazioni al metafisico francese riguardo il ruolo di polo iniziatico, di Qutb (2) della nostra epoca, del dodicesimo Imam della scuola sciita, il Mahdi, attualmente occultatosi che, giustamente, Evola assimilerà anche al Re del Mondo. Dobbiamo però dire che Guénon, fedele alla sua visione, affermerà che il Mahdi atteso non è il polo iniziatico della nostra epoca e nemmeno il Re del Mondo…

Miniatura raffigurante la battaglia di Badr (624), primo importante fatto d’arme della storia dell’Islam

Evola affermerà inoltre il concetto di via diretta all’iniziazione attraverso l’ascesi dell’azione, attraverso la morte fisica nel combattimento per la fede, preludio alla nascita iniziatica. Uno dei più bei capitoli di “Rivolta contro il mondo moderno” si intitolerà La piccola e la grande guerra santa dove viene posta la forma tradizionale islamica a fondamento della via guerriera all’iniziazione.

Nei dodici Imam del mondo sciita abbiamo riunite le tre grandi funzioni principali: quella religiosa-rituale; quella iniziatica; ed infine, quella militare-politica.

Le affinità tra il pensiero di Evola e la forma tradizionale sciita, sopratutto per quanto riguarda il concetto di iniziazione verticale e diretta, o attraverso l’ascesi dell’azione, sono innumerevoli. Inoltre sia in Evola che nel pensiero sciita abbiamo una fortissima proiezione politica che si delinea attraverso la teorizzazione del concetto di Stato organico tradizionale in un caso, attraverso il concetto di wilayat al-faqih, nell’altro (1); e soprattutto attraverso la partecipazione all’agone politico, alla politica che diviene metapolitica, sempre avendo presente la dimensione spirituale, quale guida superiore, e, in campo sciita, l’esempio, il paradigma di kerbala (3), che l’Imam Khomeynī non farà altro che riattualizzare.

5) Al giorno d’oggi, molti ambienti della cosiddetta “Destra” cadono nella retorica dello scontro di civiltà e nell’inganno antislamico. In che modo pensi che la lettura di Evola possa aiutare a riconoscere questa e le altre trappole della “guerra occulta” sovversiva?

La lettura di Evola, ma penso anche dello stesso Guenon e di tutti gli altri autori della scuola tradizionalista, dovrebbe farci capire l’antitesi netta, totale, ontologica tra mondo moderno e mondo della Tradizione; altrimenti, mi si consenta di esprimere un giudizio abbastanza netto, si è compreso ben poco di quanto costoro hanno scritto. Evola parlerà nell’introduzione a “Rivolta contro il mondo moderno” di dualismo di civiltà. L’Islam oggettivamente è antitetico al mondo occidentale attuale, all’Europa di oggi, la quale non ha nulla di Tradizionale. Vorrei fare un’altra citazione. Afferma l’anonimo curatore, per le Edizioni di Ar, del testo evoliano “Indirizzi per una educazione razziale” nel 1979: “La conclusione che il lettore è portato a dedurre dalla considerazione del testo evoliano, è che esiste un solo valido elemento capace di conferire un’autentica superiorità a un dato uomo o a una data civiltà, ed è l’effettiva partecipazione alla Tradizione, attraverso l’adesione a una forma tradizionale legittima e ortodossa. Sulla base di questo criterio, è inevitabile concludere circa un’attuale inferiorità della razza bianca europea, poichè essa è stata la prima vittima e la più efficace divulgatrice di quell’insieme di correnti antitradizionali che sta all’origine del mondo moderno e che continua tutt’ora a opporsi alla vera spiritualità e a combattere con le armi più diverse ogni manifestazione dell’ordine tradizionale. Da questo stato di reale inferiorità l’Europa potrebbe uscire soltanto qualora adottasse (o le venisse imposta) una forma tradizionale tra le poche che sono ancora disponibili all’umanità in questa fase terminale del ciclo” (pag. 113 Ar Padova).

L’Europa, come affermava giustamente Guénon, quasi cento anni fa, deve difendersi non da ipotetici pericoli esteriori, ma soprattutto da sè stessa, dalle ideologie che ha partorito e, ahimè, diffuso in tutto il mondo … Infatti, il grande studioso francese così affermava nel 1926 nel testo “La crisi del mondo moderno“: “Alcuni oggi parlano di difesa dell’Occidente, cosa invero singolare, poichè, come vedremo a suo tempo, è invece l’Occidente che minacia di tutto sommergere e di trasportare l’intera umanità nel turbine della sua attività caotica; cosa singolare -diciamo- e affatto ingiustificata, se costoro credono, come essi, a parte qualche restrizione, lo mostrano, che questa difesa deve essere contro l’Oriente, poichè il Vero Oriente, quello tradizionale, non quello già contagiato dal male occidentale, non pensa nè ad attaccare, nè a dominare nessuno, esso chiede solo la sua indipendenza e la sua tranquillità, il che, bisogna convenirlo, è abbastanza legittimo. Se L’Occidente ha effettivamente un gran bisogno di essere difeso, lo è solo contro sè stesso, contro le sue stesse tendenze che, se condotte sino in fondo lo spingeranno inevitabilmente verso la rovina e la distruzione” (pag. 54-55 Ed. Mediterranee, Roma).

Chi si consideri appartente ad una Destra tradizionalista dovrebbe, in primis et ante omnia, capire che il mondo occidentale attuale non è il mondo della Tradizione. Esso è quanto di più distante vi sia dalla Tradizione… Ciò dovrebbe portare, come conseguenza, ad un diverso approccio verso l’Islam e i musulmani in generale, visti non come nemici della civiltà europea tout-court, ma come portatori di principi spirituali, all’interno di una forma e di una civiltà tradizionale ancora vivente; civiltà, quella islamica attuale, che se ha ben poche affinità con l’Europa contemporanea ne ha moltissime, invece, con l’Europa medievale, con l’Europa della Tradizione.

6) In conclusione, ti chiediamo una opinione sul progetto RigenerAzione Evola, dopo un lustro di attività, che hanno visto tra l’altro numerose collaborazioni con Dimore della Sapienza.

Nel concludere questa intervista e nel ringraziarvi per lo spazio accordatomi, direi che il progetto RigenerAzione Evola ha senz’altro aspetti molto positivi. Quello più importante consite nell’aver riattualizzato Evola, dall’ averlo tolto dagli scaffali e fatto oggetto, guida per un’azione culturale, ma anche metapolitica, visto che, come insegna il maestro, politica e cultura, politica e spiritualità vanno di pari passo. L’una non può esistere senza l’altra. Guénon cita nel testo “Autorità spirituale e potere temporale” la parabola medievale del cieco e del paralitico: in essa il cieco ha sulle sue spalle il paralitico. il cieco infatti è guidato da paralitico che poggiante sulle sue spalle ne indirizza l’azione. Cosa vuole insegnarci questa novella? Il cieco è il potere temporale, l’azione politica, mentre invece il paralitico è l’autorità spirituale, la contemplazione. L’uno non può esistere senza l’altro. La contemplazione senza l’azione, la spiritualità senza la politica è impotenza, mentre invece la politica senza la spiritualità è mera forza bruta. Questi esempi, sebbene riferentesi al rapporto tra l’Autorità spirituale e il potere temporale, potrebbere essere riferiti anche all’opera che sta svolgendo RigenerAzione Evola. Un compito, un’opera che non sia solo mera cultura, o mero studio, e che non sia solo mera politica o mera militanza.

Paolo Rada

Note redazionali

(1) Per ulteriori elementi sulla figura del dodicesimo Imam, l’Imam occulto, conosciuto appunto come il Mahdi (“l’atteso” o “il ben guidato”), e del Wali Faqihche assume la guida del governo come vicereggente durante l’assenza dell’Imam Mahdi, rimandiamo ad una precedente intervista a Paolo Rada in occasione del convegno “Julius Evola, René Guénon. Incontro o scontro?”, svoltosi a Brescia il 12 Maggio 2018. Per un approfondimento specializzato in materia, si raccomanda l’ottimo sito islamshia.org, il portale dell’associazione islamica Imam Mahdi. In particolare, si legga la scheda tematica sulla dottrina della wilayat al-faqih.

(2) Quṭb, Qutub, Kutb, o Kutub (in arabo: قطب‎), significa letteralmente ‘asse’, ‘centro’ o ‘polo’ . Nel Sufismo, si riconosce l’esistenza di un Quṭb per ogni éra: si tratta di una guida e centro spirituale unico, che incarna l’ideale dell’essere umano perfetto, al-insān al-kāmil (“la persona che ha raggiunto la perfezione”, letteralmente “la persona completa”, appellativo dello stesso Maometto; figura assimilabile all’Adam Kadmon dell’esoterismo ebraico o al tchenn-jèn e al cheun-jèn taoista), colui che ha una divina connessione con Dio e a cui è trasmessa la conoscenza più profonda della divinità.

(3) il cd. Paradigma di Kerbala è un esempio di attualizzazione della storia sacra. Il sacrificio, il martirio di al-Ḥusayn ibn ʿAlī, nipote del profeta Maometto, secondogenito del quarto califfo ʿAlī ibn Abī Ṭālib e della figlia di Maometto, Fāṭima al-Zahrāʾ, trucidato con tutta la famiglia e il suo séguito a Kerbala, nel 680 d.C., per mano delle truppe Omayyadi, venne convertito dalla tradizione sciita in un paradigma, un esempio di sacrificio da imitare: chiunque voglia battersi per la costruzione di un ordine giusto, deve essere disposto a seguire l’esempio di al-Ḥusayn ed a sacrificare la propria vita. Il ritorno dell’Imam Mahdi non dovrebbe essere quindi atteso passivamente, ma in qualche modo facilitato attivamente, con la lotta ed il sacrificio di sé.

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