La pazienza fa tit-tac – Coscienza e Dovere

186
(a cura di Coscienza e Dovere)
Nel nostro percorso di FormAzione e di Rivoluzione, ci si è posta davanti forse una delle sfide più grandi cui siamo chiamati a combattere, una battaglia decisiva nella nostra Piccola Guerra Santa, ossia quella che combattiamo nel mondo che ci circonda: riportare, tradurre e vivificare la Tradizione nell’ambiente giovanile e scolastico di oggi. A molti, questo sembrerebbe impossibile. Abbiamo raccolto questa sfida sin da subito, capendo che sarebbe stata una grande palestra rivelatrice delle nostre latenti bestialità.
Tutti sappiamo quanto sia difficile riuscire ad organizzare la nostra settimana, sia in ambito scolastico che, soprattutto, in quello lavorativo. Specialmente al giorno d’oggi, in quest’epoca in cui tutto corre e ci sfugge dalle mani senza nemmeno accorgercene, che gira attorno alla vigliacca retorica dello scarica-barile – principio su cui si sono fondate le terribili e argillose basi delle nuove generazioni – spesso ci dimentichiamo anche del motivo per cui realmente combattiamo. 
Impegnati, dunque, a sbracciare e a lamentarci del vortice da cui siamo assorbiti, dimentichiamo con gran facilità la nostra più grande missione, il nostro più grande Dovere: la Trasmissione
Per parlare appunto del nostro più grande Dovere, non possiamo tralasciare i principali passaggi della nostra Testimonianza: incontrare, conoscere e “arruolare” ragazzi
Andando oltre la preparazione (necessaria) e le capacità di cui armarsi per incontrare un ragazzo che “simpatizza” per il nostro stile e la qualità dei nostri contenuti, è bene riportare quanto sia fondamentale per la crescita di ogni militante, che sia realmente tale, armarsi ancor prima dell’antico detto per il quale ”la pazienza è la virtù dei forti”.
Perché?
Come dicevamo prima, sempre di più constatiamo amaramente quanto la società non solo non riesce a dare alcuna importanza alla fedeltà verso la parola data ma, anzi, abbia fatto di questa grave mancanza uno stile di vita. E così, i ragazzi, impegnati fra una story di Instagram e una partita alla Playstation, annegano nelle giustificazioni per le loro pigrizie, lasciando sempre di più spazio a quel grosso e grasso “avvocato”, pronto a difenderci in qualsiasi momento, che si nasconde dentro ognuno di noi. 
Ebbene non c’è da stupirsi se dopo decine di euro e ore di viaggi per girare la regione, dopo aver rinunciato ad andare in palestra, a stare con la propria fidanzata e aver studiato tutto il giorno precedente per tenersi maggiormente liberi il giorno del “fatidico” incontro, i ragazzi si “disimpegnano” a 10 minuti dall’ora concordata, con un messaggino su WhatsApp. E’ proprio in questo momento che ci troviamo a combattere con una delle nostre bestie la Grande Guerra Santa: la pressione sale, la rabbia fischia e la pazienza… è finita. E’ proprio qui che dobbiamo affrontare il nostro goffo orgoglio che, in un breve momento di debolezza, ci fa sentire “eroi” con tanto di peso delle medaglie, per qualche piccolo sacrificio che abbiamo fatto. E i suoi danni, se non notati diventano più grandi di quelli causati dalla semplice perdita di tempo verificatasi nella nostra militanza. Perché dobbiamo costantemente ricordarci che si tratta proprio di Militanza, per riaffermare qualcosa di più grande delle nostre stesse vite, e che vogliamo essere testimoni e costruttori anche nel “deserto”.
Sarebbe troppo facile questa lotta se tutti i ragazzi rispondessero alla loro coscienza, se tutti si prodigassero per riaffermare ideali di Verità e Giustizia o se tutti volessero diventare semplicemente degli uomini retti. 
Capiamo, quindi, che così non può essere e che serve allenare la nostra patientia, come 
attitudine all’ordine, all’equilibrio e alla consapevolezza dell’evento accadutoci come una prova, una sfida alla nostra scelta, al nostro tener fermo, alla nostra fedeltà. Una buca presa, una persona che lascia la lotta senza mai esserne stato veramente partecipe, un momento di maggiore difficoltà dove tutto si è oscurato, non farà finire la nostra lotta per la Tradizione. 
Trasformare la delusione in una lezione, il veleno in antidoto, ci permetterà di rialzarci e di tornare alla carica ancora più forti, preparati e capaci di trasmettere ancor più luce. 
A questo punto ci ricordiamo delle sagge parole di Arnaldo Mussolini nel discorso ”Coscienza e Dovere”: 
La nostra filosofia non deve essere quella del pessimismo, ma del sano ottimismo; deve superare questa vecchia antitesi nel binomio della volontà e dell’azione“.
E subito dopo, le nuvole nei nostri cuori e nelle nostre menti scompaiono, la serenità torna a regnare in noi e ci rendiamo per l’ennesima volta conto che “Vita est Militia super terram”.