Restare a casa. Ma per far cosa?

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(a cura del Cuib Femminile della Comunità Militante Raido)
Restare a casa. Per forza. Soli o in compagnia, con il marito, il figlio, la coinquilina o i genitori anziani, tanti i possibili contesti familiari e tanti i possibili scenari domestici. Tuttavia una costante è rappresentata da quei piccoli grandi gesti quotidiani che si susseguono incessantemente di giorno in giorno. Cucinare, fare il bucato, lavarsi, pettinarsi, mettere ordine, così come, per chi è in compagnia, starsi vicino, ascoltarsi, parlarsi. Potrebbero sembrare azioni prive di significato, eppure a ben vedere è in questi giorni che assumono il loro massimo valore, in quanto ciò che viene fatto all’interno delle nostre case in questi giorni di “prigionia”, persa ogni esternalizzazione del gesto, perso il voler mostrare e il continuo cercare motivazioni all’esterno, ogni azione assume un significato intrinseco. Non c’è esibizione, non c’è sfoggio, perché ogni attività inizia e si esaurisce all’interno della sfera della propria intimità. Ecco allora che il significato di ogni azione torna ad essere autentico, svincolato dai frutti.
Restiamo nudi con le nostre vere nature. Ci laviamo per amore del pulito e riassettiamo la casa per amore dell’ordine. Nessuno vedrà i nostri sforzi, al di fuori, al massimo, di qualche familiare. Chi è pigro abbraccerà stretto il divano, chi è più attivo inventerà attività casalinghe, ma nessuno potrà nascondersi da se stesso.
Un momento storico ma soprattutto personale, coincidente, ma non per coincidenza, con la Quaresima, in cui abbiamo l’opportunità di riscoprire chi siamo davvero o chi vogliamo diventare.