La riconosci? È la fine del mondo. Quella dei film.

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(a cura della Comunità Militante Raido)
Cronache dal Mondo della Salute.

L’automobile della Polizia della Salute attraversa lentamente le strade deserte di Medicina City. Tutti i suoi cittadini, nascosti nell’ombra delle proprie abitazioni, dalle cui finestre traspaiono le luci delle sirene, ascoltano, con terrore e apprensione crescenti, gli avvertimenti diffusi dall’altoparlante dell’autovettura. Una voce fredda e metallica recita il mantra quotidiano: «Per la sicurezza di tutti i cittadini, si raccomanda di non uscire di casa». La paura di un’epidemia si abbatte ormai da mesi – o forse da anni – su tutta la popolazione mondiale. La vita familiare e lavorativa prosegue grazie allo smart working e la smart family. La tecnologia, che ha fatto improvvisamente ingresso nelle case di tutti, permette di restare connessi con il resto del pianeta. Da quel giorno, in molti non hanno più visto di persona i propri genitori o, al più, hanno assistito via skype alla loro cremazione il giorno delle esequie. I cittadini del Mondo della Salute – così ormai si chiamano i suoi abitanti – sono tenuti a rispettare le prescrizioni che quotidianamente, in diretta streaming, il Presidente dell’Organizzazione Mondiale della Beata Sanità invia a tutto il pianeta per impedire il diffondersi o anche la rinascita del virus. Nacque quando, un giorno, dissero che ad un’epidemia mondiale si doveva dare una risposta mondiale. Nessuno ricorda più con esattezza quando ciò sia accaduto. Nel frattempo, il Ministro della Speranza controlla quotidianamente gli spostamenti dei cittadini del Mondo attraverso le cellule telefoniche alle quali siamo tenuti ad essere agganciati costantemente. Da tempo però, nelle carceri, i detenuti si ribellano e ovunque, giornalmente, scoppiano focolai di rivolta. L’Esercito della Salvezza è agli angoli di tutte le strade. Si tratta di rivolte presto sedate, dice la Tele-Verità nel corso del programma “Stiamo tutti bene”, trasmesso a reti unificate tutte le sere. Ogni tanto si parla di assalti ai supermercati, morti per strada e saccheggi; banche e farmacie assalite, un giorno sì e l’altro pure. Per fortuna c’è l’attivazione automatica degli smartphone per i bollettini della morte e le breaking news dalla Protezione della Salute a distrarci: anche oggi il Presidente ha un messaggio per il Mondo che tutti attendono con ansia per ricevere rassicurazioni. C’è tanta confusione in giro ma ognuno di noi, per il bene della Salute del Mondo (o per il bene del Mondo della Salute, la sostanza non cambia…), resta chiuso in casa. Facciamo la nostra parte! Ma, nonostante tutto, ogni giorno cresce lentamente il panico e il terrore pervade nell’intimo la vita di tutti noi.

La riconosci?
Non sembra la trama di un film distopico di Hollywood, come questo ironicamente appena immaginato, quello che stiamo vivendo in questi giorni e a cui lentamente sembra che stiamo andando incontro? Una di quelle pellicole apocalittiche a cui il cinema ci ha lentamente abituato? In questi tempi ultimi, non è da considerare un caso che gli Occidentali si siano mostrati così tanto ossessionati dall’idea della «fine del mondo». Le «stravaganze» a cui il cinema apocalittico di Hollywood ci ha educato sono decisamente superiori, anche se per certi aspetti molto simili, a quelle fobie che l’uomo moderno ha trasformato in immagini terrifiche in concomitanza di altre catastrofi epidemiche vissute nel corso dei secoli. Stavolta, però, in molti stanno riconoscendo le immagini e le parole che, per decenni, abbiamo visto trasmesse sui nostri schermi, nei tempi del ‘benessere’, della ‘pace’ e della ‘salute’, stravaccati sul divano in pantofole o al cinema a sgranocchiare popcorn. Ora, l’eccitazione di essere i protagonisti di quel film è tanta quanto lo sono la paura e il terrore che quelle immagini hanno alimentato nel nostro subconscio per anni. Ora che quelle visioni le riconosciamo, ora che in quelle scene ci rivediamo, la paura irrazionale e il terrore più instabile riemergono violentemente da sotto la cenere dove, per anni, sono stati tenuti vivi. Qualcuno – che di terrorismo e terrore si è cibato avidamente negli ultimi decenni – tenterà di trarne l’alimento che lo rende vivo. Dio ne sa di più. A noi resta il compito e il dovere di non assecondare gli stati di panico para-infernali che l’Avversario intende sollecitare: prepariamoci ad affrontare col giusto spirito, soprattutto grazie agli orientamenti della dottrina tradizionale, il «disordine» dell’età oscura, a coglierne con lucidità «i segni dei tempi» e, con il dovuto distacco, a distinguere i «terrori immaginari» dai «pericoli reali», andando incontro alla «fine di un mondo» che non è né sarà mai il nostro.
Terrori immagini e pericoli reali 
«Tutte queste manifestazioni» e rappresentazioni della «fine del mondo» tipiche «dell’epoca nostra» non hanno fatto altro che aggravare lo stesso disordine del mondo moderno «in misura tutt’altro che trascurabile», affermava René Guénon. Infatti, questa «preoccupazione» per la «fine del mondo» è strettamente connessa al disordine in cui versa il mondo moderno da secoli, o meglio millenni, ma ancor di più è legata allo «stato generale di disagio in cui si vive» oggigiorno: «il presentimento oscuro di qualcosa che effettivamente sta per finire, agendo senza controllo su certe immaginazioni, vi produce in via del tutto naturale delle concezioni disordinate e spesso crassamente materialistiche le quali, a loro volta, si traducono esteriormente nelle stravaganze» di hollywoodiana memoria. Si deve ammettere – sempre con Guénon – che coloro i quali, seppur confusamente, hanno dato mostra di avvertire «la fine imminente di qualcosa di cui non sanno definire con esattezza la natura e la portata», hanno comunque una «percezione assai reale, benché vaga e soggetta a false interpretazioni o a deformazioni immaginative»[1] di quello che dovrà, presto o tardi, più o meno accadere. Si tratta, infatti, di confondere la «fine di un mondo» con la «fine del mondo», così intesa proprio da coloro i quali non vedono nient’altro oltre i limiti della civiltà Occidentale, «errore di prospettiva certo pienamente scusabile, ma che nondimeno conduce a conseguenze spiacevoli per gli eccessivi ed ingiustificabili terrori che ingenera in chi non sia sufficientemente distaccato dall’esistenza terrestre». Sono costoro – si tratta di una maggioranza che è ormai quasi generalità – a ritenere che nulla possa esistere al di là di questo mondo ed è quindi «soprattutto per loro che la sua fine dev’essere realmente la fine del mondo»[2], e non di un mondo, del loro mondo: il mondo occidentale. Infatti, quello che gli Occidentali non voglio vedere è che «la causa principale dei pericoli che li minacciano risiede nel carattere stesso della civiltà europea: tutto ciò che poggia solo sull’ordine materiale» non può che «avere un successo transitorio; il cambiamento, che è la legge di questa sfera essenzialmente instabile, può avere le peggiori conseguenze sotto tutti gli aspetti, e con una rapidità tanto più fulminea quanto più grande è la velocità raggiunta: l’eccesso del progresso materiale corre il grosso rischio di sfociare in un cataclisma». Non ci vuole così tanta immaginazione «per raffigurarsi l’eventualità che l’Occidente finisca per autodistruggersi o in una guerra gigantesca» o «per gli effetti imprevisti di qualche prodotto che, manipolato in modo maldestro, sarebbe in grado di far saltare in aria non una fabbrica o una città, ma un intero continente»[3]. Il vero pericolo è il progresso materialista che in nome del benessere e del vitalismo ha rifiutato di fare i conti con la morte, la sofferenza e il divenire. L’Occidente ha inscenato una squallida parodia dell’Essere, imitando goffamente un’immutabilità che non le sarà mai possibile raggiungere realmente, perché fondata sul contingente e il relativo e non sull’assoluto e l’universale. E ora che sente la terra crollargli sotto i piedi, ha paura di perdere l’unico mondo in cui ha sinora creduto e teme – terrorizzato – la fine del suo mondo.
[1] R. Guénon (Ignitus), Orientamenti: fine di un mondo, in Diorama filosofico 10 maggio 1935, ora in Precisazioni necessarie, Padova 1988 (Edizioni di Ar), pp. 83 e ss.
[2] R. Guénon, La fine di un mondo¸ in Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Milano 2009 (Gli Adelphi; Paris 1945), pp. 267 e ss.
[3] R. Guénon, Terrori immaginari e pericoli reali, in Oriente e Occidente, Milano 2016 (Gli Adelphi; Paris 19482), pp. 112 e ss.