RigenerAzione Evola | Speciale Coronavirus (I parte)

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Vi annunciamo fin d’ora che anche RigenerAzione Evola parteciperà con piacere all’iniziativa promossa dalla nostra Redazione Anti-Virus: web-tv contro l’epidemia di disinformazione, una web-tv nata con lo scopo preciso, in questo periodo di bombardamento mediatico ulteriormente aggravato dall’emergenza in corso, “di disinfestare le menti dai tanti, troppi ‘virus’ che già sono diffusi e radicati nella nostra epoca“. RigenerAzione Evola, in particolare, parteciperà ad una puntata di Anti-Virus web tv con un’intervista, che sarà visibile sui nostri canali il giorno 2 Aprile.

A cura della Redazione di RigenerAzione Evola

In tempi di restrizioni e quarantene a causa dell’emergenza sanitaria per il Coronavirus Covid-19, anche la Redazione di RigenerAzione Evola non può esimersi da qualche considerazione, che svilupperemo in due puntate a partire da oggi. Giusto in questo periodo ci stavamo occupando, con diversi articoli di Julius Evola, della psiche umana, dei suoi mutamenti e manipolazioni, a latere di altri articoli sugli effetti della tecnica e della modernità sulla vita e sulle capacità cognitive dell’uomo.

(immagine tratta liberamente e modificata da pixabay.com – free simplified pixabay license; author: rottonara)

Come e perché il virus si sia manifestato e diffuso, dapprima in Cina e poi gradualmente e pandemicamente nel resto del mondo, con strane e particolari incidenze in alcuni paesi (vedi Iran e Italia), è argomento che troppo ci porterebbe lontano, anche perché, in tali casi, si fa presto a cadere in degenerazioni iper-complottistiche che rischiano, notoriamente, di fare il gioco di chi realmente dietro le quinte tira i fili delle sorti dell’umanità.

Tuttavia, delle riflessioni vanno fatte anche in tal senso, perché con riferimento a questa incredibile vicenda, che nel giro di poche settimane ha portato a stravolgere come mai era accaduto prima le nostre vite, ogni possibile ricostruzione causale è plausibile.

Si può trattare di un virus creato artificialmente in laboratorio (come notoriamente viene fatto in tanti paesi), mutando altri Coronavirus, e poi accidentalmente uscito dal controllo delle autorità cinesi; oppure, di un virus volutamente fatto circolare in Cina ed in altri paesi da intelligence straniere, con lo scopo poi di generare effettivamente una pandemia più o meno “controllata” (come da accuse rivolte non solo dalle autorità cinesi, ma anche dalla Russia), utilizzando come mezzo di infiltrazione l’OMS, che ha accesso nel noto laboratorio di studi sui virus letali BSL livello 4 di Wuhan (una sorta di “enclave” medico-scientifica occidentale in territorio cinese), o un evento internazionale, quale ad esempio i Military World Games, tenutisi proprio a Wuhan nell’ottobre 2019; il che non escluderebbe affatto, si badi bene, il sacrificio di vittime anche nello stesso paese “mandante”, come avvenuto tante volte in passato. Infine, potrebbe trattarsi di una semplice casualità, di un fenomeno “spontaneo” di sviluppo e di diffusione di un virus in forma epidemica e poi pandemica, come avvenuto tante altre volte nella storia dell’umanità (salvo poi capire, in ogni caso, quanto di spontaneo e di non indotto ci sia stato in tutte o in alcune di queste vicende).

Sta di fatto che, al momento, l’emergenza sanitaria ha reso necessarie ed inevitabili delle limitazioni delle libertà personali, ed ha reso tutti i cittadini esposti da una parte ad un forzato stop dei ritmi e delle modalità di vita “ordinarie”, cui l’uomo moderno è ormai abituato fin dalla nascita, con conseguente forzata segregazione in casa, e, dall’altra, ad un bombardamento di informazioni e di input da parte dei media, capace di alimentare paure e tensioni, che facilmente possono ingenerare, soprattutto nei soggetti più predisposti, isterismi, nevrosi e comportamenti compulsivi e ossessivi. Andiamo con ordine.

Le nevrosi dell’uomo moderno. Una fragilità psichica che può ora esplodere.

L’uomo contemporaneo è sostanzialmente ridotto, come ben sappiamo, ad un automa da H24, che vive per lavorare: uno schiavo che si illude di essere libero, ma che in realtà è dipendente e drogato da tutto ciò che la way of life d’importazione gli ha propinato (lavoro, pay-tv, social, ecc.). Ebbene, in questo periodo di emergenza sanitaria, questo tipo di uomo si trova a rallentare bruscamente i propri ritmi, a fermarsi, a stare in casa, ad essere solo con sé stesso e con i propri familiari, a convivere col silenzio e con l’introspezione: e tutto ciò lo rende inquieto, terrorizzato. Il cd. home working, che faremmo meglio a chiamare lavoro a casa, può attenuare tale disagio. Come dire: anziché drogarmi fuori casa, lo faccio fra le quattro mura domestiche. Quante volte in questi giorni sentiamo dire: “E adesso cosa faccio adesso a casa?”, “Oh Dio, non sono abituato/a a stare sempre appiccicato a mia moglie/marito, o ai miei figli … come farò?”, “Come ci sopporteremo a vicenda?”, e via dicendo.

(immagine tratta liberamente da pixabay.com – free simplified pixabay license; author: pixel2013)

Ne esce l’orripilante quadretto di un uomo e di una donna totalmente privi di stabilità e di forza interiore, afflitti da quell’horror vacui in salsa moderna, dalla paura di quel “vuoto” che non sanno come  riempire, quando sia tolto loro il lavoro, i riempitivi di quel poco di tempo che rimane, e quel caos, quel “rumore” quotidiano che solo a parole li infastidisce, ma che in realtà impedisce loro di guardarsi dentro, di pensare, di essere.

Un uomo ed una donna che inorridiscono solo all’idea di stare insieme ai propri familiari. Problemi, incomprensioni, nevrosi tenute sotto il tappeto, possono ora esplodere in tutto il loro fragore fra le quattro mura domestiche, che divengono un’insospettabile prigione, che svela cosa si nasconde dietro l’ipocrisia di matrimoni, convivenze o figliolanze ridotti a mere convenzioni o doveri borghesi, a consuetudini senza più un’essenza reale, che intanto possono reggere, in quanto ognuno possa starsene più tempo possibile per i fatti propri. Sarà un caso, ma in Cina, alla riapertura degli sportelli pubblici, c’è stato un aumento esponenziale delle richieste di divorzio, e, addirittura, in Italia, alcuni avvocati matrimonialisti hanno dichiarato di aver già ricevuto molte telefonate di uomini e donne che prospettano crisi matrimoniali in atto. Non mancano, peraltro, segnalazioni di incrementi di casi di liti e violenze in famiglia e, più in generale, all’interno dei condomìni.

Evola ha più volte descritto i tratti dell’uomo decaduto di quest’epoca, definendolo mercuriale, sfuggente, o obliquo, insofferente per ogni disciplina interna, labile, evasivo, inaffidabile, finanche scorretto e menzognero quando serve, moralmente anestetizzato, insofferente alla stabilità in qualunque contesto, fino all’isteria.

Un uomo segnato e provato dai ritmi ossessivi della vita odierna, dalla tecnica e dalla modernità, che alimentano ed aggravano un’instabilità psicologica che genera caratteri che di frequente ritroviamo oggi, come osservava Evola, quali la menomazione delle facoltà mnemoniche, la difficoltà di concentrarsi, spesso perfino di seguire un ragionamento serrato e stringente, la distrazione, il pensare a balzi, un abbassamento generale del livello intellettivo e delle capacità cognitive. “Effetti di una parziale disgregazione che, dal piano dei principii e del carattere, son passati a ripercuotersi perfino in quello delle facoltà in se stesse”, scriveva Evola.

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Un uomo privato della propria dimensione spirituale, un senza-Dio abbandonato a sé stesso, divenuto un fantoccio in balìa delle correnti del proprio inconscio, totalmente privo di reali capacità introspettive e, quindi, inconsapevole dei cambiamenti nella propria polarità psichica, delle proprie ossessioni, pulsioni, dipendenze, che, dinnanzi ad un’emergenza come quella che stiamo vivendo, costretto ad una reclusione forzata in casa e privato della propria quotidianità, non ha una sfera interiore forte su cui appoggiarsi, non ha una forza spirituale in grado di guidarlo ed orientarlo. E così, tutte le fragilità vengono a  galla, tutte le nevrosi si manifestano quasi come démoni in grado di assumere sembianze tangibili, ed il crash psicologico è dietro l’angolo.

E’ facile capire come questa tipologia di umanità possa essere facilmente manipolata e orientata da input esterni, dalla potenza dei media, da mode e comportamenti indotti, anche attraverso tecniche di influenza subliminale e di suggestione di massa: ne abbiamo parlato proprio poco tempo fa, trattando proprio con Evola delle manipolazioni delle coscienze quale fronte della guerra occulta, presentando il convegno “Armi di distrazione di massa – La manipolazione dell’informazione e delle menti al tempo dei social network, tenutosi a Roma lo scorso 22 febbraio.

Ebbene, perduto il suo “padrone” quotidiano, di cui tanto si lamenta, ma di cui alla fine mostra di essere dipendente, non solo in senso laburistico, ma in soprattutto in senso psicologico, l’uomo obliquo, insofferente e stremato, non solo scopre il proprio vuoto esistenziale in uno stato di sospensione forzata della quotidianità, ma può divenire ancor più recettivo del solito (perché inconsciamente assetato di nuove dipendenze) di fronte alle sollecitazioni che arrivano in uno scenario apocalittico come quello attuale, finendo potenzialmente per accettare, quasi senza accorgersene, di divenire schiavo di un sistema ancor più perverso dell’attuale.

Una pandemia come occasione per resettare un mondo? La “profezia” di J. Attali.

Intendiamoci: le misure restrittive attuali sono comunque necessarie ed inevitabili in una condizione di emergenza sanitaria internazionale quale quella odierna (dinnanzi alla quale in Italia, probabilmente, si è troppo tentennato nella fase iniziale, sempre per paura di essere troppo repressivi e quindi poco “democratici”, o di essere troppo razzisti), senza voler entrare nel merito delle caratteristiche di questo contagio e di questo virus, su cui le certezze rimangono poche, anche per l’oggettiva disparirà di vedute su molti punti tra esperti del settore, virologi, infettivologi in primis, per lo più dovuta all’originalità di questo virus (e ci auguriamo solo per questo motivo).

Ma il punto è che una situazione di emergenza come questa, spontanea o indotta che sia, può essere facilmente sfruttata affinché le misure restrittive, i contingentamenti ed i mutamenti socio-economici in atto, lo stato di panico e di allarme diffuso (che sta generando, tra l’altro, un gigantesco aggregato psichico di massa dagli imprevedibili effetti su un piano sottile), siano il volano per instaurare impercettibilmente e gradualmente un modello di società intriso di una post-modernità ancor più estrema di quella attuale, in cui, accanto alla figura del nuovo uomo ibrido, privo di identità (sessuale, etnica, sociale, ecc.) e di stabilità interiore, si potrebbe far strada un nuovo modello di ordine mondiale.

(immagine tratta liberamente e senza modifiche da pixabay.com (free simplified pixabay license; author: 8385 – Reimund Bertrams)

Gianluca Marletta, con un efficace lessico, ha parlato al riguardo di un effetto di “resettaggio del sistema economico-sociale mondiale: come un computer colpito da un virus viene spento, resettato e riprogrammato, così questa pandemia potrebbe essere, di fatto, l’occasione per azzerare le forme attuali di questa società in avanzato stato di decadenza, e quindi sostituirle con nuove forme, sia un piano materiale che neo-spiritualistico, come vedremo nella prossima puntata.

Non nascondiamoci: non è preventivabile se e quando si potrà gradualmente uscire dall’emergenza sanitaria. Troppi i paesi coinvolti, troppo diverse le politiche seguite e le relative tempistiche, nell’assenza vergognosa di un protocollo comune dell’UE (tra l’altro la linea dell’ “immunità di gregge”, che richiama alla mente neppure troppo velatamente scenari maltusiani, prima proclamata e poi frettolosamente abbandonata da Boris Johnson nel Regno Unito, sembra invece essere stata scelta dal premier Rutte per l’Olanda); quando e come sarà possibile allentare le misure restrittive nei paesi? Dopo aver raggiunto il famoso picco dei contagi (che, peraltro, sarà inevitabilmente toccato in momenti diversi a seconda delle aree geografiche e delle politiche di contenimento seguite nel tempo, con differenti andamenti delle curve dei contagi, come dimostrato anche dai diagrammi della celebre pandemia della spagnola)? Il rischio, evidentemente, sarebbe quello di stimolare la ripresa di nuovi focolai o di far impennare di nuovo le curve dei contagi, essendo comunque il virus sempre presente ancorché in fase discendente, sia per comportamenti interni ai paesi (spostamenti compresi) che per eventuali movimenti di persone tra nazioni e continenti (si pensi già ai casi di contagiati “di ritorno” in Cina ed in Corea del Sud).

Solo eventualmente l’arrivo del caldo (sul cui effetto reale non c’è però certezza, e che comunque sopravviene in modo diverso nei vari paesi) e, soprattutto, la scoperta di un vaccino (per il quale i tempi sono ovviamente lunghi) potrebbero essere un’arma decisiva.

In ogni caso, lo scenario economico sarà stravolto, ci sarà una recessione ed una crisi di dimensioni epocali, con ricadute sociali inimmaginabili. Ed i risvolti sull’essere umano potrebbero essere altrettanto inimmaginabili. Ci sono dunque le basi per azzerare tutto e riavviare un trasfigurato, pericolosissimo, “nuovo” mondo (quel brave new world di huxleyana memoria)?

Jacques Attali (immagine sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic, autore ActuaLitté, file estratto da: Jacques Attali – Prix Bristol des Lumières 2015 (23808823675).jpg)

Ciò potrà avvenire o meno, potrà essere tentato o meno da chi di dovere, ma è una possibilità. In questi giorni su Internet, da più parti, è stato riproposto un risalente ma assai significativo articolo di Jacques Attali, il celebre economista, saggista e banchiere, già consigliere speciale di Francois Mitterand.

Il 3 maggio 2009, nella rubrica da lui all’epoca tenuta per la rivista L’Express, Attali scrisse, con riferimento al virus della SARS, che la potenziale pandemia di quel periodo avrebbe potuto scatenare una paura rientrante nella categoria delle “paure strutturanti” (peurs structurantes”), quelle che, per Attali, fanno “evolvere” l’umanità, costituendo così l’occasione, “molto più rapidamente di quanto avrebbe permesso la sola ragione economica” (“beaucoup plus vite que ne l’aurait permis la seule raison économique”), “di mettere le basi di un vero governo mondiale” (“mettre en place les bases d’un véritable gouvernement mondial”) . Ecco il testo esatto dell’articolo dell’epoca, che merita di essere letto:

“La storia ci insegna che l’umanità evolve significativamente soltanto quando ha realmente paura: allora essa inizialmente sviluppa meccanismi di difesa; a volte intollerabili (dei capri espiatori e dei totalitarismi); a volte inutili (della distrazione); a volte efficaci (delle terapeutiche, che allontanano se necessario tutti i principi morali precedenti). Poi, una volta passata la crisi, trasforma questi meccanismi per renderli compatibili con la libertà individuale ed iscriverli in una politica di salute democratica.”

“La pandemia che sta iniziando potrebbe far scatenare una di queste paure strutturanti”, poiché essa farà emergere, “meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato.”

“E, anche se, come bisogna ovviamente sperare, questa crisi non sarà molto grave, non bisogna dimenticare, come per la crisi economica, di impararne la lezione, affinché prima della prossima crisi – inevitabile – si mettano in atto meccanismi di prevenzione e di controllo, come anche processi logistici di un’equa distribuzione di medicine e di vaccini. Si dovrà per questo, organizzare: una polizia mondiale, un sistema mondiale di stoccaggio (delle risorse) e quindi una fiscalità mondiale. Si arriverebbe allora, molto più rapidamente di quanto avrebbe permesso la sola ragione economica, a mettere le basi di un vero governo mondiale.”

“È del resto con la creazione dell’ospedale che è cominciata in Francia, al XVII secolo, la realizzazione di un vero e proprio Stato”.

Oggi Attali, sul suo sito personale (attali.com), a proposito del Coronavirus, scrive, com’era facile aspettarsi, ben altro, assumendo toni umanistico-sentimentali da filantropo cittadino del mondo che, se possibile, risultano ancor più ipocritamente pericolosi di quelli azzardati all’epoca, che non erano chiaramente ripresentabili oggi; toni che possono essere uno specchietto per le allodole per molti, ma non per tutti: “La pandemia darà la possibilità di comprendere che ciò che conta è il tempo che viviamo” (“La pandémie permettra peut-être de comprendre que seul vaut le temps”), “ciò ci insegnerà a prendere sul serio la sola cosa al mondo che è veramente rara, che ha veramente un valore: il tempo, il tempo ben vissuto. Quello della nostra vita quotidiana, che non si deve più perdere in attività futili” (“cela nous apprendra à prendre au sérieux la seule chose dans le monde qui est vraiment rare, qui a vraiment de la valeur: le temps. Le bon temps. Celui de notre vie quotidienne, qu’on ne doit plus perdre dans des activités futiles”).

Fantascienza? Complottismi? Può darsi, oppure no, vedremo. Quel che è certo, è che quella guerra occulta che deve orientare in chiave regressiva e sovversiva il corso della storia, di cui Evola ci ha più volte parlato, ed a cui abbiamo fatto riferimento a proposito dell’articolo sulla manipolazione delle coscienze, è una realtà, e non un fantasia, e che le tecniche di suggestione e di manipolazione di massa, che utilizzano gli strumenti della psicanalisi e della psicologia del profondo per orientare e condizionare i comportamenti, vi rientrano a pieno titolo.

L’elemento psichico e l’inconscio giocano un ruolo fondamentale in questa guerra sotterranea proprio dal lato passivo, cioè dal punto di vista dei soggetti che diventano strumenti operativi più o meno inconsapevoli al servizio delle forze della sovversione, oltre, ovviamente, alla conseguente passività delle masse e dei popoli che vivono le epoche e le vicende storiche così indirizzate, inconsapevolmente ingannati e plagiati. Evola scrisse infatti, con riferimento alla guerra occulta: “di inconscio si può parlare nei soli riguardi di coloro che, secondo la concezione tridimensionale degli avvenimenti, ci appaiono più come gli oggetti che non come i soggetti della storia”.

Vedremo dunque cosa accadrà, vedremo se l’occasione (ripetiamo, indotta o meno che sia stata) di una pandemia che sta prendendo forma a livello internazionale, potrà essere sfruttata affinché i meccanismi di difesa generati dalla paura siano resi in qualche modo strutturali, iscrivendoli “in una politica di salute democratica”, come scrisse Attali, rimodulando le libertà personali alla luce di questa trasformazione; vedremo se arriveremo a concepire le forme mondializzate invocate da Attali, più o meno palesi ma magari surrettiziamente elaborate, di “polizia, di stoccaggio delle risorse e di fiscalità”, che gettino le basi per il famigerato “governo mondiale”.

L’immagine in evidenza è tratta liberamente e senza modifiche da pixabay.com (free simplified pixabay license; author: Padrinan).